Riscoprire il perché – Prepararsi alla liturgia domenicale (I di Avvento)

vegliareUn invito attraversa la liturgia dell’Avvento e in modo particolare quella di questa I domenica: “È ormai tempo di svegliarvi dal sonno”. Perché mai quest’appello accorato? Perché il sonno è ciò che più minaccia la fede. Accadde così anche agli apostoli nel Getsemani allorquando il loro Maestro cominciò a sudare sangue e a provare angoscia: essi preferirono estraniarsi proprio prendendo le distanze da quella realtà che assumeva una piega drammatica. E lo fecero addormentandosi.

Che cosa accade durante il sonno? La fantasia si sgancia dal controllo della ragione ipotizzando mondi immaginari.

Compito di ognuno di noi, invece, è quello di capire il senso della propria storia, quale destino ci attende, che cosa è nascosto in ciò che viviamo, cosa è celato in quello che scegliamo.

La storia dell’umanità, sin dai tempi di Noè, scorre secondo il ritmo di una accettabile normalità: “mangiavano, bevevano, prendevano moglie e marito”. Tuttavia, si tratta sempre di una normalità opaca: infatti “non si accorsero di nulla”, paghi soltanto dei piccoli obiettivi raggiunti. Non si accorsero di nulla, infatti, perché loro unica preoccupazione era quella di compiere solo azioni abituali, senza interessarsi di null’altro se non di ciò che potesse garantire la vita fisica e quella sociale. Accade anche a noi di identificarci con l’opera delle nostre mani senza essere capaci di scrutare ciò che si profila oltre quello che abbiamo costruito. Accade anche a noi di lasciarci prendere dalle cose da fare, dalle esigenze del nostro piccolo mondo, senza avere più la capacità di comprendere quello che sta accadendo. Che cosa decido, infatti, qualora mi trovi a dover scegliere tra la difesa della propria tranquillità e l’esporsi al rischio per un diverso modo di vedere le cose? C’è ancora qualcosa che motivi fatiche, impegni, sacrifici? Cosa scelgo in una situazione di conflitto tra ricerca del proprio ben-essere e impegno per una progettualità valoriale?

L’errore di fondo della generazione di Noè come di ogni altra generazione fu quello di non aver avuto attenzione per tutti gli aspetti della loro esistenza. La loro (soltanto la loro?) fu una colpevole miopia: non compresero, infatti, che proprio mentre si preoccupavano della loro sussistenza fisica e sociale, avevano perso di mira il perché di quel darsi da fare. All’improvviso la catastrofe inghiottì tutti ad eccezione di chi non si era lasciato fagocitare dal qui e ora.

Per questo risuona da parte di Gesù l’appello a vegliare.

Vegliate… ossia scrollatevi di dosso quel torpore che non permette di riconoscere ciò che accade nel profondo della propria storia.

Vegliate… ossia uscite da un modo superficiale di consumare l’esistenza e accettate la sfida di una ricerca, di un ascolto, di un confronto. La vigilanza, infatti, è ciò che ci permette di essere ancorati al nostro presente senza mai diventarne schiavi, ci rende figli del nostro tempo ma non ci soggioga al contingente. È ben altro ciò per cui siamo fatti e verso cui siamo incamminati. L’incontro con il Signore.

Vegliate… ossia vincete la tentazione di far sì che sia il capriccio di un momento a dettare le scelte del quotidiano.

Quando la vita è trascorsa secondo il filone dell’opaca normalità, il rapporto con il Signore è relegato ad alcuni ambiti e ad alcuni momenti. Le tante incombenze del quotidiano finiscono per soffocare il desiderio di stare alla sua presenza e di lasciare che essa informi tutti gli ambiti della nostra vita.

Ritenere che questo nostro mondo sia eterno è semplicemente illusorio. Credere che tutto e il contrario di tutto si equivalgano è soltanto un inganno.

Vegliare… ossia:

  • crescere nella consapevolezza di sé e di ciò che circonda,
  • cogliere in profondità il senso dell’esistenza propria e di quella altrui,
  • maturare un atteggiamento di benevolenza nei confronti della storia e della creazione,
  • riconoscere il bene all’opera sempre e comunque senza lasciarci ingannare da una lettura superficiale che si fermi all’apparenza,
  • imparare a meravigliarsi.

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