La grazia dell’incontro – Prepararsi alla III di Quaresima

Ci sono incontri e incontri: non tutti si equivalgono. Alcuni li banalizziamo, di altri non ne cogliamo la preziosità, ad alcuni arriviamo impreparati o presi da altre cose, altri neppure li ricordiamo, altri, addirittura, li consumiamo. Gli appuntamenti, invece, che lasciano il segno sono quelli in cui, pur nella casualità del loro accadere, ci siamo sentiti leggere in profondità e accogliere in modo incondizionato. L’incontro tra Gesù e la Samaritana è proprio di questo tipo dal momento che ha segnato un prima e un poi nell’esistenza di una che di incontri con uomini se ne intendeva se ne aveva collezionati ben sei.

Quello al pozzo di Sicar è l’incontro tra una donna senza speranza e condannata a ripetere i suoi errori e un Dio che le fa la corte, una donna costretta a un andirivieni, simbolo di qualcosa di ben diverso del mero movimento geografico, e un Dio che sente sulla sua pelle la fatica e la stanchezza fisica, figura di ben altra stanchezza, una donna preoccupata soltanto di trovare una soluzione al problema dell’acqua materiale e un Dio, invece, preoccupato di farla abbeverare a tutt’altra sorgente.

Una donna ferita nel suo mondo affettivo-relazionale e un Dio che la avvicina con delicatezza, come, forse, nessuno dei suoi sei uomini aveva fatto mai. Quanta fatica da parte della donna a chiamare per nome la sua reale situazione e, per la prima volta, magari, essere vera! Ha cambiato marito ma non ha mai trovato amore; ha creduto che il cambiamento del partner potesse finalmente placare il suo bisogno di accoglienza, di comprensione, la sua ricerca di senso, ma invano. Anzi. Si è ritrovata con una voragine affettiva sempre più dilatata e con un vuoto incolmabile. Patendo quella voragine si ritrovava puntualmente a credere che la soluzione fosse un nuovo marito senza capire che proprio quella voragine era rimando alla sua vocazione più profonda: accogliere Dio. Chi è stato creato capax Dei (capace di accogliere Dio), non potrà mai accontentarsi di qualcosa che è meno di questo.

Una donna tanto navigata quanto rassegnata e un Dio esperto di approcci, un Dio per il quale nessuno è definitivamente condannato a ripetere un estenuante andirivieni alla ricerca di qualcosa/qualcuno che finalmente appaghi il proprio bisogno.

Proprio nel luogo in cui con più evidenza la donna è chiamata a riconoscere il suo radicale bisogno, è attesa da qualcuno che non si scandalizza per la sua precarietà confessata (oggi non esiteremmo a parlare di difficoltà di appartenenza affettiva) ma che, addirittura, parte da lì per condurla altrove. Anzi, rispetto a Gesù sembra quasi che la donna sia in una posizione privilegiata se è vero che lei dispone di un secchio e Gesù no. Dio si fa strada nella nostra vita sempre attraverso la via di una povertà da riconoscere e accogliere.

E così penso ai tanti pozzi verso i quali ci incamminiamo nella speranza che possano rappresentare l’antidoto al nostro bisogno e lì, proprio lì, se lo riconosciamo siamo attesi da un Dio che ci chiede di provare a stare a contatto con quanto ci affatica, senza rimuoverlo ma anzitutto ponendoci in ascolto. È vero: siamo a contatto con Dio più spesso di quanto crediamo! Forse accade anche a noi di essere posti di fronte alla rivelazione di Dio ma i nostri occhi sono incapaci di riconoscere la luce che splende nelle tenebre o forse, addirittura, facciamo di tutto per impedirle di splendere. Forse che i contemporanei di Gesù saranno in grado di accogliere ciò che di Dio egli ha manifestato?

Ed ecco la pedagogia divina: non l’esame di coscienza ma l’icona in cui rispecchiarsi! Gesù non la inchioda a ciò che ha compiuto ma le mostra quello che può diventare. Alla donna accolta nella sua verità, Gesù rivela come Il Padre la desidera e quale strada resta ancora da percorrere. Alla donna Gesù manifesta di essere fatta per altro e fintanto che non orienta i suoi passi verso quella direzione, potrà continuare a cambiare mariti all’infinito senza mai placare la sua sete vera. La possibilità di una vita diversa, per lei come per noi, risiede nell’accogliere ciò che Dio vuole donarci: se stesso. Nulla di meno. Il resto è solo un segno di questo. Per questo non è un luogo o un tempo a dire il nostro rapporto con Dio, ma una relazione stabile il cui profumo si espande in ogni luogo e in ogni tempo.

La fortuna di quella donna è stata il non sottrarsi al confronto, al dialogo. Anche se, inconsapevolmente, si è lasciata condurre per mano lasciando cadere pregiudizi, chiusure e paure fino a trovarsi coinvolta in una vicenda che non riguardava solo lei ma anche il suo ambiente circostante a cui sente il bisogno di partecipare ciò che le era capitato in quello strano mezzogiorno. Con gradualità e con qualche resistenza ha accettato di compiere il viaggio verso il centro del suo cuore e lì ha potuto toccare con mano che finora si era abbeverata a cisterne screpolate che non contengono acqua. Chiunque di noi ha a portata di mano tanti surrogati che immediatamente sembrano placare la sete mentre, in realtà, la rinviano soltanto.

E così lei, un’adultera, diventa l’apostola. È importante sottolineare che non l’integrità morale ci abilita a parlare di lui ma l’aver scoperto che cosa è essenziale per la nostra vita, l’aver fatto un’esperienza di amore: questo basta per poter andare e annunziare. Il resto lo farà lui. Infatti: essi uscirono dalla città e andavano da lui. Non da lei, ma da lui. Nonostante il suo guazzabuglio interiore, la donna di Samaria aveva provocato un vero e proprio esodo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.