Il proprio posto – XXII del T.O.

Quant’è facile retrocedere nella fede! Quando ti sembra di aver finalmente capito qualcosa e poter quasi vivere di rendita, ecco che ti ritrovi a dover ricominciare da capo dovendo ammettere candidamente – e non senza rammarico – di non aver capito proprio nulla. Sì, perché Dio e il rapporto con lui non sono mai una questione da sbrigare e quindi da chiudere così da procedere indisturbati. Ammesso che una cosa simile si possa fare nei rapporti con gli uomini, con Dio no, almeno non con il Dio vero, quello che il Figlio – e solo lui – ci ha rivelato. Semmai può funzionare con qualche nostro idolo manufatto.

Pietro. Sempre lui. Ancora lui. E stavolta altro che ricominciare! Addirittura ricacciato. Giuda, almeno, per quanto traditore, si sentirà rivolgere uno degli appellativi più belli: “Amico”. Pietro no: “Satana” e, per giunta, nel momento stesso in cui più di ogni altro si è lasciato toccare dall’opera di Dio tanto da non opporgli resistenza. La cosa gli aveva meritato una delle più belle beatitudini: “Beato te, Simone… il Padre mio te lo ha rivelato”. Me lo immagino Pietro tutto gongolante per essersi meritato un riconoscimento che valeva ogni sforzo. Ad un tratto, invece, senza negare quanto era appena accaduto, si era ritrovato senza alcuna certezza in mano.

Ma com’è possibile che fede e incredulità convivano al contempo? Com’è possibile che l’istante in cui fai la tua bella professione di fede coincida con la pubblica sconfessione sentendoti apostrofare come nemico stesso di Dio? Com’è possibile lasciarsi ammaestrare da Dio, come di fatto è accaduto, e anche dal suo oppositore? Eppure è possibile. Se è accaduto a colui che sarà chiamato a confermare i fratelli, figuriamoci se non può toccare a noi.

Quanto sarà costato a Gesù dare del Satana a Pietro! Eppure lo ha fatto: “amicus Plato, sed magis amica veritas” (Platone mi è amico, ma lo è di più la verità). Pietro – io – va aiutato a comprendere che non è attraverso mistificazioni che si procede lungo la strada che porta alla propria Gerusalemme. C’è una Gerusalemme per ognuno di noi, caro Pietro, e non sempre coincide con il luogo dell’identità riconosciuta o del successo assicurato: Gerusalemme rappresenta le ragioni del vivere e del morire, racchiude tutte quelle esperienze in cui ciascuno esprime quanto di più vero porta nel cuore. È proprio quello che Pietro vorrebbe evitare al maestro tanto quanto vorrebbe risparmiare a sé. Per una sorta di pensiero magico tutto adolescenziale, Pietro vorrebbe evitare ciò che dice confronto, ciò che dice fatica, lotta, impegno, capacità di perseverare. Come accade anche a noi, gli sembra quasi che quei momenti tradiscano piuttosto l’inaffidabilità della proposta. Non ci capita, forse, di credere che, se dobbiamo affrontare qualche ostacolo, siamo sulla strada sbagliata? Non ci accade, in quei frangenti, di chiederci se Dio sia ancora affidabile? Perché mai attraversare certi guadi che, dipendesse da noi, volentieri scanseremmo? Chi non preferirebbe arrivare alla meta bypassando i vari tornanti del tragitto? L’evitare la fatica non è, forse, l’obiettivo datosi da tanta prassi pedagogica?

Quelli sono i momenti in cui dirottiamo verso il pensiero dell’uomo da cui Gesù vorrebbe tenerci lontano.

No, Pietro, ricomincia: ti stai sbagliando di grosso. Vade retro.

Vade retro se credi che tutto sia solo frutto e opera delle tue mani e che il tuo modo di vedere sia l’unico sensato. Hai sbagliato posizione: mi sei di scandalo.

Vade retro se credi di poter stabilire da solo itinerari e criteri.

Vade retro se pensi che le cose di Dio si possano programmare alla stregua degli impegni umani.

Vade retro se pensi di essere esente dalla possibilità di doverti ricredere.

Vade retro se credi che Dio usi come materiale per edificare l’uomo nuovo solo ciò che risulta avere una conclamata approvazione umana.

Vade retro se credi che è affermandosi e rivalendosi che ci si fa strada, anche a prezzo della pelle di altri.

Vade retro se pensi di farla da maestro a tutti, persino a Dio.

Vade retro se pensi che la tua povera e fragile misura sia di impedimento all’opera della grazia.

Vade retro se pensi che la strettoia del Calvario sia sempre e comunque da evitare.

Vade retro se credi che in amore vince chi riesce a far salva la propria esistenza.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Antonio ha detto:

    Grazie don Antonio, sono un laico e dovrei tenere una tre giorni di “esercizi spirituali” a dei laici, potrebbe calarsi nei miei panni e aiutarmi ad aiutare questi fratelli? Indicazioni come imposterebbe il tutto? So di chiederle molto, ma confido..
    Grazie

  2. euflam@libero.it ha detto:

    Vade retro se pensi che un marito che ti tradisce sia la croce che Dio ti ha dato e che tu devi portare!!!!!!

    eufemia lamaina.

    Una preghiera. Grazie

    >

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