Il preludio e l’esecuzione – Commemorazione dei fedeli defunti

pianoforteTorna l’annuale appuntamento della commemorazione dei nostri cari defunti. Ciascuno ha i suoi modi per ricordarli: una visita al cimitero, un fiore, un cero, una preghiera, una lacrima, il riandare con la memoria ai momenti condivisi con chi non è più tra noi fisicamente. Ma è proprio vero che non sono più? E quello che stiamo vivendo è davvero solo un ricordo? Volti, nomi, persone sono soltanto un ricordo che di tanto in tanto riaffiora? Mio padre, mia sorella, mio cognato, Marco che è volato via meno di tre mesi fa a soli 18 anni, solo un ricordo? Non sono più: questo è il nostro modo per definire chi in un modo o in un altro ha contribuito a plasmare questa mia esistenza? Solo frutto di un cieco destino e di un caso fortuito?

È strano il nostro rapporto con la morte. Non c’è nulla di più certo nella nostra vita della morte. Nessuno sa tante cose della sua esistenza: non sappiamo a cosa siamo chiamati, non conosciamo se faremo una scelta o un’altra, ci sfugge che orientamento prenderà una nostra decisione. Sappiamo, però, che la morte è certa eppure sempre ci sorprende continuamente dal momento che ci trova sempre impreparati. Questo accade per le persone che amiamo quando, di fronte alla prospettiva della loro dipartita, patiamo destabilizzazione e angoscia, ma accade anche quando l’esito di un esame medico risulta positivo: restiamo sorpresi del fatto che si possa da un momento all’altro sciogliere le vele.

Di fronte a un mondo che vorrebbe evitare il pensiero di quest’unica cosa certa illudendoci che tale realtà non sia reale o comunque non ci riguardi, la Chiesa sente il bisogno di smettere le nostre parole di circostanza e farsi ascoltatrice di una Parola che è la sola a dare senso al vivere e al morire.

E che cosa ci annuncia questa Parola? Ci annuncia che quel bisogno insaziabile di vita che ci portiamo nel cuore è stato immesso dal Padre stesso che ci ha creato. Sì, è vero: questa vita non ci basta; per questo non c’è niente e nessuno che possa finalmente appagare questo bisogno. Creandoci e chiamandoci alla vita nuova con il Battesimo, ha messo in noi un germe di vita eterna che solo lui può saziare appieno. Uno che è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, può forse accontentarsi di qualcosa che non sia lui stesso? “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto fin quando non riposa in te”. La vita, quella vera, quella piena, la si può ottenere solo nella misura in cui conosciamo il Padre e il Figlio: “questa è la vita, conoscere te, o Padre, e colui che hai mandato”. Il Figlio è l’unico che ha parole di vita eterna: “da chi andremo, Signore? Tu solo…”. Nessun’altra parola è in grado di mantenere quello che promette.

E la sua Parola ci ricorda, altresì, che i nostri cari non sono solo un ricordo che si riattiva una volta l’anno o in qualche altra sparuta circostanza. Essi sono vivi in lui, anzi, sono più vivi di noi, perché godono della vita che non muore più: la morte non ha più alcun potere su di loro. Essi ci hanno preceduto. Sì, perché, nostra abitazione stabile non è questa terra (in questi giorni tornata ad essere così instabile per tanti fratelli); nostra abitazione eterna è il cielo. Siamo noi in ritardo rispetto a loro. Comprendiamo perché, Francesco d’Assisi, la sera del 3 ottobre 1226, sentendosi annunciare il sopraggiungere della morte, esclama: “Ben venga, sorella morte, ben venga”! quasi a voler affrettare il momento per entrare nel pieno possesso di quella casa che ciascuno di noi tanto desidera qui su questa terra.

No, i nostri cari non sono un ricordo ma presenze vive: semai siamo noi il loro ricordo. Siamo noi a chiedere a loro di ricordarsi di noi presso il Padre tenendo pronto quel posto che il Figlio è andato a prepararci.

È solo la luce che viene dal Vangelo a permetterci di vivere la morte non come una sorpresa ma come un incontro da attendere e preparare. Essa non è la fine ma un passaggio: non voler varcare la soglia della morte sarebbe come scegliere di non uscire dal grembo materno solo perché abbiamo paura dell’eventuale travaglio che ci fa passare da uno stato ad un altro.

Quello che viviamo su questa terra è come un preludio di quello che vorremo vivere per sempre: per questo nulla è indifferente, nulla è banale. Qui dettiamo temi, ritmi che troveranno il loro svolgimento in eterno. Beati noi se sin da ora, vivendo ad immagine di colui che ci ha creati, sappiamo anticipare qualcosa di ciò che vivremo per sempre. Sì, perché quando qualcuno ci riesce, è aria fresca, è possibilità nuova anche per chi gli sta accanto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.