Con il Signore e tra gli uomini – Esequie Francesco Cerza

ascensione1È il giorno dell’Ascensione, il giorno che meglio di ogni altro spiega il senso della vita cristiana: Gesù ascende al Padre e porta con sé, per sempre, quella umanità che aveva assunto venendo a porre la sua tenda in mezzo a noi.

È in questo giorno che noi prendiamo congedo da Ciccio. Uomo dalla tempra forte, tenace, risoluta, difficile da scalfire, come ha avuto modo di constatare chi si è preso cura di lui da un po’ di tempo a questa parte. Tante volte tra la vita e la morte, aveva sempre avuto la meglio fino a ieri mattina quando ha dovuto cedere le armi e consegnarsi alla misericordia di Dio alla quale lo avevamo già affidato qualche settimana fa.

Lo salutiamo nel giorno in cui Dio Padre glorifica “colui che è disceso” assumendo la nostra umanità. Oggi Dio mette il suo sigillo a tutta la vicenda di Gesù, come se attraverso questa glorificazione il Padre dicesse: il tuo modo di vivere è stato il modo più vero e più bello in cui era possibile vivere. Le scelte compiute da Gesù, oggi hanno la conferma del Padre. Il Padre conferma una vita spesa per esprimere ad ogni uomo e ogni donna tutta la tenerezza di Dio.

La festa dell’Ascensione più che farci riandare con la mente a quel giorno passato e lontano in cui gli apostoli videro per l’ultima volta Gesù sulla terra, deve orientare il nostro sguardo ed il nostro pensiero verso il futuro, verso ciò che attende ciascuno di noi, quel futuro definitivo che è molto più in là di tutti i nostri progetti terreni, quel futuro a cui facciamo fatica a pensare convinti come siamo, il più delle volte, che tutto si esaurisca, tutto abbia fine in ciò che riusciamo ad essere e fare qui su questa terra. L’Ascensione ci ricorda che altro è ciò a cui siamo chiamati: la nostra speranza è quella di raggiungere Cristo nella vita e nella gioia infinita di Dio.

Noi sappiamo quanto ciascuno di noi sia condizionabile dalle prospettive che ha dinanzi a sé. Proviamo ad immaginare che tipo di vita riesce a condurre chi vede davanti a sé unicamente la prospettiva della morte: tutto dentro di sé è segnato da questa meta, niente vale la pena di essere perseguito, saremmo eternamente condannati alle fatiche di Sisifo. Invece dinanzi a noi c’è un’altra meta, un altro orizzonte: l’essere per sempre con il Signore!

Gesù che sale in cielo è un invito a saper guardare lontano, a saper guardare oltre. Nello stesso tempo ci viene rivolto l’appello a giocarci nella realtà presente. “Perché state a guardare il cielo?”. Il Signore ci dà l’appuntamento con la nostra storia, non possiamo fermarci a contemplare il cielo in attesa di chissà quali soluzioni miracolistiche. È molto facile attendersi tutto dal cielo, gli angeli però invitano a rientrare nella realtà, tra la gente, là dove si intrecciano i rapporti umani. Quello è il posto dei testimoni, quello è il luogo nel quale il Signore chiede a noi di continuare la sua opera, quello è il luogo dove siamo chiamati ad assumerci e ad esercitare le nostre responsabilità.

Se volessimo usare una immagine dovremo dire che proprio l’Ascensione di Gesù al cielo è per tutti noi l’ingresso nella maggiore età, è una chiamata alla vita adulta: come gli apostoli, separati fisicamente da Cristo che ascende al cielo, sono quasi costretti a imparare a camminare con le proprie gambe, così anche noi siamo sollecitati a comprendere che la missione di Gesù continua attraverso di noi. Noi veniamo assunti da Gesù come collaboratori e come prolungamento della sua opera. Noi siamo il corpo concreto che il Signore assume per essere presente in mezzo agli uomini.

È vero: Dio può far nascere figli di Abramo anche dalle pietre. E tuttavia ha affidato ai suoi la possibilità di perpetuare la sua presenza del Signore e la sua opera in mezzo agli uomini. È dalla nostra attenzione alla Parola e dalla nostra adesione ad essa che dipende la possibilità per il Signore di esprimersi; è dal nostro essere uomini e donne concordi che dipende la possibilità per il Signore di seminare in mezzo a noi germi di speranza. Per far questo da soli non ne saremmo capaci. Abbiamo bisogno del dono dello Spirito Santo, quello Spirito che ha sostenuto e guidato Gesù nella sua missione e che Gesù dona con abbondanza a tutti noi.

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