La bellezza delle differenze – Prepararsi alla solennità di Tutti i Santi

Tutti i santi3Se volessimo individuare un giorno in cui celebrare la festa della diversità, credo non ci sia giorno più appropriato di questo. Oggi, infatti, contempliamo quello che la grandezza e la fantasia di Dio riesce a compiere nella multiforme varietà dei cammini umani. In barba alla omologazione che tanto ha la meglio sui tracciati degli uomini.

E già, perché a scorrere le biografie dei santi ci si accorge che essi non sono affatto uguali. Certo sono diversi per carattere e per personalità, per ciò che hanno compiuto e per come hanno vissuto. Ma essi sono diversi anche nel loro modo di essere santi.

È vero: spesso abbiamo pensato alla santità come a una sorta di modello unico per tutti, quasi coincidesse con un candore improbabile per gli umani. Un certo stereotipo ci ha fatto pensare al santo come a una figura diafana, abitata da una luce purissima che – ahimé – chi mai potrebbe mai raggiungere? Quasi si trattasse di uno stampino per cui le cose sono fatte in serie: individuato uno, sai come sarà l’altro. Una luce tanto pura da far perdere le caratteristiche della persona. Ma è davvero così? No. A ben guardare, infatti, la vicenda e la storia di tutti gli amici di Dio, si scopre una vera e propria polifonia di voci e di strumenti, una ricchezza e varietà di colori, un tema musicale dispiegato mediante variazioni le più audaci possibili. Sì, la santità è a colori perché i santi sono “come i colori dello spettro in rapporto alla luce” (J. Guitton).

La musica della Chiesa è sempre per orchestra, non già per solisti o primedonne: ciascuno ha il suo ruolo nell’esecuzione di quella partitura che Dio ha composto e il Figlio di Dio dirige.

In una massa tanto indistinta quanto confusa, sono proprio i santi a inventare il contrappunto più ingegnoso tanto da far esaltare ciò che a tutta prima neppure si riuscirebbe a riconoscere.

Sono i santi a riconoscere che la vita non è quella inutile maledizione che ci è toccata in sorte e per questo anche nelle bassezze attraverso cui talvolta essa si dispiega, essi ci sono stati senza risentimento ma restituendo dignità e bellezza a ciò che sembrava non averne.

Per questo c’è posto per Pietro come per la Maddalena: non importa il percorso da cui provengono, se di rinnegamento o di vita posseduta da spiriti immondi. Importa soltanto lasciarsi trovare ai crocevia in cui il Figlio di Dio fissa l’appuntamento perché la tua vita si sciolga in lacrime come per Pietro o si dispieghi in corsa affrettata come per Maria dopo essersi sentita chiamare come nessun uomo avesse mai fatto. La santità è lasciarsi raggiungere e toccare dall’abbraccio di Dio nei crocevia della storia, là dove i percorsi non sono univoci e neppure scontati. Niente di anaffettivo nella vicenda dei santi, come tanti hanno voluto far credere. Anzi.

Uomini e donne, i santi, le cui passioni hanno marcato la differenza per tutta la convivenza umana.

Uomini e donne che si sono lasciati toccare dall’amore e perciò si sono sottratti al calcolo delle convenienze o inconvenienze dell’amore, che rendono il cuore umano tanto meschino.

Uomini e donne le cui ferite hanno manifestato la prova di forza del loro amore e della tenuta di esso.

Uomini e donne che hanno creduto che non è affatto vero che l’amore vive quando tutto scorre fluidamente.

Uomini e donne che hanno creduto che se il Figlio di dio ha sofferto veramente, Dio non ci ha amato per scherzo.

Uomini e donne che sanno dell’amore perché sanno del dolore e della fatica di amare.

Uomini e donne che non hanno avuto paura di misurarsi con il Cristo sfigurato e proprio per questo sono stati capaci di far rivivere anche le ossa più aride e far guarire anche dalle ferite più incurabili.

Molti di loro non hanno conosciuto la notorietà di una pagina di giornale avendo condotto una esistenza normalissima. Eppure, il loro esserci o non esserci non sarebbe stato la stessa cosa. Ha ragione chi sostiene che in ogni chiesa bisognerebbe custodire un’immagine assai variopinta del santo anonimo, perché è quella che più ci tiene in vita.

La fantasia di Dio non sogna un mondo bianco, perfetto, squadrato. Credo di più che Dio abbia pensato il mondo come a una tela appena uscita di fattura su cui ciascuno potesse raccontare con estro libero qualcosa di lui e qualcosa di noi.

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