Non secondo gli uomini – XXII del T.O.

Pensare secondo Dio… e come si fa, Signore? Ammesso poi che sia sempre chiaro discernere ciò che è secondo Dio e ciò che non lo è… A quanto pare anche la più bella professione di fede (Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, così aveva riconosciuto Pietro e ciò gli aveva meritato una insolita beatitudine da parte del Maestro: Beato te, Simone… ) nasconde una sottile tentazione che immediatamente è difficile da riconoscere. Non al riparo è persino l’essere investiti di una responsabilità tanto importante qual era quella conferita a Pietro. Non a caso Pietro protesta guidato com’è dall’affetto per il suo Maestro!

Come capisco la protesta di Pietro! Come comprendo la ribellione di Geremia! Come dar torto a quell’atteggiamento di ridimensionamento e di normalizzazione da cui Pietro si lascia avvincere? Come dar torto alle parole di Geremia che protesta contro Dio per essersi imposto su di lui giovane e sprovveduto qual era al momento in cui lo aveva chiamato?

La loro protesta la conosco sulla mia pelle. Ho paura della sofferenza, sia di quella che mina il fisico sia di quella che non poche volte viene declinata come tristezza ed amarezza che ti si legge sul volto ma ha le sue radici nel profondo del cuore. So cos’è il rifiuto, conosco che cos’è l’insulto, il non essere compreso e il percepire che l’altro si sta prendendo gioco di te. E vorrei fuggire.

Talvolta mi riconosco nelle parole del profeta Geremia: “la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno”. Come Geremia avverto la tentazione di mollare tutto e di far tacere quella parola. Tutto questo mi fa paura. E per contro tu, Signore, fai capire a Geremia, a Pietro e a tutti i discepoli che il cammino di sequela non è mai al riparo dalla riprovazione e dal contrasto. Inviti Geremia, Pietro e ciascuno di noi a non indietreggiare di fronte alle avversità. Il rifiuto e la contraddizione sono iscritti nel dna della chiamata.

Persino il tempo in cui Dio sembra assente o lontano è un tempo fecondo: il momento in cui Dio sembra tacere non coincide mai con l’abbandono da parte di Dio. E così un uomo perduto e disperato come Geremia diventa profezia per la sorte di un intero popolo: Dio parla attraverso un uomo che pur maledicendo la sua nascita resiste, pur volendosi liberare di Dio, rimane al suo posto, pur sconfitto è ancora capace di parole di consolazione. A Dio non si dà testimonianza solo con una vita serena e tranquilla: persino la crisi e il paradosso svelano qualcosa del mistero di Dio. Quanti alleluia, infatti, sono cantati in uno spazio che echeggia di vuoto!

Come è difficile pensare secondo Dio!

Come è difficile credere che l’esperienza della vita vera passi attraverso una morte! Perché mai, Signore? Perché non è possibile intraprendere un percorso molto più lineare e comunque al riparo? Perché non è possibile un credere soft come Geremia e Pietro vorrebbero proporti?

Così mi fai comprendere che pensare secondo Dio vuol dire che non c’è vero dono di sé là dove non c’è un perdere qualcosa di sé. Conosco molto bene che cosa sia il trattenere, il non mettersi in gioco, il pensare che le cose possano procedere senza rimetterci nulla. Ma questo tu lo definisci laccio diabolico del pensare secondo gli uomini.

Mi fai comprendere che è necessario tornare alla tua sequela dove apprendo che il male non si vince con l’affermazione di se stessi ma provando a farsene carico senza rifuggirlo. E questo non per chissà quale forma estrema di masochismo o di rassegnazione quanto, piuttosto, perché così si esprime l’amore.

Mi fai comprendere che dichiararsi per te vuol dire starti dietro e imparare a vivere ogni esperienza di limite come un’occasione in cui esprimere un amore più grande.

Mi fai comprendere che l’esperienza del rinnegare se stessi è soprattutto un’esperienza di libertà rispetto a schemi e sicurezze umane. Non c’è progetto che abbia senso se non quello di chi si consegna per amore di un altro.

Tienimi a questa scuola, Signore, e riportami al mio posto se necessario, come quel giorno chiedesti a Pietro.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Il Pozzo di Sicar ha detto:

    Grazie, ho sentito questa riflessione molto mia

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