Far parlare gli eventi – Sant’Antonio di Padova

Non è facile accostare una figura di santità come quella di sant’Antonio di Padova. Lo si coglie subito come un grande uomo, un grande predicatore, un grande taumaturgo. Ma Antonio di Padova non fu soltanto questo. Egli fu anzitutto un uomo semplice e sapiente. Ben calato nel suo momento storico, stette a contatto con la realtà del suo tempo non soltanto a partire da una lettura cronachistica degli eventi ma attingendo dalla Parola di Dio quella luce necessaria per affrontare ciò che la vita gli chiedeva di assumere.

Certo dotato di grandi capacità, ma queste non divennero mai qualcosa da tenere per sé: le mise a servizio di Dio mentre le metteva a servizio dei fratelli. Per questo fu sempre disponibile al cambiamento. Gliene furono chiesti molti: la fede, del resto, non è forse la virtù dell’itineranza, del cammino, della sequela? I suoi progetti furono sempre capovolti da eventi che immediatamente sembravano avere la meglio su di lui ma che poco a poco andavano dipanando ciò che il Signore avrebbe voluto compiere con lui.

Di certo non fu un uomo arroccato sulle sue posizioni: gli eventi lo interpellavano e lui si lasciava mettere in discussione fino a rivedere persino la sua scelta di vita consacrata. Avrebbe potuto restarsene tranquillo nel convento dei Canonici di Coimbra e, invece, alla vista dei corpi dei primi frati francescani martirizzati in Marocco, si sentì spinto a seguire quella medesima strada, abbandonando una vita conventuale che lo teneva al riparo. Suo desiderio era morire martire anch’egli. Ma non era questo ciò che il Signore chiedeva a lui. E così un naufragio diventa l’occasione per approdare in una terra come la nostra che egli non aveva certo messo in conto di raggiungere. Dopo il Capitolo delle Stuoie tenuto ad Assisi nel 1221, quasi non si sapeva cosa farsene di quest’uomo tanto che il provinciale della Romagna gli propose di seguirlo. E per lui inizia un tempo di silenzio e di nascondimento in un eremo nei pressi di Forlì da dove a stanarlo fu ancora una volta un imprevisto: mancava il predicatore per le ordinazioni sacerdotali e qualcuno pensò di rivolgersi a lui. Un episodio casuale diventerà motivo perché Antonio venga fuori dal silenzio e dal nascondimento permettendogli di far conoscere le sue capacità di predicatore.

Trovo in questi tratti che ho appena richiamato la capacità di discernere la volontà di Dio a partire da eventi non subiti ma riconosciuti e accolti come segno di ciò che Dio chiedeva alla sua vita.

Quale fu lo stile di Antonio? Credo sia ben delineato dalla pagina evangelica e credo sia ben espresso dal modo in cui l’iconografia lo ha sempre raffigurato. L’iconografia ce lo mostra con il bambino e il vangelo in mano. Preoccupazione di Antonio è portare il Signore Gesù, la tenerezza di Dio, con lo stile del vangelo. Questa la sua ricchezza: il vangelo, infatti, narra dell’invio dei discepoli sprovvisti di tutto perché facile è la tentazione di crearsi appoggi e sicurezze.

I discepoli come Antonio inviati come agnelli in mezzo ai lupi, senza armi in mezzo a chi è armato proprio perché traspaia che l’unica difesa è nel Signore, consapevoli che la realtà da affrontare non sempre restituisce consensi.

Mendicanti, perché imparino ad affidarsi alla benevolenza delle persone.

Senza nulla, perché chi ha il Signore non manca di nulla.

A due a due, perché conosce il peso della solitudine e vuole che ciascuno conforti e sostenga l’altro: non siamo predicatori solitari di un Dio solitario, siamo discepoli del Figlio di Dio che ci ha rivelato un Dio che è Trinità di Amore.

Con una sola parola sulla bocca: «Si è avvicinato a te, alla tua vita, il regno di Dio». Antonio ci ripete stasera: tu puoi vivere non più da rassegnato, perché il Signore ti usa misericordia. Lasciagli spazio, fallo crescere nella tua vita, nutriti della sua parola.

Stasera, Antonio di Padova, riprendendo le parole di Isaia ci ripete che il Signore ci tiene in conto come fa un agricoltore che mostra a tutti i suoi alberi migliori, carichi di frutti, dal tronco robusto, dalla chioma folta, dalle radici profonde: «Essi si chiameranno querce di giustizia, piantagione del Signore per manifestare la sua gloria».

Oh se tornassimo alle nostre case con questo sguardo. Ma perché ciò accada è necessario che anche noi – ciascuno per la sua parte – facciamo nostro lo stile di Antonio, lo stile del Vangelo.

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