Il mio Signore e il mio Dio – Prepararsi alla II di Pasqua

san TommasoCi sono giorni, situazioni, momenti in cui presi da un trasporto di cui neppure riusciamo a dar ragione, saremmo capaci davvero di andare anche in capo al mondo per qualcuno. Era accaduto a Pietro, era accaduto anche a Tommaso. Accade a noi. Non è, forse, ciò che accade quando ci si innamora? Non è, forse, una sorta di piccolo delirio, ossia di presa di distanza dalla realtà tanto da proiettarsi lungo le infinite traiettorie del sogno?

Ciò che Tommaso respirava attorno a quel rabbi di Galilea aveva qualcosa di unico. Nessuno parlava come parlava quell’uomo: lo avevano riconosciuto anche i suoi più strenui oppositori. Tommaso si era ritrovato una tale forza interiore che sarebbe stato capace di andare persino incontro alla morte se era il caso: “Andiamo anche noi a morire con lui!”, aveva affermato. Quando l’entusiasmo è a mille, le promesse son facili, le fedeltà proclamate, gli amori dichiarati.

Poi, però, in un battibaleno, quando tutto sapeva di complotto e di tradimento, anche Tommaso se l’era data a gambe. Sincera la sua promessa di voler morire con il Maestro, ma non vera: a misurare la verità di certi nostri proclami, infatti, non è il giorno del nostro matrimonio o della nostra consacrazione religiosa, non è neppure il momento in cui, con le farfalle allo stomaco, sussurriamo a qualcuno di essere follemente innamorati. La verità delle affermazioni la misurano i giorni della smentita, quelli tristi della vergogna e quelli amari della delusione. Quanta confusione in quei momenti! Quanta amarezza in quei frangenti in cui ti sembra che ti crolli il mondo addosso! Ci si ritrova in un attimo ad essere discepoli del tempo all’imperfetto mentre sfogliamo col nodo alla gola l’album dei nostri ricordi: “ma io pensavo, ma io credevo, ma io non immaginavo, ma io mi aspettavo, ma io speravo, ma io mi illudevo…”. Questi momenti fanno di noi i discepoli del rimpianto e i figli del fraintendimento.

Aveva faticato non poco di fronte al dramma consumato in quel venerdì memorabile in cui tutto si fece buio e il cuore del discepolo dalle promesse facili era più nero della pece. Come avrebbe potuto accogliere quel vaneggiare dei suoi compagni di sventura che volevano fargli credere addirittura di aver rivisto un uomo morto? Suvvia, siamo uomini! Aveva ancora le ferite del credito dato a quel rabbi che un giorno lo aveva associato a sé, figuriamoci se poteva permettere che altre se ne aprissero una seconda volta. E poi per cosa? Per un uomo risorto! Come credere che un asino possa volare. Basta, c’è un limite a tutto. Non è forse vero che quando siamo stati feriti da qualcuno, non vogliamo neppure sentir più nominare quella persona? Qualcosa di simile per Tommaso.

Vuole vederci chiaro. Ci sono situazioni in cui non ti accontenti di notizie di seconda mano, non sai che fartene di un reportage dettagliato senza che tu possa avere la stessa opportunità di cui hanno usufruito altri. E, talvolta, non è neppure sufficiente voler vederci chiaro: occorre toccare con mano, perché anche gli occhi possono ingannare. Proprio quello che desiderava fare Tommaso. Tanto diverso da Maria alla quale era bastato il suono di una parola consegnata da un angelo (manco da un uomo in carne e ossa) per potersi fidare e affidare. Tommaso no. Ed è significativo che il vangelo annoveri entrambi i percorsi: quello pronto di Maria e quello lento e faticoso di Tommaso. Non potrebbe essere diversamente: all’acqua della rivelazione di Dio ognuno ci arriva con la propria tazza. C’è posto anche per Tommaso, c’è posto anche per me. Sì, perché la misericordia di Dio si manifesta sempre come amore che non abbandona e mai ripaga con la stessa moneta con cui lo trattiamo: per questo, il tradito dona fiducia, il rinnegato restituisce fedeltà e fiducia e l’abbandonato restituisce presenza e compagnia. Di fronte a questi segni dell’amore, la resistenza di Tommaso divenne resa tanto da proferire il più bell’atto di adorazione: “il mio Signore e il mio Dio”.

Sì, il mio Signore e il mio Dio, è uno che non cessa di avere attenzione per i miei ritardi e pazienza per le mie fatiche. Chi è il tuo?

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