Favorire l’incontro – Prepararsi alla liturgia domenicale (IV di Avvento)

san-giuseppeLa storia dell’umanità è come attraversata da una domanda: ma Dio è in mezzo a noi, si o no? Se l’era posta Israele nel deserto, se la poneva la comunità per la quale Mt redige il suo vangelo, ce la poniamo anche noi e non una volta soltanto allorquando siamo tentati di negare che la nostra storia interessi ancora a qualcuno: Dio è in mezzo a noi, si o no?

È a questa domanda che risponde la liturgia della IV domenica mentre ci annuncia proprio che il nostro Dio è Colui che rimane. Anche quando un re come Acaz rifiuta in maniera perentoria la debolezza di un segno offertogli da Dio (che garanzia è la fragilità di un bambino quando egli è sicuro della forza che gli deriva dall’alleanza con il potente di turno qual era il re di Assiria?) il Signore non desiste di fronte alla logica suicida dell’uomo. Il segno è certo paradossale e fragile perché un bambino non è garanzia di una vittoria militare ma è il segno di Dio, il segno della potenza della vita. Quel bambino si chiamerà Emmanuele a dire che nella fortuna come nella disfatta, nel peccato come nella fedeltà, nella vita come nella morte Dio sarà sempre un Dio con l’uomo e un Dio per l’uomo. Se solo imparassimo a leggere le vicende della storia alla luce di questa consapevolezza: Dio non si pente, non ritira la sua promessa e la sua fedeltà. Tuttavia, ha bisogno di uomini e donne capaci di fidarsi che anche se tarda, avverrà.

Che cosa rappresenta Giuseppe se non l’atteggiamento fiducioso di chi nello scandalo di una vita che si schiude nel grembo della sua ragazza senza che egli l’abbia ancora conosciuta, riesce a riconoscere le vie di Dio e il compiersi di un progetto molto più grande? Non scontato questo atteggiamento.

Per questo, infatti, dopo il conflitto interiore del Battista ci è presentato quello di Giuseppe: come tenere insieme il cuore e la ragione, l’amore per la sua ragazza e l’adempimento della giustizia? Un conflitto che ha turbato non poco le notti di Giuseppe. Da subito, infatti, Giuseppe si trova di fronte ad una situazione incresciosa: prima che andassero a vivere insieme Maria si trovò incinta…

Giuseppe aveva un suo progetto di vita familiare che va in frantumi a fronte di un fatto inimmaginabile. Se egli fosse stato legato al suo futuro così come lo aveva pensato, non avrebbe acconsentito. E invece si dice pronto ad accogliere la visita di Dio che non è mai il prolungamento del presente secondo i nostri progetti, ma è sempre nel segno di una diversità che accade sotto i nostri occhi. E quella diversità lo ha trovato pronto. Non è forse questa diversità che aspetta anche noi al varco in questo prossimo Natale? Per ciascuno con connotati diversi, accenti differenti. Quale questa diversità per me?

Certo, è difficile far spazio a Dio, stando a quanto narrato dal Vangelo. Nella vita di Giuseppe Dio è entrato creando scompiglio, in modo del tutto inatteso, imprevedibile e in così poco tempo. Eppure, proprio Giuseppe ci indica quale percorso intraprendere quando Dio chiede di fargli spazio nella nostra esistenza:

  • anzitutto la strada della saggezza e della benevolenza, la strada di chi non assume posizioni violente che possono ferire e umiliare l’altro, la strada della delicatezza immune da qualsiasi gesto dettato dall’orgoglio ferito: decise di licenziare Maria in segreto, senza ripudiarla davanti a tutti;
  • poi la strada della riflessione, la strada di chi non se ne sta ad una lettura superficiale degli eventi ma cerca di capire e perciò si interroga, vaglia gli avvenimenti per assumere l’atteggiamento più conforme alla propria umanità e alla propria fede;
  • poi ancora la strada dell’ascolto: in tanti modi Dio ci parla annunciando il suo progetto e indicando scelte da compiere; un ascolto sempre accompagnato alla fede come abbandono;
  • infine la strada della scelta, della decisione concreta: Giuseppe fece quanto gli aveva ordinato l’angelo. Con tutti i rischi che questo comporta, anzitutto quello di accettare un ruolo sì decisivo che tuttavia è destinato a rimanere nell’ombra.

Abbandonando ogni suo progetto e accogliendo con animo disponibile il compito che Dio gli affidava, Giuseppe rende possibile l’incontro tra Dio e l’umanità. E non è quello che Dio chiede anche a me, ancora a me in questo Natale: che io, cioè, sia tramite dell’incontro tra lui e l’umanità?

In pieno turbamento Giuseppe si sente interpellato da un sogno (ma ci si può fidare della evanescenza di un sogno quando in gioco  c’è la vita di almeno tre persone?). E nondimeno si mette nelle mani di Dio, senza garanzie anticipate, senza segni straordinari, senza grosse possibilità di scelta. Eppure grazie a lui, il Figlio di Dio ha potuto essere annoverato tra i figli degli uomini.

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