Così voi – Prepararsi alla liturgia domenicale (V del T.O.)

sale e luceAscoltando la Parola che Dio ha appena dispensato per noi, mi ritornava alla mente quanto ripeteva Francesco d’Assisi quando affermava: “Nulla di voi trattenete per voi…”. Nulla è solo per noi, ci ripete oggi il Signore Gesù: quello che siamo è in riferimento a qualcos’altro, a qualcun altro. Sale e luce sono in stretta connessione con ciò in cui devono essere inseriti. La vita di fede che per grazia ci è stata data di fare nostra non è una dimensione propria del nostro cuore da custodire gelosamente: essa è per sua natura chiamata ad esprimersi attraverso segni visibili.

Gesù usa quattro termini di confronto: come il sale per la terra, come la luce per il mondo, come la città sul monte, come la lampada sul lucerniere, così voi.

Come il sale, capaci di restituire il tono alle cose, come il sale capaci di ravvivare, di vivacizzare, di esaltare le differenze, di dar sapore all’esistenza degli uomini, come il sale capaci di conservare ciò che rischia di deteriorarsi. Un compito cui non si può abdicare: quando questo non accade, tutto ciò che siamo e facciamo diventa insipido.

Come la luce, capaci di illuminare ciò che a tutta prima sembrerebbe oscuro e senza via d’uscita, rischiarare i percorsi tortuosi e le strade insidiose. Ci sono tante realtà che rischiano di non esprimere fino in fondo il loro volto solo perché nessuno è in grado di farne esaltare la bellezza.

Come la città, capaci di trasparenza proprio come ciò che è posto in alto, capaci di attrarre chi si arrabatta a valle. Diventare punto di riferimento, modello a cui guardare quando non si coglie più il perché di una scelta o di un impegno.

Come la lampada, capaci di luce e calore per chi fatica a distinguere i contorni delle cose più familiari evitando di produrre ombre lunghe qualora si scegliesse di vivere in un nascondimento fine a se stesso. Se la lampada non è posta nella posizione giusta, ne consegue una visione distorta delle cose e nulla è letto nella giusta luce.

Come il sale, come la luce, come la città, come la lampada, così voi. A chi si riferisce Gesù? Si riferisce a ciò che ha appena detto di coloro che sono perseguitati per amore del nome di Cristo. È in un frangente di contestazione che il discepolo è tale fino in fondo e che la sua condotta paziente, umile, coerente è luce per il mondo. Quando le cose vanno male, non è segno che la luce si è spenta, ma risplende maggiormente. È in un contesto di fatica sociale che emerge la mia identità più vera, quando cioè non è scontato esprimere quello che sono, quando rischio di diventare incapace di dare un sapore nuovo alle cose, alle relazioni, quando la tentazione di mettere la lampada sotto il moggio è più seducente perché così si evita di esporsi.

Rivolgendosi alla condizione di cristiani in minorità sociale, a mogli di mariti non credenti, Pietro scriverà: “Ugualmente voi mogli siate sottomessi ai vostri mariti perché, se anche alcuni si rifiutano di credere alla parola, vengano conquistati dalla condotta delle mogli, senza bisogno di parole, considerando la vostra condotta…” (1Pt 3,1-2). E poi aggiungerà: “siate pronti sempre a rendere ragione della speranza che è in voi” (3,15). Perché ti comporti così? Perché non ti pieghi al corso comune delle cose?

Cos’hanno in comune il sale e la luce? Far risaltare il gusto proprio di una pietanza; il sale valorizza qualcosa che c’è già. La luce non è fatta per dare colore alle cose: il colore esiste già nelle cose, è una loro qualità. Il sale non svolge il suo compito se, distinguendosi, attira l’attenzione su di sé facendosi sentire, ma solo se arricchisce il gusto del cibo. Compito della luce è illuminare ma se attira l‘attenzione su di sé abbaglia. Nessuno dirà: “come è buono questo sale” o “come è bella questa luce”. Pur essendo importantissimi, essi restano solo strumenti. Pur preziosi, pur indispensabili, essi esprimono quello che sono senza farsi vedere né sentire.

Una vita che sia l’imitazione dello stile di Dio Padre, questa è garanzia perché i discepoli compiano opere belle al vedere le quali Dio stesso venga glorificato.

In un tempo come il nostro in cui non è più scontata l’esperienza della fede e l’appartenenza religiosa non fa più parte del patrimonio culturale del nostro popolo, la Parola ci annuncia che Dio si manifesta là dove è rimossa ogni oppressione sociale, là dove sono bandite le false accuse e gli attacchi verbali tesi a distruggere l’avversario e là dove ci si prende carico della condizione dell’altro. È in questo modo che Dio si fa conoscere: se questo non accade, il parlare di Dio è solo un suono di parole vuote, solo un gioco linguistico. C’è una catechesi in atto che passa attraverso la vita dell’uomo giusto. La vita buona del vangelo non ha bisogno di decodifiche o di interpretazioni: essa si riverbera su chiunque ed è efficace anche per chi nulla sa di Dio o del vangelo.

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