Ti amo da morire – Domenica delle Palme

Con che animo Gesù è entrato in questi giorni che per noi sono diventati i più santi, i più importanti?

Cosa avrà attraversato il suo cuore mentre veniva osannato dai più nel suo ingresso a Gerusalemme?

Cosa può provare uno che sa di trovarsi di fronte ad una vera e propria farsa?

Quella gente che oggi lo osanna non tarderà a rivoltarsi contro di lui solo perché avrà scelto un modo di stare al mondo che mette persino in conto l’eventualità di essere tolto di mezzo. Avrebbero dovuto capirlo già dall’animale con cui si era introdotto nella città santa, un puledro figlia d’asina. E, invece, no. Alla gente interessa un Dio à la page, un Dio che sia disposto a soddisfare il nostro bisogno di potere, di controllo, un Dio che all’occorrenza ci risparmi la fatica del vivere. Non è forse quello che candidamente gli chiediamo nelle nostre preghiere? Un certo ben-essere, uno star bene, poco importa se per ottenerlo ci rimetta ciò che, invece, è il bene per noi. Ci interessa un cristianesimo à la carte, quel cristianesimo, cioè, di cui siamo noi a decidere ciò che vogliamo condividere, proprio come quando a ristorante ci portano la carta, appunto.

In tanti lo avevano dissuaso: primo fra tutti Pietro quando lo aveva preso in disparte e gli aveva detto che non era affatto quello il modo per realizzare la sua identità di Messia.

Ci avevano pensato anche dei samaritani che non avevano voluto accoglierlo nel loro villaggio proprio perché aveva la faccia di uno che stava andando a Gerusalemme. Se non aveva voluto ascoltare i suoi che almeno si fosse lasciato convincere dal fatto che già tante volte qualcuno aveva raccolto pietre per eliminarlo.

Perché andarsele a cercare quando sei già stato messo sull’avviso? Cosa t’aspetti da un uomo, o Gesù, cosa t’aspetti dall’uomo? Se tradisce chi per amore ha giurato fedeltà nella buona e nella cattiva sorte, vuoi che non si capovolga l’umore della folla quando non soddisfi le sue voglie? Ci si vende per un nulla, figurati se non accade quando si resta delusi nelle proprie aspettative.

Ma allora perché questa ostinazione nel voler entrare a tutti i costi in una esperienza che umanamente parlando sembra senza ritorno?

Perché non arrendersi all’evidenza? Perché non fare marcia indietro quando tocchi sempre di più con mano che tu stesso sei lacerato interiormente quando arrivi (per ben tre volte annota Mt) a dire: “Padre, passi da me questo calice”?

Eppure, proprio in quel frangente, il Vangelo si dipana in tutto il suo splendore: “Tuttavia non la mia ma la tua volontà sia fatta”. Già: quella che per noi non sembra altro che una strada senza uscita, in realtà è l’esperienza mediante la quale Dio decide di non tornare indietro anche a fronte di quanto l’uomo sta compiendo.

Paolo lo esprimerà magnificamente: “Se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele perché non può rinnegare se stesso”. Volontà di Dio è non venir meno alla parola data anche se tu dovessi ritirare la tua. In ogni circostanza in cui di nuovo si ripeterà il dramma di quelle ore, il Padre, per nulla al mondo smetterà di amare quest’uomo che sono io, così come sono. Solo in un caso come questo comprendiamo quello che un po’ spavaldamente ripetiamo a qualcuno quando gli diciamo: “Ti voglio un bene da morire”.

A comprendere tutto ciò solo le donne e il centurione pagano: gli unici che riconoscono che quando si è in grado di morire d’amore e non si può che essere da Dio: “Veramente quest’uomo era figlio di Dio!”.

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