C’è bisogno anche di Tommaso – Per prepararsi alla Domenica (II di Pasqua)

tommaso1Ancora una conferma di come sia lento il cammino della luce nella nostra esistenza. Affatto scontato, a tratti addirittura impedito, come testimoniano i percorsi di fede molto umani di cui ci narra il vangelo, contrassegnati ognuno da tempi e modi differenti, dove si alternano mediocrità e adesioni, dissenso e adorazione.

Le porte del luogo dove si trovavano erano chiuse. Figura di ben altre chiusure, quando ci accade di non riuscire più ad osare, di non credere più in alcun cambiamento, quando ci accade di gestire l’esistente senza sussulto alcuno. Accade anche a noi, talvolta, che la paura veli i nostri volti di stanca rassegnazione e nulla sembra poterci restituire l’entusiasmo di un tempo.

E nondimeno – ecco il vangelo, la lieta notizia per noi – anche se questa è la condizione dei discepoli, ciò non diventa motivo perché Gesù li abbandoni. La nostra paura e le nostre resistenze non lo intimoriscono. Anzi: non ne resta ai margini ma si pone nel mezzo assumendo quella paura, attraversandola perché insieme a lui possiamo riprendere il cammino.

Di fronte al terrore dei discepoli nessuna risposta ideologica o appello ad una possibile via di scampo ultraterrena alla violenza. Unica alternativa alla violenza la pace nuda come il suo corpo martoriato. Solo la pace donata a prezzo della propria esistenza è in grado di trascinare l’essere umano fuori dalle mura anguste in cui la violenza vorrebbe trascinarlo. La pace che Gesù dona non è uno status, ma energia nuova, forza capace di mettere in cammino.

Non è un caso, credo, che dopo aver donato la pace Gesù soffi su di loro. Ed è questo dono che permette di aprire dall’interno le porte dietro le quali ci si era barricati. Dall’interno: la situazione esterna infatti non muta, muta invece l’atteggiamento nei confronti di essa.

E i liberati diventano liberatori: esiste un perdono dei peccati, esiste, cioè, la possibilità di ricominciare di nuovo nella nostra vita pur dopo misfatti e sconfitte. I liberati diventano annunciatori di pace nella misura in cui saranno capaci di offrire se stessi per amore. Sempre legato, infatti, il dono della pace a mani e piedi forati. Capacità di portare pace e offerta di sé sono intimamente legati.

Ricolma il cuore di speranza che Gesù consegni il suo Spirito, consegni il sogno di Dio proprio alle mani di discepoli che conoscono l’esperienza della paura e del tradimento.

Tocca a voi, ripete Gesù. E lo ripete proprio a noi. Ancora a noi. Quanta fiducia!

Tocca a voi! Quale speranza racchiudono queste parole. Mai stanco dell’uomo il nostro Dio.

E, infatti, ha gesti e attenzione persino per il discepolo del dissenso e dell’abbandono ostinato, per chi avendo visto svanire il proprio sogno di cambiamento, non aveva trovato di meglio che rifugiarsi nella delusione, nell’amarezza, nella stanchezza di idealismi che non cambiano nulla. Quando l’annuncio della Chiesa non converte è Gesù stesso che assume l’iniziativa, da allora fino ad oggi.

Gesti e attenzione, Gesù, ospitalità anche per l’uomo che non ce la fa a restare – non era con loro – e nondimeno non ha chiuso per sempre la questione, tanto che continua a dubitare, comunque a lasciarsi mettere in questione, voler toccare, voler dare concretezza a tante parole che altrimenti gli sembrano vuote. Tommaso non può fidarsi di un chiacchiericcio patetico. E come per Gesù la paura e la resistenza dei discepoli non aveva rappresentato un ostacolo al suo manifestarsi, così non lo è l’incredulità di Tommaso, raggiunto dal Maestro proprio nella sua incredulità confessata.

Perché il sogno di Dio non si spenga c’è bisogno anche di Tommaso, l’unico nel vangelo ad esprimersi con una formula di confessione e di adorazione che non ha eguali: “Il mio Signore e il mio Dio”. Una fede, quella di Tommaso, che matura e cresce soltanto di fronte ai segni di un amore che non pone condizioni ma liberamente si offre anche a chi aveva opposto non poche resistenze.

Il sogno di Dio non si fa strada per chi può finalmente vantare l’appartenenza al coro di esibite certezze, ma  grazie a chi ha provato a fargli strada proprio nel cuore della sua distanza riconosciuta e accolta.  Per questo c’è un’occasione rinnovata e offerta anche per lui. E così la comunità si ricompone quando trova la forza di rimettere al centro il sogno di Dio affidato ancora una volta alle mani fragili e ai passi incerti dei suoi discepoli. Il rimettere al centro il sogno di Dio è ciò che fa uscire allo scoperto arrivando persino a sfidare il potere imperiale che decreterà la morte di non pochi di loro e tuttavia non riuscirà a spegnere quel sogno che è giunto anche a noi.

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