Benedetto il Signore – Omelia di don Paolo in occasione delle esequie di suo padre Rocco e di sua nipote Zaira

“Benedetto il Signore, da sempre e per sempre!” (dalla Liturgia delle Ore).

Meno di un mese fa, quando don Donato mi invitava a celebrare con lui la solennità del nostro amato Patrono San Nicola, esordivo dicendo che a questa chiesa sono legati i ricordi più belli – consapevoli o meno, poco importa – della mia vita cristiana, come di quella di tanti di voi, da quello del mio Battesimo – era il lontano 14 Novembre del 1965 – a quello della mia ordinazione sacerdotale – era l’altrettanto lontano 29 Giugno 1991.

Oggi, 8 Giugno 2017, questa stessa chiesa, che tanta parte credo abbia avuto nella storia della mia vocazione, si lega per sempre ad un evento altrettanto decisivo della mia vita e di quella dei miei cari, anche se di segno opposto: la morte tragica ed umanamente inspiegabile della piccola Zaira, che a soli 21 anni prende congedo da questo mondo, e quella più prevedibile ed attesa, ma non per questo meno sofferta, di papà Rocco, che a 76 anni e dopo un penoso calvario di sofferenza, oggi si mette in cammino verso il cielo.

Strano destino il loro: papà era nato il 26 Agosto; Zaira il giorno dopo, il 27 Agosto.

Per 21 anni hanno festeggiato praticamente insieme il loro compleanno; oggi, insieme, come stretti in un abbraccio eterno di amore, festeggiano il loro incontro con il Signore, che tutti auspichiamo e preghiamo possa essere un incontro di luce e di pace.

Ringrazio il nostro Arcivescovo, che con la sua presenza mi testimonia l’affetto della mia seconda famiglia, quella sacerdotale, e ringrazio il mio amico di infanzia don Donato, anche lui testimone coraggioso di tante prove, che non solo ci ospita nella sua bella chiesa, ma anche mi concede il triste privilegio di presiedere questa eucarestia.

Da loro, il mio grazie scende ad abbracciare tutti i sacerdoti presenti; le Autorità cittadine di Picerno e di Viggiano; la mia famiglia; quanti qui mi hanno visto bambino, seminarista e giovane prete; i miei comparrocchiani di Viggiano; i seminaristi ed i ragazzi che servono all’altare, a me cari come altrettanti nipoti; quanti curano il canto e ciascuno di voi, senza alcuna differenza di affetto e di gratitudine.

Anche se prete, io mi sento e so di essere un povero uomo come ciascuno di voi. Anzi, quando la mattina celebro la Santa Messa in Santuario per le poche persone che ancora hanno questa bella abitudine quotidiana, ho la sensazione chiara di essere il meno degno di accostarmi al sacramento dell’Eucarestia, e prima di farlo dico sempre con fervore: “Signore Gesù Cristo, non guardare ai nostri – ai miei – peccati, ma alla fede della tua Chiesa”, alla fede di Maria, alla fede dei Santi, alla fede di chi mi sta di fronte, alla fede di tante anime buone che con la loro preghiera nascosta ancora sorreggono la Chiesa e ne costituiscono il cuore. Sì, perché il cuore della Chiesa non è dove si governa, si decide o si progetta, ma semplicemente dove si prega, come direbbe quel gigante della fede che è stato e continua ad essere Papa Benedetto, il quale – l’altro ieri, da me informato – ha voluto anche lui celebrare la Messa per la piccola Zaira nel silenzio del suo ritiro.

Sono un povero uomo, lo ripeto, ma permettetemi di confidarvi che in questi giorni di prova, anche di fronte ai tanti e lancinanti “perché?” che mi sono giunti e che attendevano una mia risposta, io non ho mai dubitato, nemmeno per un istante, dell’amore infinito di Gesù e di Maria, né mai ho chiamato il mio Signore a rispondere, sul banco degli imputati, di quanto accaduto, ma con umile fiducia ho continuato a ripetere a tutti: “Benedetto il Signore, da sempre e per sempre!”.

 Sì, fratelli e sorelle carissimi, io mi fido ancora di Gesù e di Maria, e con il loro aiuto non voglio permettere al dragone infernale di rubarmi la fede, la speranza, l’amore. Se perdessi questi, allora sì sarei morto e dannato, ma sono certo che la Madonna questo non lo permetterà mai: il diavolo continuerà fino alla fine dei secoli ad insidiarle il calcagno, è vero, ma Lei gli schiaccerà la testa e lo vincerà!

Una sola grazia vorrei chiedere a Gesù e a Maria: che questo dolore non sia inutile!

Sì, perché se c’è una cosa più dolorosa del dolore, questa è il dolore inutile; il dolore al quale non si sia riusciti a dare, non una spiegazione, ma un senso; il dolore non trasformato in lievito di crescita; il dolore che non concorra – come ci insegna l’Apostolo – al bene di coloro che amano Dio.

E come si fa a dare un senso al dolore innocente, al dolore che ti toglie il fiato, al dolore che sembra drammaticamente contraddire tutte le promesse di Dio?

