L’indirizzo di Dio – V di Pasqua – I Comunione in Cattedrale

Parlando di quello che oggi noi stiamo per vivere, abbiamo sempre posto l’accento sul fatto che oggi celebriamo la I Comunione di Marco, di Valentina, di Mario e dei loro compagni. Ed è vero perché è così. Tuttavia, dimentichiamo forse che l’accento andrebbe messo da un altro versante: prima ancora che essere noi a celebrare la comunione con Gesù, è lui che la celebra con noi. Per questo dovremmo dire che oggi è la I Comunione di Gesù con Riccardo, con Chiara, con Francesca.

Ha tanto desiderio di restare con noi che Gesù non poteva trovare di meglio che farsi nostro cibo, così da diventare tutt’uno con noi. Quando qualcuno è talmente preso da un altro, talvolta arriva a dire: “Ti voglio così bene che ti mangerei”.

Quando dovrà prendere un nome sceglierà di farsi chiamare “Emmanuele”, ossia “Dio-con-noi”: Dio con Antonio, Dio con Davide, Dio con Federica. Gesù non ha paura di mettere il suo nome accanto al nostro: lo metterà persino accanto a quello di Pietro che lo rinnegherà e di Giuda che lo tradirà.

Ma perché questa voglia di restare con noi? Per non farci dimenticare che noi siamo tutti incamminati verso un luogo che è la casa del Padre suo dove, a suo dire, c’è posto per tutti, nessuno escluso. Noi, però, avevamo perso l’indirizzo di questa casa: il Figlio Gesù, proprio lui, è venuto a ricordarcelo tanto da dire che chiunque ha a che fare con lui, ha a che fare con il Padre suo.

Cosa accade quando celebriamo la comunione tra noi e lui?

Accade che tutto ciò che è proprio di Gesù arriva a scorrere dentro di noi.

È un vero miracolo: il cielo scende sulla terra, il Paradiso inizia a vivere già dentro di noi.

Ma basta nutrirsi di un po’ di pane come l’ostia perché questo accada magicamente?

No. Da parte sua Gesù mi consegna tutto di se stesso entrando in comunione con me; da parte mia devo acconsentire a lasciarmi trasformare in colui di cui mi nutro.

Che cos’è che attesta che voi avete vissuto la comunione con Gesù o, meglio, che Gesù ha fatto comunione con voi? L’abito bianco? La foto ricordo? La pergamena che riceverete alla fine?

Lo attesta un modo di vivere che, per quanto possibile ad un bambino, si sforza di essere simile a quello di Gesù.

Perché? Com’è stato lo stile umano della vita di Gesù? Gli Atti degli Apostoli lo delineeranno come lo stile di chi è passato in mezzo agli uomini facendo del bene a tutti.

È stato lo stile di chi ha non ha avuto bisogno di imporsi per farsi valere.

È stato lo stile di chi ha dovuto apprendere come si vive, come si gioisce, come si soffre, come talvolta ci si dispera per il pane, come ci si entusiasma per un sogno condiviso, come si piange per le ferite di chi ti è caro e come ci si lascia prendere dalla compassione per chi ti è estraneo.

È stato lo stile di chi ha dato fiducia a uomini che non sempre sono stati in grado di ripagarlo con altrettanta fiducia.

È stato lo stile di chi non ha mai smesso di portare l’uomo a gustare ancora la bellezza di ciò che aveva smarrito.

È stato lo stile di chi non ha esitato a riconoscere il bene anche fuori dal proprio popolo e persino della propria fede religiosa. “Chi non è contro di noi, è per noi”.

È stato lo stile di chi mai ha umiliato ma sempre si è posto di fronte all’altro con atteggiamento mite.

È stato lo stile di chi non ha mai posto un limite alla manifestazione del suo amore: anche quando gli apostoli avevano in animo ben altre mire e persino quando una volontà omicida si era impossessata di uno di loro, egli non si è tenuto a distanza di sicurezza.

Quando si sta così nella vita, riproducendo questo stile umano, lì Dio è di casa. Addirittura fissa lì la sua dimora, il suo indirizzo.

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