Il paradosso della fede – Esequie Giuseppina Ragone

germoglioGiuseppina aveva lasciato il paese dopo la morte del compianto marito, il carissimo Ciccio. Aveva raggiunto sua sorella e sua figlia a Bari. Dopo quella dipartita, però, il lento declino.

Noi la salutiamo in questo giorno in cui la Chiesa celebra la festa di san Lorenzo, diacono e martire.

Sulle nostre labbra la stessa domanda di quei Greci saliti a Gerusalemme per la festa: vogliamo vedere il Signore. Non diversa la risposta che mettere a tema il paradosso della nostra fede: quando il progetto di Dio sembra andare in frantumi (di lì a poco Gesù sarà innalzato su una croce), quando tutto sembra essere stato inutile, quando vivere secondo il Vangelo sembra inseguire un’illusione, proprio allora il disegno di salvezza di Dio giunge al suo compimento. Difficilmente comprenderemo qualcosa del mistero di Dio se non riusciremo a coglierne la presenza nel silenzio e nella tenebra della croce. Lì, sul Calvario, ai piedi della croce resiste solo chi ama di un amore infinito, quello che non viene meno neanche di fronte alla smentita. A quell’indirizzo è rinviato chiunque porti nel cuore il desiderio di vedere Gesù. Non altrove. Non altrimenti. Dio lo contempli solo quando sarà innalzato sulla croce: se lo vuoi vedere non distogliere lo sguardo da quella esperienza.

Il chicco di grano diventa il simbolo di una vita che ha senso solo nella misura in cui non è trattenuta ma donata.

Patiamo anche noi lo scandalo sotteso a una tale simbologia. Per noi una vita è riuscita quando la si riesce a trattenere per sé, quando la si riesce a preservare, a difendere. È riuscita una esistenza quando è declinata secondo la categoria della potenza, del consenso, dell’affermazione, dell’autodeterminazione. Per noi nulla è più estraneo alla gloria dell’arrivare a soffrire per qualcuno. A chi viene spontaneo rimanere da solo come un chicco sperduto nella terra? Per chi è naturale accettare di marcire così da portare un frutto abbondante? Chi è disposto a voler scomparire così da poter risorgere a vita nuova?

Non così per Gesù. Nella sua vicenda tocchiamo con mano quale sentiero imbocca l’amore: quello del dono della vita che non si sottrae a nessun pericolo. “Amare, voce del verbo morire”, ripeteva don Tonino Bello. Tutto trova senso solo se vissuto nell’amore, persino il negativo della vita. Il negativo della vita, infatti, è sconfitto, solo se si è capaci di perdere la vita per qualcuno.

Quello di Gesù è l’amore fino all’ultima goccia di sangue quando, dovendo passare per l’esperienza dell’abbandono e della sofferenza, egli continua a credere nel Padre e in coloro per i quali aveva assunto l’avventura dell’Incarnazione.

Viene per tutti nella vita il momento decisivo in cui siamo chiamati ad esprimere, attraverso la nostra disponibilità a pagare di persona, quale è stata la ragione che abbiamo avuto per vivere. Senz’altro sono momenti in cui predominano la paura, l’angoscia, la solitudine, l’amarezza, il senso di inutilità, la ribellione. Anche Gesù ha conosciuto angoscia e spavento: ora l’anima è turbata… Padre salvami da quest’ora… Lo spavento subito dalla prospettiva che ha davanti ha fatto sì che chiedesse di esserne salvato. Ma contemplare ciò che il Signore Gesù sceglie di vivere è un invito a superare questo primo stadio emotivo per esprimere, invece, fiducia e abbandono: per questo sono venuto… È necessario recuperare il senso della propria vocazione senza sottrarsi alla difficoltà: Padre glorifica il tuo nome.

Quando la prova è vissuta come l’ha vissuta Gesù, è in quel momento che accade qualcosa di nuovo e di inaspettato: allora nasce la possibilità di una speranza nuova. Questo non vuol dire che il dolore è di per sé qualcosa di salvifico: esso resta sempre qualcosa di drammatico, ma perde il suo potere di morte quando è attraversato con una capacità di amore smisurato.

Quando arriviamo a non distogliere lo sguardo da ciò che esprime la morte di Gesù in croce, anche nei momenti difficili diventiamo capaci di esprimere fiducia, riusciamo a leggere ogni avvenimento con sguardo nuovo, viviamo nella consapevolezza che nulla vi è di più sicuro che mettere in pratica la sua parola, nulla di noi tratteniamo per noi nella certezza che non verremo mai lasciati a mani vuote.

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