Se credi – Prepararsi alla V di Quaresima

Tutto era cominciato un giorno quando alla domanda di due discepoli: Maestro, dove abiti? Gesù aveva risposto: Venite e vedrete. E noi con loro abbiamo provato a mettere i nostri passi sulle sue orme, abbiamo condiviso con lui un buon tratto di strada, abbiamo gustato la gioia della sua presenza ma la nostra strada – ahimè – sembra essere sempre una strada senza uscita allorquando la nostra o l’altrui morte finisce per farci concludere: Signore, vieni a vedere… quasi a voler misurare una volta di più l’inutilità di quell’essere stati con lui. Quanto realismo in quel Signore, vieni a vedere!

Sì. Betania è la nostra casa, Lazzaro il nostro nome. Chi infatti non abita a Betania, se è vero che questo vocabolo significa “casa della sofferenza”? Talvolta Betania sembra quasi residenza coatta, tanto siamo messi a dura prova! E tuttavia, credo non ci sia nessuno che non possa dire di chiamarsi Lazzaro, se è vero che come lui abbiamo toccato con mano che – sebbene in modi impensati – “Dio ci ha soccorso” (Lazzaro, infatti, significa “Dio soccorrerà”).

In quella casa abitano Marta, Maria e Lazzaro, amici a cui Gesù voleva molto bene. Tuttavia, quando riceve da loro l’invito ad affrettarsi perché non accada l’irreparabile Gesù proclama una strana certezza, tutta da rileggere anche nelle nostre vicende luttuose: Questa malattia non è per la morte…

La morte, si sa, crea agitazione, porta scompiglio: ci trova sempre impreparati. Pensiamo solo per un istante al potere che esercita su di noi la consapevolezza di una malattia grave che mette a rischio la nostra vita: nulla è più come prima. Perché, invece, questa pacatezza da parte di Gesù? Perché non sospendere le occupazioni cui era intento? Perché Gesù non obbedisce al potere dispotico della morte: infatti, fino alla fine, pur nella consapevolezza della sua ora, Gesù non si è lasciato condizionare da quell’appuntamento con la morte ma ha continuato a vivere il tempo che gli era dato in maniera piena e non provvisoria.

Questa malattia non è per la morte… Ripenso a tutte le situazioni in cui l’esperienza del limite, della fragilità, del male, della stessa morte, sono letti da me come ultima parola su tutto, parola che ha il potere di condizionare ogni cosa. Forse devo riconoscere con tutta franchezza di non vivere e non credere in Lui: chi vive e crede in me non morrà in eterno. Di cosa ti preoccupi, p. Antonio? Chi vive l’esperienza della fede già ora, già qui sottrae la sua vita al potere intimidatorio della morte. Come non ripensare a Francesco d’Assisi il quale esclama: ben venga sorella morte, ben venga!

Se uno cammina di giorno non inciampa… Certo, dice Gesù, le ore di luce in una giornata sono limitate, appena dodici, per poi cedere il posto alle tenebre della notte. Ma guai a pensare alla notte già a mezzogiorno! Perderesti il tempo che ti è dato per continuare a vivere nella luce, per continuare a compiere il bene. Non permettere che il potere della notte abbia la meglio su di te in quel tempo che, seppur breve, è comunque destinato alla vita. È vero: è un tempo destinato a cessare ma esso è comunque gravido di una speranza che è per sempre. Credi tu questo?

Non perderti in quel processo molto naturale intentato nei confronti di Dio ogni volta che muore un fratello: se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto. Non restare bloccato su domande a ritroso che rincorrono ipotesi di un passato che non può più esistere: cosa sarebbe accaduto se…? Guarda in avanti: anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà.

Se di fronte alla morte di una persona cara la mia fede non vacilla, Dio mi rivelerà la sua gloria, mi introdurrà, cioè, in un diverso modo di leggere la storia, la vita, la morte, gli affetti, i legami. Ma perché questo accada è necessario togliere quella pietra che mi separa dalla possibilità di attingere vita piena. Mi è chiesto di guardare più in là accettando di eliminare ciò che mi può rinchiudere nel mondo delle tenebre.

Nulla è irrecuperabile: ogni uomo è sempre recuperabile e lo è da qualsiasi morte. Colui che ha risuscitato Lazzaro intende comunicare la sua stessa vita divina ad ogni uomo che lo accoglie per la fede.

Se credi vedrai… la fede… fessura aperta da cui intravedere qualcosa del mistero di Dio e del mistero dell’uomo.

Credi tu? Chi ha avuto la grazia di accompagnare qualcuno che compie la sua ultima traversata sa cosa può operare la fragile mano dell’uomo in forza della tenerezza che quella mano trasmette. Se tanto può la fragile mano dell’uomo che cosa non potrà fare la mano potente e misericordiosa di Dio se sappiamo afferrarla e stringerla? La fede è la certezza di questa mano irrevocabilmente tesa verso di noi. L’ultima parola di Gesù morente sulla croce sarà proprio una parola di affidamento alle mani del Padre: Padre, nelle tue mani affido la mia vita (Lc 23, 46).

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