In te misericordia – B. V. dei Miracoli

image-01-05-16-04-46Che cos’è questo nostro annuale ritrovarci attorno alla Madre di Dio da noi venerata col glorioso titolo di “Madonna dei Miracoli”? Che cos’è che celebriamo?

Trovo la risposta più appropriata nella Supplica che noi rivolgiamo alla nostra Madonna, là dove diciamo: “Tu, sospinta da misericordiosa pietà, hai voluto mostrarci il grande e provvido amore del tuo cuore materno, quando hai esaudito le suppliche dei tuoi figli che vedevano minacciata la loro esistenza a motivo della prolungata arsura di quel cinquantatré”.

Il 17 maggio è il giorno in cui facciamo memoria, appunto, della misericordiosa pietà del Signore a noi elargita per l’intercessione della Madre sua. Non poteva non essere così: colei che aveva sentito tutta la predilezione di Dio nei suoi confronti, tanto da trovare grazia ai suoi occhi, non poteva non essere il tramite di quello stesso sguardo verso chi la invocava nel momento del bisogno. Misericordiosa come il Padre, Maria.

Ella è divenuta per noi il tramite di un Dio che quando c’è di mezzo l’uomo ci mette la faccia, un Dio che si espone coinvolgendosi fino a far sua la condizione dell’altro. Che cos’è, infatti, la misericordia, se non un contrarsi per far spazio all’altro e al suo bisogno, alla sua domanda? Non si spiegherebbe altrimenti il mistero dell’Incarnazione e neppure quella della passione e morte del Figlio di Dio.

Una delle più belle definizioni di questo stile ce la riferisce Dante quando, parlando di Maria afferma: “La tua benignità non pur soccorre a chi domanda ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate” (Paradiso XXXIII, 16-19). Lo stile di chi ha conosciuto sulla sua pelle la misericordia di Dio è lo stile di chi precorre e non attende neppure che la richiesta sia formulata.

Misericordiosa come il Padre, Maria, anzitutto quando offrì il suo grembo per ospitare l’annuncio recatole dall’angelo di essere la Madre del Signore.

Misericordiosa Maria nella sua visita all’anziana parente esercitando attenzione e premura verso chi era nel bisogno.

Misericordiosa Maria nell’accettare che se grande era stata la sua maternità fisica, ben più grande, al dire del Figlio, era chi avrebbe ascoltato la sua Parola mettendola in pratica.

Misericordiosa Maria ai piedi della croce quando, mentre un Figlio le era strappato, le veniva consegnato un altro che rappresentava l’umanità intera che aveva messo a morte il suo Unigenito.

Misericordiosa Maria in quel lungo sabato santo quando la sua sola fede salvò la fede dell’umanità tutta.

Misericordiosa Maria quando, nel Cenacolo, raccolse attorno a sé chi aveva fatto del rinnegamento e della fuga il modo in cui si affronta l’ora del Calvario.

Misericordiosa Maria quando accolse l’accorata supplica di un popolo che sperimentava l’arsura e la sete patendo, così, l’impossibilità di garantire la stessa sopravvivenza. Sapeva Maria che lontano dalla sorgente di acqua viva, l’uomo si ritrova nella zona grigia del non senso a cui da solo non può provvedere. Certo, a volte, possiamo cedere al miraggio di credere di trovare altrove l’acqua di cui abbiamo bisogno ma scopriamo ben presto che si tratta di cisterne screpolate.

L’invito che questa festa ci rivolge e l’impegno che ci consegna è quello di essere noi stessi misericordiosi: l’amore che abbiamo ricevuto chiede di essere condiviso. Come? Diventando misericordiosi in ogni aspetto della nostra vita coinvolgendo tutto il nostro essere.

Vorrei allora che chiedessimo al Signore il miracolo di:

  • occhi misericordiosi: uno sguardo, cioè, che non si nutra di sospetti e capace di non giudicare in base a ciò a che appare in superficie, uno sguardo in grado di scorgere ciò che c’è di più vero nel cuore di chi ho dinanzi a me;
  • una mente misericordiosa, pronta ad accogliere tutto ciò che il Signore ha da suggerire anche se non sempre corrisponde alle nostre aspettative;
  • una lingua misericordiosa, capace di parole buone che servano all’edificazione dell’altro, una lingua non incline al parlar male;
  • mani misericordiose, capaci di dare, di condividere, di mettersi in gioco, non già mani per trattenere, usurpare, puntate nel gesto di chi accusa;
  • un udito misericordioso, in grado di mettersi in ascolto, di prestare attenzione così da non restare indifferente ai dolori ed all’angoscia dell’altro;
  • piedi misericordiosi, capaci di vincere l’indolenza e la stanchezza così da accorrere verso chi attraversa un momento di fatica;
  • un cuore misericordioso, capace di pulsare al ritmo stesso del cuore di Dio.

 

Creati a immagine e somiglianza di Dio che è misericordia, se veniamo meno al compito di essere misericordiosi è come venir meno alla nostra identità più vera.

Ci preservi da una simile prospettiva la Beata Vergine Maria.

Così speriamo e così sia.

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