Essere luce – Presentazione del Signore al tempio

candela copiaAbbiamo iniziato questa celebrazione eucaristica con un rito un po’ insolito: ci è stata consegnata una candela e noi l’abbiamo accolta, proprio come il vecchio Simeone accolse il Bambino Gesù tra le braccia. Perché questo gesto? Siamo a quaranta giorni dal Natale e la Chiesa ci fa riandare con la memoria al mistero dell’Incarnazione: con la nascita del Figlio di Dio abbiamo avuto il dono per eccellenza, quello della luce vera che illumina ogni uomo. Cosa sarebbe il mondo senza la luce? È la luce a permettere la possibilità della vita: senza di essa, infatti, è tenebra ed ombra di morte. Questo dono, però, non è fatto per essere custodito gelosamente nel chiuso della nostra esistenza: come tutti i doni di Dio, esso si alimenta nuovamente nella misura in cui lo si condivide. Dopo averlo portato per nove mesi nel suo grembo, Maria non tiene per sé il Bambino Gesù ma lo offre, lo consegna fino alle conseguenze più estreme tanto da essere trapassata da una spada proprio per tale consegna al mondo.

Ora non sono più le mani di Maria il tramite mediante il quale Dio si consegna all’umanità: è per il nostro tramite che questo avviene. Ecco il segno della candela che abbiamo accolto e che siamo chiamati a restituire ad ogni uomo. Quella candela ci ricorda chi siamo: siamo braccia aperte per accogliere quello che Dio vuole donarci e siamo braccia tese mediante lo stile di una vita secondo il vangelo.

Che significa allora accogliere questo dono?

Significa diventare capaci di stare alla presenza di Dio rintracciando continuamente i segni del suo passaggio in noi e attorno a noi.

Significa vedere Dio così come lo guarda il Cristo: ossia come il Padre capace di compassione per il più traviato dei suoi figli. Siamo in grado di riconoscere l’opera di Dio nel mondo senza cadere vittime di quello strabismo spirituale che finisce per tenere Dio da una parte e il mondo dall’altra.

Significa guardare la Chiesa non come un luogo in cui si conserva una memoria gloriosa di quanto Dio ha compiuto ma come una comunità in cui di nuovo si attinge a piene mani all’abbondanza della grazia divina.

Significa guardare il mondo con la stessa passione di Dio: di questo mondo abbiamo bisogno di scorgere le ferite profonde, le speranze segrete, i desideri repressi, i sogni inconfessati, i bisogni inappagati.

Accogliere il dono della luce significa ancora permettere che in noi si sviluppino di giorno in giorno i tratti dell’uomo nuovo così come Dio lo ha pensato, unificato integralmente e pacificato interiormente.

E quali sono questi tratti dell’uomo nuovo? Sono la preghiera continua, un sano rapporto con il cibo e con le cose, una cura del modo in cui ci si presenta, l’uso saggio del denaro, la capacità di trattare ciascuno con rispetto e attenzione. Tratti dell’uomo nuovo sono ancora la capacità di stupore e di gratitudine di fronte al dono e al mistero della vita, la capacità di non soffocare chi è a noi affidato, il discutere senza aggredire, il piangere senza amareggiarci.

Quando ci si lascia illuminare da Cristo si è in grado di correre senza competizione, ci si impegna senza cadere preda dello stress, si lavora senza mai smarrire ciò che davvero ci sta più a cuore, si usa il tempo come occasione per mettere a frutto ciò che il Signore ci ha donato, si vivono gli impegni come occasione per testimoniare chi siamo e ciò in cui crediamo, senza farsi sommergere dal cumulo delle mille faccende da adempiere.

Quando ci si lascia illuminare da Cristo, a far la differenza è il modo in cui facciamo le cose più che le cose che facciamo.

Quando ci si lascia illuminare da Cristo, dimenticando il proprio io (come il Signore ci invita a fare), ci si trova a proprio agio in ogni situazione.

Quando ci si lascia illuminare da Cristo, gli altri non sono anzitutto soggetti da cui prendere le distanze, ma fratelli e sorelle da custodire nella propria preghiera davanti al Signore.

Quando ci si lascia illuminare da Cristo, impariamo a guardare le cose oltre le apparenze, diventiamo capaci di non lasciarci condizionare dal pregiudizio e viviamo i rapporti senza fare confronti o discriminazioni.

Quando ci si lascia illuminare da Cristo, non cadiamo vittima di quella miopia del cuore che, puntando l’attenzione sui doni di Dio, finisce per dimenticare il Dio che ci ha fatto quei doni, ma veniamo altresì guariti dalla presbiopia che ci impedisce di vedere bene da vicino dando il giusto contorno alle cose di ogni giorno.

La candela che porteremo a casa stasera sia memoria del bisogno incessante di essere di nuovo illuminati dalla luce vera che è Cristo Signore.

Così speriamo e così sia.

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