Il furto dell’ultimo minuto – Domenica delle Palme

Il-buon-ladrone.jpgTalvolta accade che per tutta una serie di circostanze e di situazioni avverse, ci si convinca che il tempo per amare sia ormai concluso e che non esista più la possibilità per un ultimo gesto che ridoni bellezza a qualcosa che sembra esser sfuggito di mano. Stando però a quello che ci riporta il vangelo, non c’è istante e non c’è situazione che non possa conoscere un esito diverso. Lo intuisce molto bene quello che la tradizione ci consegnerà come “buon ladrone”.

Di fronte alla rivelazione di un Dio che si lascia condannare alla sua stessa pena, intuisce che si sta giocando qualcosa di unico e di imperdibile. Contrariamente a quanto forse aveva creduto fino a quell’istante, intuisce che la salvezza non coincide con un atto di forza che strappi dalla vergogna e dall’impotenza, ma con un amore che sceglie di restare fedele persino quando sembra non ne valga più la pena.

Di fronte alla rivelazione di un Dio che sceglie di soffrire con umiltà e mitezza, scopre che esiste un diverso ordinamento rispetto a quello che egli aveva fatto suo fino ad allora: se quel condannato come lui è capace di non rispondere con disprezzo agli oltraggi ricevuti e addirittura usa parole di perdono, allora deve proprio esistere un diverso modo di essere uomini.

Di fronte alla rivelazione di un Dio che assume su di sé persino il dolore e la morte, comprende che una esistenza fatta di sospetti, violenze, prevaricazioni, offesa della dignità altrui non ha sbocco, non ha futuro. È seme di eternità, invece, tutto ciò dice rispetto e riscatto dell’altro.

Di fronte alla rivelazione di un Dio che raggiunge l’uomo persino sulla croce, il buon ladrone intuisce che diversa è la destinazione per chi ha scelto di stare nella vita ridonando fiducia e bellezza rispetto a chi non ha fatto altro che sottrarre, offendere, calpestare. Intuisce che a nulla potrebbe servire la liberazione immediata come chiedeva l’altro malfattore, se questa non è altro che il perpetuarsi di una logica di morte. A che serve essere liberi quando la libertà di declina con l’infliggere la morte ad altri?

Di fronte alla rivelazione di un Dio che scende nell’abisso della morte, il buon ladrone esprime una fede che non ha precedenti: non ci sono miracoli, non parole che possano convincere. C’è solo un Dio che morendo accanto e come l’uomo peccatore attesta fino a che punto siamo amati.

Di fronte alla rivelazione di un Dio ostinato nell’amore, il buon ladrone comprende che il legame con questo Dio non si esprime in un atteggiamento di sudditanza ma in una esperienza di comunione: Oggi, con me…

Anche nel momento più estremo, quando le forze sono da risparmiare per non aggiungere dolore a dolore, Gesù non si isola nella sua tragedia personale ma, nella sua misericordia, apre ancora il cuore all’accoglienza. Non è forse vero che amare è anteporre il bene di un altro al tuo? C’è sempre spazio nel cuore di Dio, fino alla fine, persino quando tutto sembrerebbe irrimediabilmente perduto.

Nell’interessarsi di quell’assassino, Gesù consacra la grandezza della persona umana: anche nel suo limite più basso, l’uomo è ancora degno di essere amato. Prima di infrangere la barriera della morte, Gesù ne infrange un’altra: quella della disperazione. Fino all’ultimo istante della vita e nella condizione peggiore di essa, si può sperare nella salvezza. A dire che l’uomo vale più della legge e che non c’è lontananza che non possa essere raggiunta dalla misericordia del Padre. Questa è la nostra fede: questo è ciò che dà speranza ai nostri giorni.

Mentre la logica della storia avanza per esclusioni e per separazioni, il regno di Dio non esclude nessuno. Quelle braccia distese e inchiodate sono lì a memoria perenne di una accoglienza che non è per un tempo o per una categoria di persone, ma per ogni circostanza e per ogni uomo.

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