Il potere e la gloria – Prepararsi all’Ascensione

ascensione1Le donne avevano avuto ragione. Erano corse a riferire agli apostoli che il Signore li attendeva in Galilea. Essi ci erano andati ma con tanti dubbi, come annota Matteo. Forse ci erano andati con l’animo dei reduci, di chi, cioè, custodisce nel cuore la bella memoria di un tempo che fu ma che più non ritorna. Tutto molto bello finché era durato: ma adesso?

Adesso, per la prima volta, Gesù parla loro di potere. Lo fa adesso, quando non è più possibile equivocare. Adesso è evidente che era Dio all’opera in quel suo modo di vivere e persino in quel suo modo di morire. Adesso è possibile finalmente leggere la storia con gli occhi di Dio e riconoscere che i gesti quotidiani, quelli che avevano caratterizzato l’esistenza di Gesù, i gesti del vivere come quelli del morire, hanno un seme di eternità. E ripenso ai miei gesti, alle mie parole, alle mie gioie, alle mie lacrime, ai miei sguardi, ai miei sogni… seme d’eternità. “Nulla va perduto della nostra vita: nessun frammento di bontà e bellezza, nessun sacrificio per quanto nascosto ed ignorato, nessuna lacrima e nessuna amicizia”. Tutto è seme di eternità.

Era disceso in mezzo a noi rivestendo la nostra stessa condizione umana; aveva iniziato il suo abitare la terra degli uomini proprio come accade a ciascuno di noi, senza salti e senza sconti.

Egli che era Dio, era stato in mezzo a noi come colui che aveva sovvertito l’immagine del potere: ne aveva fatto uso solo per riannodare la speranza di chi viveva vittima dei suoi peccati, per far alzare lo sguardo a chi era prostrato da una malattia, per riaccendere i sogni di chi se li era visti portar via uno ad uno, per denunciare le ipocrisie religiose. Mai per costringere, mai per sottomettere, mai per ridurre all’evidenza come invece gli verrà suggerito sotto la croce: se sei Figlio di Dio salva te stesso. Che razza di potere è mai quello che non viene usato a proprio vantaggio e a propria difesa?

Gli era costato caro questo diverso uso del potere. Più volte era stato contestato; più volte gli era stato chiesto ragione di quell’esercizio: con che autorità rimetti i peccati? Con quale autorità sovverti le tradizioni?

Ora, mentre se ne va, attesta ai suoi da chi gli provenisse quel potere: dal Padre suo. Era Dio la forza della sua parola e il coraggio della sua scelte.  Dio glorifica chi ha vissuto tra gli uomini esercitando il potere così. Questo noi confessiamo celebrando la solennità dell’Ascensione: Dio riconosce come degno di sedere alla sua destra chi è stato nella vita sanando e beneficando tutti. Dio glorifica chi nella vita si è cinto di un grembiule per farsi carico della vulnerabilità dei fratelli.

Potrebbe venire da obiettare: cos’ha da spartire tutto questo con noi? Non poco.

Che Dio abbia glorificato colui che gli uomini hanno rigettato deve restituirci un diverso modo di guardare la storia. Professare la nostra fede nell’Ascensione significa riconoscere che ha un senso stare nella vita secondo la logica e lo stile del vangelo anche se, immediatamente, questo sembra non pagare, non essere riconosciuto, non risultare vincente. Era accaduto anche a colui di cui noi ci professiamo discepoli: la sua vicenda sulla terra si era conclusa nella derisione e nel rifiuto da parte degli uomini della religione e della politica, da parte di chi più di ogni altro avrebbe avuto mezzi e possibilità per riconoscere in che modo Dio si rivela. Lui pietra di scarto ora è la pietra angolare del nuovo edificio che Dio ha scelto di costruire.

Come guardo la storia e cosa guardo? Cosa esalto? Cosa riceve il mio plauso? Cosa metto in luce? Per cosa sono disposto a giocarmi?

Non è un caso che i discepoli vengano rimandati alla storia proprio mentre il Signore viene sottratto al loro sguardo. Fare ritorno alla terra con lo sguardo del Maestro: di questo ci parla l’Ascensione. Chiamati a fare e dire nient’altro se non quello che ha fatto e detto lui. Lui continua ad essere presente là dove uomini e donne non cessano di tenere viva la memoria di lui con i suoi stessi gesti: quelli di chi non spegnere un lucignolo fumigante, quelli di chi non spezza una canna già incrinata, quelli di chi non ha bisogno di far udire in piazza la sua voce per veder riconosciuto ciò in cui dice di credere.

Ecco io sono con voi tutti i giorni: con noi tutte le volte che noi siamo segno di lui.

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