A piedi scalzi – Inizio del ministero di parroco della Cattedrale

san-gerardo-cathedralEccellenza Reverendissima,

grazie per la stima riservata alla mia persona e per la fiducia che attribuisce al mio ministero nell’intraprendere un nuovo progetto pastorale per il centro storico di Potenza. Sin da quando ha iniziato il suo ministero in questa nostra amata Arcidiocesi, Vostra Eccellenza mi ha sempre accolto con tratti di amabile signorilità e con sentimenti di vera paternità. Chiedo al Signore di saper restituire quanto ricevuto senza mai appropriarmi di nulla.

La mente, stasera, non può non andare indietro nel tempo, esattamente a 35 anni fa quando il 19 settembre 1981 varcavo la soglia del Seminario minore dove ad accogliermi c’era il carissimo don Vito, sicuro punto di riferimento per noi in tempi non che pur non essendo facili, tuttavia, erano gravidi di grandi speranze. Caro don Vito, se siamo qui oggi è anche grazie al fatto che tu hai creduto in noi, allora appena ragazzi. Ciò che sei stato per me e per noi tanti anni fa, continua a esserlo anche ora: la tua passione per la Chiesa e per questa nostra Chiesa particolare sia anche la mia, la nostra. Grazie don Vito per lo zelo che ti ha animato da formatore in quegli anni e da fratello maggiore in questi.

Un saluto affettuoso ai confratelli membri del Capitolo metropolitano, in particolar modo al suo presidente Mons. Pasquale Tropeano, a don Gerardo Messina, già mio predecessore, a tutti gli amici sacerdoti e diaconi presenti a questa celebrazione e a quanti sono impossibilitati per ragioni di ministero.

Un fraterno saluto a don Gerardo Cerbasi, nuovo viceparroco di questa comunità: Lo ringrazio personalmente per aver accettato di condividere questa nuova pagina del mio e del suo ministero sacerdotale. Insieme a lui saluto la sua famiglia e i suoi amici di Picerno.

Un grato saluto alle autorità civili che presenziano a questo insediamento, in particolar modo al sig. Sindaco di Potenza e al sig. Sindaco di Tramutola.

Un cordiale ringraziamento alla mia famiglia che mi ha sempre accompagnato e sostenuto nel mio percorso prima, nel mio ministero poi. Oggi il pensiero riconoscente per la sua testimonianza di vita offerta, va a mia sorella Rosetta nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa.

Un caro saluto alla comunità parrocchiale di Tramutola che dopo avermi educato nella fede, ho avuto la gioia di servire come parroco. Siete una comunità di cui si può andare orgogliosi perché sempre pronti ad accogliere le sollecitazioni che vengono dal Signore: me lo avete manifestato con la vostra assidua presenza a tutti i momenti liturgici e non, me lo attestate ancora una volta stasera con il vostro essere qui così numerosi.

Saluto e ringrazio cordialmente i tanti amici che vengono da varie parti della nostra regione e non solo.

Il saluto e la gratitudine va altresì a tutti coloro che hanno curato il decoro di questa celebrazione, il coro, i seminaristi, i ministranti e chi ha lavorato dietro le quinte. Non posso non ricordare quanti a motivo dell’età o dell’infermità sono impossibilitati a far festa con noi questa sera: il Signore benedica e avvalori ogni loro sacrificio.

 

Carissima comunità parrocchiale di San Gerardo, con che animo vengo in mezzo a voi?

Quando l’Arcivescovo ha chiesto la mia disponibilità, dopo i primi momenti di trepidazione e di timore, ad accompagnarmi nella preparazione a questo giorno sono state quattro parole della Scrittura.

  1. «Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!» (Es 3,5).

