La fiducia di Dio – XXXIII del T.O.

Anche Dio crede, anche Dio si fida. Crede che l’uomo sia all’altezza dei suoi doni e perciò non cessa di coinvolgerlo partecipandogli i beni più cari. Sin dall’inizio e fino alla fine.

Io, tu, noi tutti, voluti sin dall’eternità per un credito di fiducia dato in anticipo, ancor prima che fossimo in grado di misurarci con un tema morale. La fiducia, si sa, di solito la si merita: non così con Dio che gioca d’anticipo.

Desiderio di Dio è che davvero l’uomo “abbia la vita e l’abbia in abbondanza”.

Desiderio di Dio è vedere l’uomo partecipare della sua stessa gioia: “prendi parte alla gioia”.

Desiderio di Dio è che il tempo a noi offerto sia occasione per operare laboriosamente e con accortezza.

Desiderio di Dio è che si diventi capace di reggere persino la sua assenza scrutando fatti ed eventi cosi da non soccombere sotto il peso del quotidiano.

Desiderio di Dio è far sì che non solo si diventi possessori dei doni partecipati ma che, per la fedeltà e l’intraprendenza dimostrate, li si veda addirittura raddoppiare tanto da essere ammessi alla gioia stessa del Signore.

La vita, ancor prima che i doni di cui essa è corredata, rappresenta l’opportunità offerta a ciascuno di noi per accogliere o meno la fiducia accordata.

Per noi cristiani, poi, l’essere discepoli del Signore, ossia prolungamento della sua presenza “secondo le capacità di ciascuno”. Pensiamo per un attimo a quella lunga teoria di cui parla il libro dell’Apocalisse e di cui si dice che seguono l’Agnello ovunque vada. Quanti uomini e donne sono stati degni della fiducia riposta in loro da parte di Dio! “Hanno lavato le loro vesti rendendole candide con il sangue dell’Agnello”. Quanti uomini e donne hanno saputo “rendere ragione della speranza che era in loro”! Se ancora possiamo credere e sperare in questa vita non è grazie all’impegno di tanti che hanno saputo mettere in gioco se stessi onorando così il debito che avevano con il Signore?

Cosa sarebbe di me senza la fiducia di chi mi ha generato alla vita? Cosa sarebbe stato della mia vocazione senza fratelli e sorelle che l’hanno sostenuta, promossa, custodita e accompagnata per pura gratuità? Cosa sarebbe di noi senza l’economia sommersa della grazia? Se ancora la vita non conosce arresti, oltre che per la magnanimità e misericordia del Signore, non lo è anche per i tanti che ne favoriscono con impegno il fluire preparando anche per altri percorsi di senso?

Eppure, “non di tutti è la fede” (2Ts 3,2): non tutti, infatti, riescono a fidarsi di qualcuno. Qualcuno, soprattutto allorquando la posta in gioco è notevole, preferisce tutelarsi trincerandosi nella mera osservanza della legge. Come dargli torto? Si era deresponsabilizzati rispetto alla legge quando si custodiva seppellendo la ricchezza ricevuta. E, tuttavia, seppellire ciò che ci è partecipato significa seppellire se stessi. Non basta stare nella vita osservando una norma che ti tutela ma non ti coinvolge.

Poco o tanto ci muoviamo tutti ancora tra il sospetto di Adamo che vede Dio come un rivale, un usurpatore e la gelosia di Caino che vede Abele come colui che per la sua sola presenza gli toglie qualcosa. Il rancore nei confronti di Dio e l’invidia per quello che è partecipato ad altri, finisce per non farci apprezzare ciò che è stato partecipato a noi secondo le nostre capacità.

Cosa non fa la paura? A volte essa è reale, è generata, cioè, da qualcosa che effettivamente incute terrore. Altre volte essa radica in una immagine distorta delle cose e, forse, è quella più difficile da sconfiggere perché paralizza ogni ambito: essa, infatti, può tenerci in uno stato infantile, può rovinare relazioni, può mandare all’aria progetti, far smarrire il senso dell’essere al mondo, può pregiudicare il rapporto con Dio. Finisce col proiettare su altri quello che di fatto ci rode dentro.

Si può ricevere fiducia e non saperla utilizzare appieno solo per paura.

Ma come si fa ad avere paura di un Dio che non ha certo risparmiato mentre ci consegnava il mondo intero con poche istruzioni di accompagnamento per non correre il rischio di vedersi sfuggire tutto dalle mani? Come si fa ad aver paura di chi invece ha fiducia in te e nelle tue capacità?

Se non dovessimo riuscire ad essere fedeli e intraprendenti, che almeno possiamo essere riconoscenti.

 

 

 

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