L’ora della grazia – V domenica del T.O.

pescatori di uominiDavvero singolare la pedagogia di Dio. Insolita, quantomeno. Nessuno ti avvicinerebbe quando hai un curriculum che annovera smentite e disfatte. Nessuno punterebbe ancora su di te quando ti ritrovi in mano le reti vuote per una notte di fatica trascorsa invano. Eppure, vangelo alla mano, sembra addirittura che l’ora della grazia e quella del fallimento coincidano.

Pietro ha già avuto modo di toccare con mano di cosa è capace quell’uomo. Gesù era stato a casa sua dove aveva appena guarito la suocera. Sa che è senz’altro un grande uomo ma non lo ha ancora riconosciuto per quello che è veramente. L’incontro accadrà nel momento più impensato, quando sarà chiamato a mettere da parte la sua maestria e dovrà riconoscere che quell’uomo salito sulla sua barca è il Signore ed egli soltanto un peccatore.

La singolare pedagogia di Dio. Dio si manifesta proprio quando la tua barca sembra la più inospitale perché vuota, quando sembra che non ci sia alternativa alcuna.

Dio fa breccia nella ferita aperta di una notte in cui hai annaspato più di ogni altra volta toccando con mano l’insufficienza delle strategie e l’infruttuosità di tanti sforzi.

Dio ti chiama a giocarti l’esistenza per lui proprio quando essa sembra essere agli ormeggi, ovvero parcheggiata e spenta.

Dio arruola tra i suoi collaboratori chi ha conosciuto sulla sua pelle l’amara esperienza di una vita a rischio di spegnersi anzitempo.

Dio chiede un credito di fiducia a chi avrebbe tutti i motivi per mandare all’aria chiunque, Dio compreso.

Dio concede fiducia a uno il cui fatturato è zero. Che cosa potrebbe venire di buono da uno così?

Per far toccare con mano di cosa è capace la fiducia accordatagli, Gesù comincia sempre con il mendicare qualcosa di cui l’uomo dispone: a Pietro chiede in prestito la barca e la fiducia, alla donna di Samaria la brocca per bere e la voglia di ricominciare.

Per la fame della folla avrà bisogno di cinque pani e due pesci e la disponibilità a condividere.

A Cana chiederà di mettere a disposizione anfore ed acqua e la capacità di misurarsi con l’inverosimile.

A Zaccheo chiederà l’ospitalità di una casa e la voglia di riscatto.

Allo stesso Pietro affiderà il suo popolo solo dopo la drammatica esperienza del rinnegamento.

Agli apostoli il mandato di andare proprio mentre ancora sono increduli.

L’insolita pedagogia di Dio. In un istante può giocarsi tutto: la tristezza della barca ormeggiata o il rischio della fiducia.

Un giorno, dopo avergli fatto dono di uno sguardo unico, chiederà ad un giovane di sbarazzarsi di tutto ciò su cui aveva costruito la sua vita. Il vangelo annota che quel tale sceglierà la tristezza: gli sembrerà più sicura dell’azzardo propostogli da Gesù.

Prendi il largo, ossia non temere di abbandonare le opinioni della gente.

Prendi il largo, nessuna connivenza con l’insipienza che regge il mondo.

Prendi il largo, non aver paura di mostrare la differenza propria di chi ha accettato di far salire sulla sua barca il Figlio di Dio.

Prendi il largo, non fermarti al calcolo delle umane probabilità di riuscita.

Sulla tua parola…

Pietro intuisce, per la fiducia accordatagli da Gesù, che a rendere fecondo ciò che compiamo non è la nostra fatica, non è la nostra bravura, non è il nostro darci da fare, non è il nostro continuo elaborare strategie di approccio. Niente di tutto questo. È la forza della nostra fede a far la differenza.

Di fronte alla fiducia di Dio verso di noi, emerge la nostra identità più vera, quella di uomini che hanno bisogno di essere purificati perché consapevoli dell’abissale distanza dal progetto di Dio su di noi. È la gratuità della fiducia a svelare il peccato di Pietro e a mettere in moto il pentimento.

Pietro ora sa che colui che egli  ospita sulla sua barca è uno che non solo è in grado di riempire le reti ma la sua stessa vita. Per questo non ha più bisogno di nascondersi o di tentennare.

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