Passi affrettati verso la meta – Messa di fine anno

te-deumUn nuovo anno alle nostre spalle.

È stato l’anno del Giubileo della Misericordia, l’anno in cui per grazia ci è stata aperta la porta del cuore del Padre perché potessimo attingere a piene mani la vita divina che egli da sempre vuole donare a ciascuno di noi.

È stato l’anno del violento terremoto che ha colpito le regioni del centro Italia, l’anno di orribili attentati.

È stato l’anno di una guerra interminabile in Medio Oriente: non sappiamo se e quanto durerà la tregua in Siria.

Per tanti, un anno da dimenticare, come si dice. Ma è davvero così? Possiamo sottoscrivere ciò che un ragazzo ha pubblicato in un post di Twitter dicendo: se dovessimo racchiudere questo 2016 in tre parole, “mai na gioia”?

Perché ritrovarci in chiesa per l’Eucaristia in questa sera che fa da cerniera tra un anno e l’altro? Non basta voltare pagina lasciandoci alle spalle quanto di negativo abbiamo vissuto nel tempo trascorso e brindare in modo spensierato al nuovo anno che sta alla porta?

Il cristiano non si accontenta semplicemente di fare bilanci e di girare impunemente una pagina di calendario. Non spetta a noi fare bilanci: scarteremmo tante realtà a cui Dio non cessa di conferire diritto di parole e faremmo passare, invece, ciò che probabilmente non ha rilevanza alcuna.

Il cristiano sente anzitutto il bisogno di fare memoria perché sa che tutto è grazia. La memoria va fatta: ciò che è accaduto non può essere custodito soltanto come un ricordo lontano ma va rielaborato così da farlo diventare principio per un nuovo modo di essere e di operare. Si fa memoria non solo quando si è in grado di conservare un evento, un incontro, una parola, uno sguardo, ma quando si diventa capaci di costruire a partire da quell’evento, da quell’incontro, da quella parola, da quello sguardo.

La nostra non è la memoria di un computer o di un cd che conserva dei dati: questi strumenti hanno memoria ma non hanno ricordi. Il ricordo non fa riferimento solo al dato di fatto che la memoria custodisce ma alla sua dimensione emotivo-affettiva. Fare memoria non è guardare al passato con nostalgia o con rammarico. Fare memoria è riconoscere che in ogni evento Dio non ha cessato di manifestarci la sua fedeltà, Dio si è rivelato.

“Questa tua profonda gioia, questa tua ardente sazietà, è fatta di cose che non hai calcolato. Ti è data. Chi, chi ringraziare?” (Cesare Pavese).

Se pensassimo che tutto è solo il frutto della nostra capacità di fare, basterebbe fermarsi un attimo e guardare alla nostra corporeità: il corpo non ce lo siamo creati da noi stessi. Ce lo ritroviamo come dono. Proprio il nostro corpo attesta una sua strutturale dipendenza: “siamo fatti”. Abbiamo bisogno di altri che si prendano cura di noi, che poco alla volta dischiudano per noi il senso del nostro essere al mondo. Da dove deriva per noi la possibilità di vivere appagati se non nel relazionarci ad un altro? Nascendo, noi siamo stati dati a noi stessi. La vita è rapporto. L’esistenza è un continuo testimoniare che la vita è dono. Proprio il maschile e il femminile che ci costituiscono e ci differenziano, attestano come la struttura umana si riceve nel dare e si da nel ricevere. Chi, se non un altro, può essere per noi strumento per apprendere la distanza nel possedere, la gratuità nell’appartenere, il perdono nel riconoscere l’altro come diverso da me?

Il cristiano sente il bisogno di meditare, ossia portare dentro e non limitarsi a guardare gli eventi dall’esterno, come se non lo riguardassero e senza cogliere il senso che Dio stesso vi ha immesso.

Il cristiano non legge gli anni che passano come l’estinguersi di possibilità che più non ritornano, ma come i passi veloci di chi affretta il suo cammino verso casa. Il tempo non può essere fermato e il futuro non può essere ipotecato: il tempo va continuamente orientato a Colui che ce ne ha fatto dono perché possiamo restituirlo ricco di opere di bene.

Nonostante gli affanni dei maghi e i calcoli degli astrologi, sappiamo in realtà ben poco del futuro, ma sappiamo che la benedizione di Dio non verrà meno. Questo è ciò che ci permette di attraversare le vicende liete e tristi con la consapevolezza che ciascuno di noi è prezioso ai suoi occhi ed egli non ritirerà da noi la sua mano.

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