A che ora preparare il cuore – XXXII del T.O.

Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore” (Piccolo Principe).

Eh sì, proprio come la volpe redarguisce il piccolo principe, anche noi fatichiamo a stare a contatto con il ritardo e quasi quasi vorremmo rimproverare il Signore per i suoi ritardi conclamati. Va bene aspettare il quarto d’ora accademico ma non oltre: meglio non esagerare. Quando è troppo, è troppo: fissato un orario sarà bene onorarlo, così ci si mette l’animo in pace.

La volpe, non a caso, fa notare al ragazzo: “Se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore”. Della serie: dimmi a che ora vieni e io per quell’ora mi faccio trovare. Per essa era già un peso dover attendere un’ora. Chissà, invece, quanto avrà tardato lo sposo del vangelo rispetto all’orario fissato se – stando a quel che racconta Mt – le dieci ragazze si assopirono tutte, neppure una fu in grado di vegliare! Deve essere stata davvero estenuante quell’attesa. E perché mai tutto quel ritardo?

Viene per tutti la notte e il sonno conseguente: è il sonno di una fatica psichica o spirituale, il sonno di un momento di prova o quello di una malattia. Pesa restare svegli e, perciò, a tutti può accadere di addormentarsi. Il problema, infatti, non è il sonno in sé ma la capacità di affrontare la nuova situazione, quella di destarsi per andare incontro allo sposo. E questo nessuno può farlo al posto nostro: se non c’è una fede sufficiente, la lampada rischia di spegnersi. Ci sono situazioni che più di altre manifestano il nostro bagaglio interiore: in quelle, guai a voler improvvisare o a pretendere che qualcuno ci impresti la sua capacità di destreggiarsi.

Quanto pesano, infatti, certi ritardi, soprattutto da parte di Dio! Di solito li leggiamo come il segno del suo disinteresse nei nostri confronti. Se solo si lasciasse trovare là dove noi vorremmo e quando noi vorremmo! Uno così sarebbe davvero il Dio che corrisponde al nostro desiderio perché corrisponde al nostro bisogno.

Eppure, la stessa realtà può essere letta anche da un altro versante. Quello che noi leggiamo come ritardo da parte di Dio, egli lo legge come incapacità di attendere e, perciò, di tenere vivo il desiderio dell’incontro e di saperci sintonizzare con i suoi tempi la cui pienezza a noi sfugge. Nella pienezza dei tempi solo Maria fu trovata pronta ad accogliere con stupore e disponibilità il ritardo di un Dio che per secoli era stato implorato.

Il ritardo di Dio non è mai da leggere come disinteresse o disattenzione: proprio il suo ritardo è un diverso modo di manifestare il suo amore. Anzi, è proprio il modo per verificare la tenuta del nostro amore. La volpe avrebbe voluto sapere l’ora esatta per cominciare a preparare il cuore, il ritardo dello sposo, invece, è lì a ricordare che il cuore deve essere sempre pronto: infatti, solo chi ama attende e vive ogni attimo come se fosse quello dell’incontro. Già lo pregusta mentre lo attende e, come direbbe 2Pt, addirittura lo affretta. Chi ama, quale altro desiderio può avere se non di essere con l’amato? Se il desiderio è vivo, l’esistenza non sarà mai un’esistenza spenta.

Fatti come siamo per il compimento e per l’abbraccio finale con il Signore, la vita, la nostra vita potrebbe essere equiparata a una perenne attesa di quell’incontro. Noi viviamo di attese e gli obiettivi che raggiungiamo o meno, gli incontri che realizziamo o non riconosciamo, gli appuntamenti che viviamo o che disattendiamo, altro non sono che le prove generali di quel compimento definitivo.

A quel momento ultimo si arriva preparati solo nella misura in cui non ci saremo accontentanti del “quanto basta” ma del “di più”: ci sono momenti nella vita dove il quanto basta non è sufficiente, bisogna entrare nella prospettiva dell’eccesso, che è proprio ciò che permette di fronteggiare gli eventuali ritardi. Puoi forse affrontare con il quanto basta un momento di crisi, di fatica? Soccomberesti di certo.

Certi ritardi, certe lentezze si affrontano solo attingendo alla riserva di scorta che avrai avuto cura di alimentare “alzandoti di buon mattino”, ossia mettendo da parte le primizie di cui Dio ci fa dono riconoscendo che ogni giorno egli dispensa non già il necessario ma il di più della grazia.

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