Semplicemente offrendolo: come per incanto, il dolore cessa di essere inutile nel momento in cui viene offerto, nel momento in cui diviene, insieme al pane e al vino posti sull’altare, Eucarestia.

Anzi, non solo cessa di essere inutile, ma come il pane e il vino esso diventa addirittura “cibo di vita eterna” e “bevanda di salvezza”; diventa lievito, diventa fermento, diventa salvezza, perché davvero tutto, anche il dolore, concorra al bene di coloro che amano Dio.

Questo miracolo, anche se silenzioso e nascosto, non sarà meno grande e sorprendente di quello eucaristico, e a questo miracolo io credo già di aver in qualche modo assistito in questi giorni di prova.

Sì, in questi giorni di oscurità – perdonatemi la presunzione – io credo di aver visto Dio, e l’ho visto perché ho visto la carità, come direbbe Sant’Agostino: “Chi vede la carità, vede la Trinità”.

 Ho visto Dio nel vostro affetto, nella vostra partecipazione sincera, soprattutto nella vostra preghiera costante. Quanto è vero, fratelli carissimi, che il dolore ci umanizza, ci rende solidali, ci fa adulti nel senso più vero del termine!

Ho visto Dio nei miei Superiori e nei miei confratelli sacerdoti, che con la loro testimonianza mi incoraggiano a perseverare.

Ho visto Dio in tanti buoni amici miei e delle mie sorelle, che subito si sono messi a completa disposizione per ogni cosa.

Ho visto Dio che chiedeva di essere consolato negli occhi spaventati ed increduli dei miei nipoti, tutti così cari e responsabili.

Ho visto Dio che chiedeva di essere lodato soprattutto nel coraggio e nella fortezza eroica delle mie donne, mamma, Adriana, Loredana, il cui esempio – mi perdoni, Eccellenza – mi ha insegnato più di mille e mille nostre prediche.

Che forza e che grazia di Dio sono le nostre donne nelle nostre famiglie!

Invito spesso i miei amici di Viggiano a riflettere sul fatto che Gesù non abbia avuto alcun nemico tra le donne. Tutti maschi, i nemici di Gesù!

Tutte donne, al contrario, quelle che lo hanno maggiormente compreso ed amato, dal presepe di Betlemme al Calvario, da Marta a Maria, dalla samaritana e dalla Maddalena peccatrici a Maria Santissima.

A voi donne tutte, a voi donne della mia vita, il mio grazie e la mia ammirazione: nessuno sa amare come voi, perché nessuno sa soffrire come voi! Continuate a dare al mondo spettacolo di fede e di fortezza!

Ho visto Dio, infine, persino nel volto sfigurato dalla morte della piccola Zaira.

Se il Signore me lo avesse chiesto, piccola, io volentieri avrei dato la mia vita per te, come sono certo lo avrebbe fatto anche nonno, che non ha voluto tuttavia lasciarti andare da sola in questo ultimo viaggio.

Il Signore ha voluto diversamente, perché tu, a differenza di me, eri già pronta per il cielo, avendo imparato già nella tua breve vita a soffrire e ad offrire molto più dello zio prete.

Mamma e tutti noi ti abbiamo accompagnato fin dove il Signore ci ha chiesto di farlo; ora, con dolore ma anche con fiducia, ti lasciamo andare, perché tu eri per tutti noi un dono di Dio, ed è giusto che ora ritorni a Dio e con Lui vada a prepararci un posto in cielo.

A tutti i miei nipoti ho voluto dare, come secondo nome, il nome di Maria: Erika Maria, Luca Maria, Giosuè Maria, Jacopo Maria.

Tu sola portavi il nome di Maria come primo nome: Maria Zaira.

Quando, infatti, ti battezzai a Viggiano il 6 Gennaio 1996, il tuo nome mi sembrava incerto, e allora con un colpo di mano, senza nemmeno chiedere il permesso a mamma, al momento del Battesimo invertii l’ordine: Maria Zaira.

Allora non potevo saperlo, ma forse avevo intuito, sia pure inconsapevolmente, che tu più dei tuoi fratelli e cugini avresti avuto maggiormente bisogno, in vita e in morte, di Maria Santissima e del suo aiuto materno.

Ora ti affido a Lei, piccolo tesoro!

Non avere paura, prendi nonno per mano, e insieme alla Madonna vai tranquilla: Lei ti porterà nel cuore stesso di Dio, dove un giorno, ne siamo certi, tutti ci rincontreremo, in una festa di luce che non avrà mai fine.

A noi, oggi, sembra di non avere fiori da offrire a Maria, ma solo spine. Tu insegnaci a farne comunque una corona e ad offrirle alla Madonna: Lei saprà riconoscere nelle nostre spine le spine che hanno incoronato il capo del suo Figlio Gesù e, in ricordo del suo amore crocifisso, le accetterà e le gradirà.

E insieme a Maria insegnaci soprattutto a ripetere con te: “Benedetto il Signore, da sempre e per sempre!”.

Amen.

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