La fede da conservare – Esequie Carlo Pietrasanta

fedeLungo e faticoso il cammino di Carletto. Da tempo ridotto a una condizione di cecità che gli permetteva il contatto con il mondo circostante mediante il suono delle voci e la mediazione di sua moglie e dei suoi cari. Un omone costretto a dipendere, cosa che aveva accettato di fare. In questi ultimi giorni le cose sono precipitate tanto da non avere più scampo.

Lo salutiamo nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa dei Ss. Apostoli Pietro e Paolo. Pensando a questa omelia, risuonavano particolarmente le parole della seconda lettura laddove Paolo, giunto al termine della sua esistenza, paragona la vita a una sorta di battaglia. Non è forse vero per ogni uomo? Un duro mestiere l’essere uomini: nulla sembra scontato. E, tuttavia, c’è una battaglia che si gioca anzitutto nel nostro cuore laddove siamo chiamati a scegliere se rimanere con Cristo o prendere le distanze da lui.

Ci sono momenti e situazioni in cui non è affatto scontato da che parte penderà la scelta, soprattutto quando il rapporto con il Signore sembra non soddisfare le nostre pur legittime aspettative. Ci sono momenti in cui l’abbandono sembra essere l’unica via d’uscita. Ci sono momenti in cui la paura sembra avere la meglio. Ecco la lotta: continuare a perseverare operando il bene e scegliere di restare uniti al Signore.

Per combattere questa battaglia è necessario essere equipaggiati come si conviene. È lo stesso Paolo a dirci di che cosa bisogna rivestirsi se vogliamo risultare vincitori in questa lotta che viene ingaggiata contro ciò che, volendoci staccare dal Signore, finisce per farci perdere la nostra identità più vera.

”Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma… contro gli spiriti del male… Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.” (Ef 6,11-17).

Come cintura la verità, ossia la capacità di essere persone limpide, non doppie, non ambigue, persone in cui il detto corrisponde al pensato e si traduce in scelte che hanno tutto il sapore della coerenza.

Come corazza la giustizia, ossia la capacità di piacere a Dio, di essere segno della sua presenza.

Come calzatura lo zelo, ossia non l’immobilismo ma la passione propria di chi sa che tutti gli sono cari e di tutto si prende cura, lo zelo del “mi interessa” e non la staticità del “me ne frego”. A ragione san Tommaso d’Aquino affermerà che “la vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene”.

Come difesa nessuna arma se non lo scudo della fede: solo la fede, infatti, ci permette di passare indenni persino nei momenti in cui tutto sembra congiurare contro di noi.

Come elmo la salvezza, ossia ciò che di più caro Dio vuole donarci, la partecipazione alla sua stessa vita.

E come spada la parola di Dio, una parola da cui lasciarsi giudicare così da riuscire a proferire parole ben ponderate che mirano alla tutela di tutti coloro che ci sono affidati.

Il più grande vanto per un uomo, credo non possa essere altro che ripetere con l’apostolo Paolo: “ho conservato la fede”. Al termine della sua lunga corsa fatta di 15.000 km a piedi e 20.000 in nave, Paolo non ricorda i successi, le conquiste. Ricorda solo questo come trofeo prezioso: “ho conservato la fede”.

Non ci verrà chiesto come abbiamo trascorso il nostro tempo sulla terra ma se abbiamo conservato la fede. Paolo ha subito persecuzioni, ingiurie, percosse, ma c’era un forza superiore che gli ha permesso di attraversare questo guado, la sua fede per la quale ha considerato spazzatura ogni altra cosa che pure poteva sembrare importante, non ha ceduto alla stanchezza, agli avvilimenti, alla pigrizia benché sia stato da essi pressato. Può dire di aver terminato la corsa.

Visse nella vivificante certezza che tutto “c’entra” con Cristo, e che nulla può essere messo tra parentesi nel rapporto con Lui: “Sia che mangiamo, sia che beviamo, sia che viviamo, sia che moriamo siamo nel Signore! (I Cor. 10,31); che la fede cristiana non è un bell’abito che ricopre l’uomo, ma un impulso potente che lo spinge ad avere in lui gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.