Il Dio dimesso – Mercoledì III settimana di Avvento

san-giovanni-battistaDeve aver patito la smentita più solenne il profeta Giovanni allorquando aveva colto che il comportamento del Signore Gesù era tanto diverso da come egli se l’era immaginato. Lo aveva annunciato come colui che avrebbe giudicato con severità, avrebbe diviso il grano dalla paglia, avrebbe incenerito i peccatori proprio come si fa con la paglia.

E invece… com’era diverso quel maestro di Nazaret. Stava con poveri e prostitute, con peccatori e pubblicani, andava alle feste di nozze, tanto che lo definivano un mangione e un beone. Mite e umile di cuore non avrebbe spento un lucignolo fumigante e non avrebbe spezzato una canna già incrinata. Quell’uomo andava incontro a tutti, in modo particolare a coloro che una legge e una religione avrebbe definito perduti.

Chi non avrebbe patito lo sconcerto di Giovanni? Chi non avrebbe conosciuto l’esperienza del dubbio? Sei proprio tu…? E se mi fossi sbagliato sul tuo conto? Peraltro egli non era più l’uomo a cui le folle accorrevano nel deserto. Nessuno più dalla sua parte e lui rinchiuso in una cella, vittima di un’ingiustizia che continuava a imperversare nonostante la venuta del Messia. Il suo grido nel deserto aveva dovuto cedere il posto ad una domanda: Sei tu? Che dramma deve aver patito il profeta del deserto!

Chi non ha misurato sulla sua pelle l’esperienza dell’incertezza quando i motivi che inducono a non credere sembrano molto più forti di quelli che potrebbero spingere alla fede? Non poche volte l’esperienza della personale oscurità costringe ad un silenzio offeso. Giovanni, invece, ci consegna uno stile: quello del non chiudersi in una solitudine colma di dubbi e interrogare sempre di nuovo Gesù. Giovanni non arrischia nessuna conclusione preferendo lasciarsi ammaestrare dagli eventi e per questo resta l’uomo dell’attesa, attento a ciò che accade oltre le grate della prigione in cui era rinchiuso. Non ha paura di manifestarsi dubbioso e lo dichiara, ma soprattutto non antepone le proprie idee al disegno di Dio. Il buio della crisi della propria fiducia in Dio può rischiararsi solo nella misura in cui il dubbio è di nuovo consegnato al Signore Gesù.

Gesù prende sul serio la difficoltà umana di credere in lui: Andate e riferite a Giovanni… e, tuttavia, non cessa di spiazzare. A chi pretenderebbe credenziali egli suggerisce la rilettura degli eventi alla luce della Parola di Dio. Dio non può mai essere ridotto a un concetto religioso definito una volta per tutte. Dio è sempre oltre: per questo la liturgia ci chiede di misurarci con la domanda del Battista, perché non accada di non riconoscere il modo in cui Dio ha deciso di visitare questa mia esistenza. Per questo noi non cessiamo di attingere di nuovo al Libro Santo delle Scritture.

La chiave di lettura della manifestazione di Dio non sono le attese personali che possono essere confermate o smentite ma la Parola di Dio. Non di rado, infatti, la delusione del credente dipende da attese poco conformi al sentire di Dio. È sempre così: credere è accordare un credito di fiducia a un Dio che si manifesta oltre ogni umana aspettativa.

A Giovanni che gli chiede: Sei tu? Gesù risponde: Sii tu! Continua ad essere te stesso, non temere di purificare la tua attesa e di convertire il tuo desiderio. Sii te stesso nel farti dono con la pazienza propria dell’agricoltore che non sa mai come andrà il raccolto ma non per questo rinuncia a sopportare la fatica del lavoro arando e seminando.

Giovanni accetta che la sua fede venga passata al vaglio e venga purificata la sua immagine di Dio: fu lui il primo a compiere quella conversione che nel deserto aveva proposto alle folle.

Beato colui che non trova in me motivo di scandalo. Beato, cioè, chi sa accogliere Dio così come si presenta. Beato chi non si scandalizza di un Dio troppo dimesso, di un Dio troppo umile.

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