Finalmente – II domenica di Avvento

battistaEra stato annunciato da secoli, da quando Israele era stato ridotto in schiavitù. Si aspettava qualcuno che potesse dare alla storia un volto nuovo. Per questo i profeti ne avevano tenuto viva l’attesa, ma poi si sa, il tempo finisce per logorare ogni cosa, persino l’attesa dell’amato. Accade, infatti: accade, cioè, che quando gli appuntamenti dati vengono mancati, si finisca per convincersi che non c’è da attendersi più nulla.

Ad un tratto, invece, come un urlo nella notte più assonnata, quando ormai tutto sembra precipitare nel buio più profondo, si leva la voce di Giovanni Battista: sta arrivando colui che solo può ricollocare ogni cosa al suo posto. Nulla può più proseguire come un tempo. Non c’è tempo da perdere. Anzi. Bisogna darsi da fare per non farsi trovare impreparati all’incontro. C’è da cambiar vita, grida Giovanni, c’è da cambiare modo di stare al mondo. Come dar torto a Giovanni? Si può giungere impreparati all’incontro con Dio? Si può mancare il bersaglio di fronte a una simile opportunità?

Giovanni incalza: D’ora in avanti, le strade vanno raddrizzate, le colline spianate, i burroni colmati così da incedere speditamente al luogo in cui il Messia fissa l’appuntamento per l’umanità. Proprio come i contadini sull’aia, così il Messia comincerà a distinguere le cose, il grano da una parte, la pula dall’altra, il grano nel deposito, la pula dispersa al vento.

Alla radice di ogni cosa è conficcata una scure: l’esito sarà nefasto là dove non ci sono segni di fecondità. Nessuno può sentirsi garantito, neppure chi crede di poter vantare di essere discendenza di Abramo. Tale appartenenza non salva nessuno se non si è in grado di produrre un frutto degno della conversione.

Così il Battista.

Caspita! Se neppure le persone migliori si salvano (“Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?”), che via di scampo avrò mai io?

E, tuttavia, se è vero che Giovanni azzecca l’ora della visita di Dio, non riesce a fare centro quanto ai modi di quella visita. Dio si rende presente, Dio compie la promessa ma non come Giovanni lo annuncia. Il primo a doversi convertire sarà proprio lui, Giovanni. Di lì a poco, infatti, proprio mentre tutti si recavano da lui per farsi battezzare, si ritroverà in fila tra gli altri il Figlio stesso di Dio. Ma come? Che c’entri tu con loro? protesterà Giovanni. E Giovanni dovrà acconsentire a un diverso modo di agire da parte di Dio. Dio non viene mai come Giovanni si sarebbe immaginato. Egli assume tutt’altra strada: accetta di entrare nella tua vita così com’è per farla poi diventare come ella risplende agli occhi di Dio.

Sceglie di entrare nella storia non spegnendo il lucignolo fumigante, non alzando la voce, non spezzando la canna incrinata, non con gesti di forza.

Sceglie di entrare nella storia mediante la carne di un uomo in tutto simile a noi di fronte al quale si può patire persino lo scandalo come ci ricorderà il vangelo di domenica prossima.

Sceglie di entrare nella storia attraverso la via dell’umiltà, mediante l’infinitamente piccolo che tu scarteresti a priori.

Sceglie di entrare nella storia conferendo maggior onore a ciò che tu disprezzeresti.

Sceglie di entrare nella storia usando misericordia, ossia, mediante il perdono (che è un atto di creazione nuova), mettendo l’uomo nella condizione di fare suo il progetto degli inizi. Che cos’è, infatti, il regno di Dio se non la terra così come Dio l’aveva concepita?

Sceglie di entrare nella storia mediante la via degli inizi modesti e nascosti, mediante lo sguardo dal basso.

Anche il Cristo annuncerà la conversione ma di tutt’altro genere rispetto a quella del Battista: non una conversione che nasce dalla paura dell’ira imminente ma un cambiamento che matura dalla certezza che Dio si rende presente nella tua vita facendola sua. La paura fa cadere nella schiavitù, la fiducia, invece, genera uomini liberi.

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