A scuola di fede – Prepararsi alla XX del T.O.

A scuola di fede: in territorio pagano e da una donna, pagana. Non si era mai udito. A scuola di fede dove – secondo un comune sentire – non c’è la fede (Canaan era per eccellenza la terra dell’idolatria). Ora, a questa scuola veniamo condotti tutti: i discepoli di allora, quelli di oggi e persino Gesù.

Avevano fatto della fede una questione di trionfalismo i discepoli quando avevano assistito alla moltiplicazione dei pani e dei pesci al punto che Gesù aveva dovuto costringerli a salire sulla barca e raggiungere l’altra riva. Ma la traversata lungo la notte li aveva visti vacillare – uomini di poca fede, così li aveva redarguiti il maestro – preda del dubbio e del panico.

Raggiunta l’altra riva, in territorio pagano una donna pagana siede in cattedra – quella della sua esclusione (quante cattedre nei luoghi dell’esclusione!) – per insegnare cosa significa credere. Stando a quello che ella mette in atto credere significa osare e varcare confini (trasgredire).

Un certo costume culturale l’avrebbe voluta reclusa nel suo mondo domestico e invece arriva a intrattenere pubblicamente una discussione con un uomo. Inaudito questo suo gesto!

Oltre a lasciare l’ambiente domestico quella donna prende persino le distanze dal suo mondo religioso per mettersi alla ricerca di un maestro che non è che le riservi chissà quale attenzione. Un azzardo il suo interpellarlo!

Lasciato il suo mondo domestico e quello religioso, la cananea si discosta anche dai suoi confini etnico-culturali che le imponevano di stabilire rapporti solo con i propri connazionali e stare alla larga dagli stranieri. Non solo: osa chiedere un’accoglienza universale che permetta l’abbattimento delle frontiere. Assurda una tale richiesta!

All’esodo della donna – perché di esodo si tratta – fa riscontro un maestro che invece di accoglierla sembra insensibile e dei discepoli che sono infastiditi dal suo importunare e perciò intervengono pur di non sentirla più. Tutto questo contesto che immediatamente sa di occasionale diventa invece lo sfondo a partire dal quale veniamo introdotti in una diversa comprensione delle cose. Capiamo solo ora perché Gesù ci aveva costretti in tutta fretta a salire su quella barca nella notte per approdare all’altra riva.

A fronte di un Gesù che quasi la maltratta ribadendo la primogenitura di Israele, la donna – la cui fede non è affatto superficiale o opportunista e tantomeno permalosa – ammaestra persino Gesù: se per una dottrina teologica essa è ritenuta fuori, non è certo fuori dal cuore di Dio. Lì c’è un posto anche per lei. Se a Dio non appartiene per una etnia e per una religione, di certo gli appartiene per la sua fede. Ha intuito, quella donna, che Dio non è riducibile a un dogma ma alle dimensioni del suo amore. Certo non circoscritte al solo Israele. Là dove il cibo abbonda per i figli vuoi che manchi ai cagnolini?

E’ vero, Signore…: disarmante l’atteggiamento di questa donna. Lei non mistifica la sua condizione. Sa di non essere degna secondo i criteri stabiliti dagli uomini ma conosce altresì la misura del cuore di Dio. Perciò non desiste dalla sua richiesta. E così una donna straniera converte l’ebreo Gesù.

Donna, davvero grande è la tua fede! Al discepoli dalla fede piccola – vedi Pietro – fa riscontro una pagana dalla fede grande. La fede di quella donna è grande non solo perché è ostinata ma perché riesce a squarciare quel velo di pregiudizio che l’uomo Gesù porta ancora con sé.

In quel davvero grande è la tua fede c’è il grazie di Gesù per avergli aperto nuovi orizzonti di comprensione. Certo anomala come situazione ma senz’altro determinante per la missione di Gesù il ruolo svolto dalla fede delle briciole. Anche lui ha bisogno di convertirsi alla fede delle briciole. La donna, infatti, gli fa comprendere che egli è il nutrimento tanto per Israele quanto per ogni uomo. Lui appartiene all’umanità intera non ad un ambito circoscritto. E invano si pretenderà di circoscriverlo in anguste definizioni dogmatiche.

D’ora in avanti, infatti – gli fa comprendere la donna – non ci sono più figli del padrone e cagnolini. Non è una religione storica con i suoi limiti a stabilire i confini della fede che passano, invece, attraverso il cuore dell’uomo a qualunque popolo appartenga e in qualunque condizione si trovi.

La donna sollecita Gesù ad uscire dal provincialismo ebraico. La sua identità di ebreo non può assurgere a idolo intoccabile ed essere declinata secondo criteri fondamental-nazionalistici. La religione non può essere vissuta come un apparato che continuamente traccia confini e stabilisce aventi diritto o esclusi. Paradossalmente la religione riceve alimento quando la fede è debole e pertanto all’apertura alla persona di Gesù si sostituisce una pomposità rituale e delle strutture rigide.

Da quale provincialismo e da quali visioni anguste e riduttive nonché pregiudiziali siamo ancora chiamati a prendere le distanze noi credenti?

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