Non vi sembri insolito questo incipit per il saluto del nuovo parroco alla comunità che il vescovo gli affida. Sono le parole che il Signore pronuncia a Mosè dal roveto. Sono le parole che il papa Francesco ha scelto per delineare i tratti del prete nell’assemblea dei vescovi italiani lo scorso maggio. Il papa pensa il prete “a piedi scalzi”. Ed è così che vengo in mezzo a voi. Certo, “a piedi scalzi” richiama la necessità di liberarsi da tutto ciò che è di peso e rallenta il cammino. Tuttavia, “a piedi scalzi” indica ancor prima l’atteggiamento da assumere “rispetto a una terra che voglio ostinarmi a credere e considerare santa”. Questa comunità che ricevo in dono è luogo santo, è territorio da avvicinare con rispetto e discrezione: il desiderio di conoscere il Signore e le fragilità di ognuno, lo smarrimento di senso e il bisogno di amicizia, possono essere accostati solo “a piedi scalzi”, con timore e trepidazione, senza voler fare da padroni sulla vita di alcuno.

Questo lo stile mio, di noi preti a servizio di questa comunità, questo lo stile della stessa comunità: gli uni a piedi scalzi di fronte al mistero dell’altro.

  1. “Non ho né oro né argento, ma quello che ho te lo do” (At 3,6).

Cosa porto con me? Cosa don Gerardo porta con sé? Non la nostra preparazione, non le nostre capacità, non la nostra esperienza, anzitutto, ma quanto di più prezioso a nostra volta abbiamo ricevuto: Gesù Cristo. Cosa siamo noi rispetto a lui? Soltanto uomini che il Signore si è degnato di scegliere tra tanti a essere il tramite perché le vicende della nostra vita possano essere messe in contatto con il Signore Risorto. Quando lo storpio incrociato da Pietro alla porta Bella si ritrovò guarito, entrò nel tempio “lodando Dio”. Ecco il senso della vita cristiana: riconoscere il primato di Dio. È lui che fa vivere, è lui che fa crescere, è lui che fa gustare la vita buona secondo il vangelo. A permetterci di camminare speditamente dietro il Signore non sarà la nostra capacità di coinvolgere, anzitutto, ma la fede nel Signore Gesù: “Per la fede riposta in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo” (At 3,16).

Qual è allora il nostro compito? Che cosa ci attende? Quale il nostro piano pastorale? Lo stesso che si è dato Dio.

  1. È san Paolo a dircelo: “Ricapitolare in Cristo tutte le cose” (Ef 1,2). Nient’altro. Tutto ciò che di lodevole possiamo mettere in atto in questa comunità o ha questo riferimento o è qualcosa che, pur bello apparentemente, tuttavia svanisce nel giro di poche battute. La vicenda di ognuno è storia frammentata di esperienze giustapposte. Manca qualcosa che le restituisca il volto originario così come Dio l’ha pensata: creati a immagine e somiglianza di Dio, lungo il nostro cammino non perdiamo mai l’immagine (siamo figli e tali restiamo) ma smarriamo la somiglianza che è sempre di nuovo da recuperare nella misura in cui tutto ruota attorno al capitulum, che è come la dorsale del libro che tiene insieme pagine diverse tra loro. Se esso non ci fosse, le pagine rischierebbero di disperdersi al vento senza riuscire mai a comprendere il prima e il dopo, l’essenziale e l’accessorio.
  2. “La nostra capacità viene da Dio” (2Cor 3,5).

Abbiamo bisogno di pregare con cuore umile e docile per non disattendere ciò che il Signore, ancor prima che il nostro amato Pastore, desidera da questa comunità la quale ha come vocazione singolare quella dell’accoglienza e della comunione a vantaggio dell’intera chiesa diocesana.

Intercedano per noi la Beata Vergine Maria (oggi ricorre l’ottava della festa della Regina delle genti lucane) e San Gerardo Vescovo a cui è intitolata questa nostra comunità parrocchiale. I meriti dei tanti fratelli e sorelle di questa comunità, che nella sofferenza e nel nascondimento operoso alimentano la comunione dei santi e delle cose sante, ci ottengano da Dio quanto con fiducia imploriamo di ottenere.

Così speriamo e così sia.

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