Il credito dell’inizio – XXV del T.O.

Davvero singolare il racconto evangelico: alla fine della giornata il conto non viene fatto in base alle ore di lavoro ma in base a quanto era stato stabilito. In realtà, di singolare non c’è solo questo. Quale datore di lavoro uscirebbe ancora alle cinque del pomeriggio per assoldare operai a giornata? Eppure, a voler rileggere il vangelo, quella è l’ora in cui ha fatto degli ingaggi straordinari: a volte, a quell’ora ha fatto i migliori acquisti. Non ha forse chiamato all’ultimo chi sembrava non avere alcun titolo per essere precettato? Lo aveva, forse, la donna di Samaria con cinque mariti alle spalle e un sesto in prova? Lo aveva Matteo con quel suo mestiere malfamato? Lo aveva Zaccheo? O  la Maddalena? O, addirittura, il ladrone dell’ultimo istante? O Paolo che, manco a farlo apposta, era tra i più accaniti oppositori di questo nuovo modo di fare imprenditoria? Quale curriculum può vantare uno che stipula contratti di questo tipo? Dove si è laureato? Che master ha frequentato uno che non è preoccupato del profitto dell’impresa ma della dignità da riconoscere a ogni uomo?

E, infatti, le rimostranze dei lavoratori non tardano ad arrivare. Stavolta, però, senza mediazione sindacale, il padrone della vigna comincia col chiarire che quella protesta è del tutto fuori luogo. Perché mai? Perché il padrone non ha leso alcun diritto nei confronti di chi ha iniziato ben presto la sua giornata lavorativa.

“Non ti faccio alcun torto”: tanto è vero che a ciascuno viene riconosciuto ciò per cui aveva accettato quel contratto, ossia un denaro al giorno. Ma siccome è lui il proprietario di quell’attività, può disporre delle sue cose a suo piacimento. Non è forse libero di fare dono di ciò che possiede? Se qualcuno ha accettato di lavorare a contratto ben venga: gli viene retribuito ciò che è giusto. Ma se il padrone vuol essere generoso con chi è arrivato all’ultimo, puoi, forse, impedirglielo? “Non posso fare delle mie cose ciò che voglio?”.

Nessuno dei chiamati a giornata aveva compreso l’”impareggiabile onore di lavorare nella sua vigna”. Come fa bene a me che sono un operaio della prima ora ascoltare queste parole! Quando qualcuno ha fatto una scoperta meravigliosa nella sua vita, il desiderio più grande è quello di condividerla, di non tenerla solo per sé, di non lasciarsi rodere dall’invidia, di far sì che anche altri gioiscano delle stesse possibilità a me concesse mica per chi sa quali mie capacità ma solo per una grazia singolare. Sono stato chiamato quand’ero piccolo, avevo poco più di sei anni quando ho cominciato a seguire il mio parroco che sin da quell’età mi aveva voluto accanto a sé. È un onore lavorare per il Signore ed è un punto di onore far sì che altri possano conoscerlo: qui non ci sono scatti di carriera o avanzamenti di grado. La ricompensa è solo quella di poter dire di aver compreso qualcosa di ciò che sta a cuore a Dio e averne messo a parte il più possibile ad un uomo.

Per questo, se leggiamo meglio questa splendida pagina, scopriamo che essa è una pagina di rivelazione. Rivela infatti chi è Dio e chi è l’uomo. Venire al mondo è accogliere il credito di fiducia aperto da Dio verso ciascuno di noi. Cosa sono le nostre relazioni se non il prolungamento e l’incarnazione di questo credito? Cosa sarebbe stato di me se quel prete tutto racchiuso nella sua tonaca, nel suo basco e nel suo sigaro non mi avesse voluto con sé?

L’essere presi a giornata nell’aver cura di quella vigna che è la creazione, la storia, Chiesa, i rapporti, le amicizie, gli impegni di lavoro, è proprio uno dei modi in cui si manifesta il credito di Dio verso di noi. Qualcuno riconosce questo appello sin da subito, come gli operai delle 9 del mattino, qualcun altro più tardi. Qualcuno, invece, non viene preso a giornata: sembra quasi che per tutta una serie di coincidenze, resti quasi un esubero, uno scarto. Gli operai dell’ultima ora riconoscono di non aver trovato nessuno che desse loro fiducia. Per questo, a intervenire è lo stesso padrone della vigna, il quale fino all’ultimo istante, persino quando i giochi sembrano già fatti, non cessa di offrire una possibilità, una chance a chi è sull’orlo del baratro, pagando addirittura persino le ore trascorse a misurarsi con la tristezza che viene dal sentirsi uno scarto.

Dio non si rassegna al fatto che la vita di un uomo possa essere considerata un esubero. Per questo, anche nella condizione peggiore di essa, non cessa di restituire il credito degli inizi.

E tu? Sei forse invidioso perché Egli è buono?

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