Lo sguardo fisso su Gesù – Esequie Mimmo Di Lernia

GesùIeri mattina, quando Michelangelo mi ha chiamato, mentre, affrettandomi, raggiungevo la loro casa, il pensiero è andato a quel giorno in cui Mimmo e Teresa erano venuti a chiedermi una benedizione particolare proprio qui ai piedi dell’altare della nostra Madonna dei Miracoli. Mimmo sapeva cosa lo aveva colpito e con tanta fede chiedeva la grazia di un miracolo, lo stesso che Michelangelo sperava ancora di ottenere l’altra sera quando l’ho incrociato accanto alla chiesa di san Rocco. In questi mesi abbiamo pregato, supplicato e, ad uno sguardo molto umano, pare che la grazia invocata non sia stata concessa. È stata grande e sincera la vostra fede: cosa non avreste fatto pur di vedere Mimmo riconsegnato alla sua integrità fisica e alla normalità del suo relazionarsi con voi! Voi eravate il suo orgoglio e il motivo del suo tenace lottare: ha voluto tornare a casa da Rionero perché a casa c’eravate voi ad attenderlo.

Viene spontaneo fare nostre le parole dell’apostolo Paolo quando scrive: “Quanto sono imperscrutabili i disegni del Signore e inaccessibili le sue vie!”. Il miracolo della guarigione non c’è stato; c’è stato, però, quello dell’affidarsi fiducioso e quello del vostro unirvi strettamente a lui e tra di voi.

Di fronte alla morte di chi abbiamo amato, il nostro è solo un balbettare. Di fronte alla nostra impotenza e di fronte a quello che sembra essere il silenzio di Dio, verrebbe voglia di gettare la spugna e di lasciar perdere.

Per questo abbiamo bisogno di accogliere l’invito rivoltoci dalla II lettura di questa liturgia: “Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù”. Che cos’è la perseveranza? È la disponibilità a mettere insieme cuore e volontà, fermezza e costanza, memoria e progetto.

Che cosa sia la vita e che cosa sia la vita di fede lo comprendiamo solo guardando al Signore Gesù Cristo. Solo la luce che promana da quel volto è in grado di rischiarare le nostre tenebre, solo le parole che escono dalla sua bocca sono in grado di squarciare il silenzio assordante della morte.

C’è una meta per tutti noi e questa meta è poter sedere alla destra stessa del trono di Dio. Lo dimentichiamo spesso: dimentichiamo che siamo fatti per questo. Dipendesse da noi, fermeremmo il tempo non poche volte. Dipendesse da noi cristallizzeremmo esperienze, situazioni, sguardi, incontri, presenze. E, invece, per quanto ci diamo da fare tutto sembra scivolarci via, nulla e nessuno riusciamo a trattenere. Dimentichiamo che tutto è primizia, tutto è caparra di ciò che attendiamo di vivere in pienezza: ”Signore, ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in te”.

Ma qual è l’itinerario per raggiungere il traguardo della pienezza?

“In cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia”. Gesù, il solo che avrebbe potuto scegliere altro, ha intrapreso un percorso fatto di umiliazione e di croce. Ha percorso una strada che contemplava non la morte naturale ma quella umiliante e vergognosa della croce: non si è lasciato spaventare dalla perdita di onore che quella morte avrebbe comportato (ecco l’ignominia).

Se vogliamo riuscire a percorrere fino in fondo il sentiero della vita, non ci resta altro che guardare a Gesù Cristo. La forza per affrontare il peso della vita viene solo da Gesù e da tutti quegli uomini e quelle donne che ne hanno tenuto viva la memoria.

Tenere lo sguardo fisso su Gesù ci aiuta a comprendere che la morte può produrre un cadavere ma non ha il potere di uccidere l’anima, può interrompere l’esperienza fisica ma non può impedire quella comunione che c’è tra di noi.

Tenere lo sguardo fisso su Gesù ci rende consapevoli che il posto di Mimmo non è in un cimitero ma tra le braccia della misericordia di Dio.

Tenere lo sguardo fisso su Gesù ci dona la certezza che nulla va perduto della nostra vita: nessun frammento di bontà e bellezza, nessun sacrificio per quanto nascosto ed ignorato, nessuna lacrima e nessuna amicizia.

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