La vera protesta – Pasqua di Risurrezione

Come quando in uno dei nostri borghi si consuma una tragedia inaspettata, così doveva essere Gerusalemme quel primo giorno dopo il sabato. Un clima surreale: in molti avranno desiderato portare indietro il tempo così da non ritrovarsi a custodire nella memoria lo spettacolo lugubre di un innocente appeso ad un legno. La città aveva messo a morte colui che solo pochi giorni prima aveva acclamato re.

Come sono cangianti gli umori degli uomini! Quanto è vero che talvolta si finisce per avere come dio solo il proprio ventre lasciandosi prendere da un giustizialismo che non tiene più conto di ciò che è giusto.

Per fortuna, qualcuno che non ha smarrito il legame con il Signore perché non ha dimenticato cosa egli significhi per la sua esistenza, non riesce a rassegnarsi al corso degli eventi e per questo gioca come d’anticipo.

Era accaduto solo poche ore prima: un furfante, amico dell’ultima ora, si era ritrovato uno sguardo da far invidia persino al primo papa che pure era stato sincero nella confessione della fede: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Aveva visto in un condannato il re, in uno maledetto come lui colui che salva, nella morte l’ingresso nel regno.

Di che ti meravigli? Non aveva, forse, detto un giorno Gesù che “pubblicani e prostitute vi precederanno”? Lei, Maria di Magdala, insieme al buon ladrone incarna quanto un giorno il Signore aveva predetto. Che strano l’ultimo a parlargli mentre era in vita e la prima nel mattino di Pasqua sono due di cui diffidare, due di quelli che nessuna agenda contemplava come incontri possibili. A lui tocca essere il primo ad entrare in paradiso, l’unico santo canonizzato da Gesù stesso, e a lei fare da capocordata, lei che dopo l’incontro che le aveva salvato la vita, non avevo altri su cui sperare.

Chi ama non dimentica, non può dimenticare. Chi ama sa che “di morte l’amore non muore”. Così fa l’amore: ti afferra e ti rimette in vita anche quando tutto sembra morto.

Quell’andare di Maria Magdala al sepolcro di buon mattino sa di protesta, una sorta di fuori coro: proprio ciò che manca a noi.

Maria prova quasi ribrezzo al pensiero di appartenere ad un popolo che uccide gli inviati di Dio mettendoli a morte fuori delle mura della città. Non può rassegnarsi alla piega che han preso gli eventi. Non appartiene a chi ha conosciuto il Signore il doversi rassegnare. Ci deve essere un altro modo di stare di fronte alla storia che non sia l’accettare supino e abdicante. Quando accade una cosa simile è permettere che un clima di morte pervada ogni ambito. Maria no: insieme alle altre, da ascolto a quel mondo che proprio l’esperienza del lutto fa emergere quando ci si trova a contatto con risorse prima sconosciute. Chi ci è passato sa a cosa faccio riferimento.

Proprio il fallimento dei nostri percorsi porta già un annuncio di riscatto: sta a noi, però, affrettare il passo, non restare ripiegati. È solo a chi si alza di buon mattino che è dischiusa la possibilità di un incontro che segna il prima e il poi della sua vicenda. Il vero problema non è la sofferenza, non è neppure la morte: il vero problema è come io scelgo di stare di fronte ad esse.

Lei insieme ad altre donne e all’amico che Gesù amava si erano già smarcate rispetto alla sconsideratezza della folla che aveva preferito un malfattore omicida al Figlio di Dio che, invece, era passato sanando e beneficando tutti.  Chi sa di avere come vocazione il generare vita non può accettare di darla vinta alla morte. Proprio ieri una mamma mi confidava: mio compito è generare i miei figli fino alla fine.

Per questo, sebbene con la paura addosso, Maria non permette che la morte vinca la fede che ancora la anima; pur con il timore che qualcuno possa bloccarla, non può non amare (non aveva scritto qualcuno che “le grandi acque non possono spegnere l’amore”?); pur con il cuore lacerato da quella separazione improvvisa, lui resta ancora il suo Signore.

Il maschile che è in ciascuno di noi ha tutt’altro approccio rispetto al femminile: per aprirsi all’amore ha bisogno di capire, di verificare, di vedere se esso rientra in un certo schema di pensiero. Non così il femminile che ci appartiene. Forse per questo l’annuncio più importante è stato affidato alle donne. Il femminile prima si apre all’amore, poi trova il modo per farlo entrare nel suo modo di ragionare. È solo l’amore che riesce a leggere nell’assenza del Signore un suo diverso modo di essere presente.

A ragione Paolo dirà: “Se uno è in Cristo è una creatura nuova”.

A noi che invochiamo cambiamenti in ogni ambito dall’ecclesiale al politico, dal culturale all’economico, Maria di Magdala ricorda che non è la novità delle cose a rinnovarmi ma è la mia personale pienezza di vita a fare nuove tutte le cose con cui interagisco.

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