Oltre la distanza – Prepararsi alla liturgia domenicale (XXXI del T.O.)

zaccheoZaccheo, l’uomo del rapporto a distanza, uno cioè, a cui sarebbe bastato soddisfare la sua curiosità circa Gesù per poi far ritorno alla vita di sempre. Accade. E non una volta soltanto.

Pur avendo sentito parlare del passaggio di Gesù nella sua città, Zaccheo non avrebbe certo immaginato che l’incrocio di sguardi tra lui e il maestro di Nazareth non poteva restare qualcosa di superficiale. La sua, come talvolta la nostra, è la curiosità di chi consuma un rapporto col religioso a livello di epidermide, superficiale.

Mentre saliva sull’albero non era certo animato da propositi di condivisione o di restituzione di ciò che aveva estorto ai poveri. La frequentazione spirituale di quest’uomo è quella di chi non pensa affatto che fede e vita debbano poter trovare un loro punto di incontro che vada oltre l’ammirazione a distanza. Il suo rapporto col religioso è quello tipico di chi, per giustificare la non volontà di mettersi in discussione, conclude che la proposta di fede è troppo più in là delle proprie capacità e perciò meglio non mettersi affatto in gioco.

C’è un cristianesimo da salotto da cui papa Francesco continua a metterci in guardia e, tuttavia, continuiamo a frequentarlo volentieri. C’è una ricerca di Gesù che non poche volte va a braccetto con la paura di incontrarlo davvero. Il sicomoro per Zaccheo – per noi, forse, tante altre realtà – rischiano di restare il luogo da cui evitare certi interrogativi che potrebbero mettere in discussione tutto di noi.

Quel giorno, in un incrocio di sguardi che resterà impresso per sempre nel cuore di Zaccheo, Gesù lo strapperà “dal ramo del suo voyeurismo spirituale”. Sì, esiste anche il voyeurismo spirituale, proprio di chi resta ammirato del religioso ma non lo ritiene fatto per sé. Mi sovviene la figura di Erode che restava ammirato di Giovanni Battista, lo ascoltava volentieri e, tuttavia, quando si tratterà di perdere la faccia di fronte ad una donna, non muoverà un dito pur di salvare la vita del profeta. Penso – e nessuno me ne voglia – a tutto il fenomeno che circonda il clima attorno al nostro papa. Si resta ammirati per la spontaneità e per la verità di quest’uomo, si fanno chilometri per andare in Piazza san Pietro, ma poi? È necessario lasciare l’albero dell’incontro per aprire la porta a Colui che chiede di venire a casa nostra, come nostro ospite non occasionale ma permanente.

Gesù chiederà a Zaccheo di smetterla di recitare la parte di chi facilmente si emoziona per poi accontentarsi di un rapporto di fede low cost. Quello sguardo di misericordia che Gesù userà verso il caso limite per eccellenza, chiederà a Zaccheo di non fermarsi a guardare il personaggio famoso che gli stava passando davanti ma di provare a fissare l’attenzione dentro di sé. C’è qualcosa da tagliare nella sua esistenza con la stessa fretta con cui ha accettato la proposta del maestro di scendere dal ramo di quell’albero su cui egli si era appostato proprio per non restare coinvolto più di tanto.

Nello stesso istante in cui Zaccheo accetta di smettere di fare il voyeur e prova a guardare la sua vita alla luce dello sguardo di Dio, questa cambia.

Accettare di lasciarsi guardare in verità: ecco ciò che può rappresentare anche per noi una vera e propria svolta.

Per la prima volta Zaccheo compie il passaggio dall’emozione alla scelta come bisogno di riparare al male commesso. Per ottenere la misericordia, Gesù ha chiesto a Zaccheo soltanto di lasciarsi guardare con benevolenza senza sottoporlo ad una penitenza previa. Tuttavia, proprio quello sguardo ha permesso a Zaccheo di rompere con un passato di ingiustizie. La misericordia, infatti, se cancella il nostro peccato, non elimina il male commesso e le sue conseguenze. Che qualcosa è cambiato in noi lo attesta proprio la nostra disponibilità a porre rimedio, per quanto ancora possibile, al dolore che abbiamo provocato.

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