L’insperato del Vangelo – Prepararsi alla domenica (XVII del T.O.)

perla preziosaAvete compreso tutte queste cose?

È la domanda che affiora sulle labbra di Gesù nell’intimità della casa dove vede radunati attorno a sé i suoi discepoli. Di fronte a loro Gesù apre il suo cuore invitandoli a prendere coscienza della fortuna che è loro capitata nell’averlo incontrato.

Avete compreso? domanda Gesù. In realtà il verbo significa molto di più: siete capaci di stabilire connessioni nuove – finora insospettate – nella vostra vita? Siete in grado di gustare – ecco la sapienza di cui fa richiesta Salomone: questa, infatti, non è legata a una capacità intellettiva ma alla possibilità di sentire il sapore delle cose – ciò di cui siete protagonisti? Come a dire: vi rendete conto?

Intravvedere connessioni nuove gustando la vita: ecco il senso della vita cristiana che arriva a mettere in gioco tutto pur di non perdere questa occasione, questa opportunità. Come di fronte a un tesoro, come di fronte a una perla di grande valore.

Tesoro prezioso, infatti, fare esperienza di un Padre che porta scritto il mio nome sul palmo della sua mano. Perla di grande valore sapere che Dio ti si è fatto vicino e che davanti ai suoi occhi io valgo il dono del Figlio suo. Questa è la vita eternala vita piena, dirà Gesù nel vangelo di Gv –: conoscere te e colui che hai mandato. Il senso della vita: sapere di fronte a quale Dio stai.

Tesoro prezioso sapere che la mia vita è disseminata di possibilità nuove, perla di grande valore accogliere un Dio di fronte al quale io non sono mai equiparabile al male compiuto ma al bene che ancora posso far fiorire.

Tesoro prezioso sapere che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. Perla di grande valore sapere che da sempre sono conosciuto da Dio e chiamato a diventare conforme all’immagine del Figlio suo. Io, come il Figlio Gesù.

Tesoro prezioso, perla di grande valore riconoscere che anche la mia vita è raggiunta da un e-vangelo, da questa lieta notizia.

Avete compreso tutte queste cose?

Una domanda che travalicando i tempi raggiunge anche noi e ci fa misurare come annaspiamo, balbettiamo. Linguaggio poco conosciuto, infatti, quello del cristianesimo (solo il cristianesimo o non addirittura la vita stessa?) come scoperta di un tesoro e motivo di gioia. Abbiamo talmente posto l’accento su un cristianesimo di rinunce che abbiamo finito per perdere di vista la grazia di avere incontrato il vangelo. Continuiamo a proporre gesti da compiere senza mai introdurre le persone nella grazia che rappresenta l’incontro con il Signore Gesù.

Un cristianesimo per dovere che finisce per produrre uomini e donne rassegnati, mai attraversati da un brivido o da una passione. Ciò che rivela, infatti, la preziosità di una esperienza o di una persona incontrata è la gioia che suscita in noi. Che cosa c’è di prezioso nella mia vita?

Eccoci allora confrontati con due figure che con il loro modo di agire ci fanno comprendere cosa significa per la loro esistenza la scoperta di cui fanno esperienza. Due uomini che nel loro lavoro quotidiano – uno fa il contadino, l’altro il mercante – trovano qualcosa di insperato. Due uomini anzitutto capaci di attenzione, di consapevolezza. Per nessun altro merito trovano quel che trovano. Voce del verbo accorgersi. Si accorgono, infatti, di un qualcosa che è in mezzo ad altre cose. Non diverso doveva essere quel campo da tutti gli altri. Quanti tesori disseminati in quei campi comuni che sono le nostre esistenze! Mancano, però, occhi capaci di attenzione. Non così per quei due uomini. E così osano anche a costo di essere ridicolizzati. È la gioia provata dalla scoperta che mette in moto questi due. È la gioia di una esperienza che fa scegliere e, se è il caso, rinunciare. La gioia, l’unico metro per misurare la validità di una scelta. E la gioia, si sa, la si legge nel volto.

Un tesoro da scoprire, una perla da trovare. Come a dire: non va inventato, ma solo riconosciuto. C’è già. Per questo è necessario fare nostra la preghiera di Salomone: dammi un cuore docile, capace cioè di lasciarsi istruire. Il dono della sapienza: che consiste appunto nel conciliare ciò che a prima vista appare inconciliabile, nel riconoscere che il regno di Dio è in mezzo a noi, nello scoprire che anche in quel campo incolto che a volte può apparire la mia vita, c’è nascosto qualcosa di prezioso. Dio viene, è già all’opera, anche qui, anche ora. Ciò che manca è la capacità di riconoscerlo, il dono del discernimento.

Sapienza è riconoscere la preziosità di questo tempo visitato da Dio aprendosi alla sorpresa di una rete che raccoglie un po’ di tutto e perciò va onorata la gradualità evitando l’impazienza degli zelanti.

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