Umile – Per prepararsi alla festa del Battesimo del Signore

battesimoSe ne avessi la possibilità vorrei portarmi indietro nel tempo, sulle rive del Giordano, per comprendere qualcosa di quanto è accaduto quel giorno mentre il Figlio di Dio si metteva in fila come tutti e con tutti gli altri.

Cos’è accaduto, infatti, quel giorno tanto che Giovanni avrebbe voluto impedirlo (sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me)? Come dar torto del resto a Giovanni? Quel giorno, infatti, è accaduto che Dio abbia scelto di manifestarsi non in un tempio né in una liturgia ma là dove avveniva il riconoscimento della propria fragilità e dei propri limiti. Là dove l’uomo riconosceva la sua lontananza da Dio lì Dio scendeva per fargli sperimentare tutta la sua vicinanza.

Quel giorno accadeva qualcosa che sapeva di primizia: la possibilità che la creazione e la storia potessero avere un nuovo corso era inscritta nella disponibilità del Figlio di Dio di prendere su di sé il mistero stesso del male. Se un gesto di orgoglio e perciò di disobbedienza aveva fatto sì che la comunicazione tra Dio e l’uomo si fosse interrotta da parte dell’uomo, il gesto di umiltà di un uomo riapriva finalmente questa possibilità. Penso così ai nostri gesti di orgoglio: quale abisso di male invocano! E penso ancora ai nostri gesti di umiltà:  quale potenzialità racchiudono per l’umanità intera i gesti in cui l’uomo sta nella vita né con supponenza né con prevaricazione!

Quel giorno si realizzava ciò che l’antico profeta aveva annunciato: Dio avrebbe ristabilito la sua alleanza con l’umanità senza appoggi umani, disarmato, rivestito solo della fragilità del suo essersi fatto uomo.

Quel giorno, con quel suo ricevere il battesimo, Dio diceva definitivamente no a ogni trionfalismo, rinunciava a qualsiasi cassa di risonanza mondana che avrebbe potuto amplificare le sue parole e i suoi gesti.

Quel giorno Dio sceglieva di non imporsi con la forza; decideva di non gridare perché la verità non ha bisogno di una voce urlata o imponente per aprirsi un varco; aborriva la scorciatoia ingannevole dell’acclamazione delle piazze.

Quel giorno Dio si rivelava ai piccoli e ai poveri, a quanti cioè stanno per spegnersi o per spezzarsi a motivo della insopportabilità di situazioni troppo pesanti.

Quel giorno Dio decideva di entrare nell’esperienza della morte con l’unica arma in grado di sconfiggerla per davvero: l’amore. Solo l’amore, infatti, è più forte della morte. Solo l’amore è in grado di far fiorire persino il deserto e permettere che il negativo della vita conosca anch’esso un esito felice.

Quel giorno, mentre si metteva in fila con i peccatori, Dio attestava che nel suo regno non vige la logica del più grande o del più degno. A chi pensava la vita in termini di scalata verso l’alto, Dio opponeva il cammino verso il basso (la via per andare in su, ripeterà Francesco d’Assisi,  è la via per andare in giù).

Quel giorno a chi pensava di stare nel mondo con presunzione e nella ricerca di riconoscimenti, Dio opponeva un’altra logica: quella di chi si mette a servire.

Quel giorno Dio rivelava che soltanto l’esperienza di un amore solidale capace di scendere in una esistenza malata è in grado di riportare vittoria sulle smentite della vita. L’impotenza ha il potere di salvare tutte le volte che essa è scelta per amore.

Quel giorno una colomba aveva annunciato che l’eterno naufragio del mondo poteva conoscere un nuovo approdo, proprio come la colomba di Noè aveva annunciato che il diluvio era cessato.

Ripenso così a quante colombe continuano a volare – per chi riesce a vederle con gli occhi della fede – quando qualcuno perpetua nella sua carne lo stile assunto da Dio quel giorno. I cieli si aprono ogni volta che io accetto di annegare il mio uomo vecchio.

Quel giorno – non prima – Dio riconosceva come Figlio amato il Figlio che umilmente si immergeva nelle acque. Quel giorno Dio esprimeva il suo gradimento. Quel giorno Dio manifestava i suoi gusti. E mi ritrovo così a pensare a quante cose facciamo per essergli graditi. Quante di queste sono in dissonanza con lo stile di quel giorno! Quante volte pensiamo di essergli graditi perché prendiamo le distanze, ci distinguiamo e non siamo come gli altri! Dio gradisce quando ci sentiamo uno della grande carovana dell’umanità

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