Il vino buono della fede – Esequie Michele Mercadante

Credo abbia lasciato sgomenti non pochi di noi la notizia della scomparsa di Michele. Ripenso alla mia incredulità dell’altra sera quando Carmine mi ha telefonato concitato perché potessi donare la grazia dei Sacramenti al nonno. “Impossibile”, dicevo tra me, tanto è vero che a telefono, per vedere se avevo capito bene gli ho precisato la via: “Nonno Michele in Via A. Lombardi?”. Sembrava il ritratto della salute, Michele: infatti, pur avendo raggiunto una veneranda età, non dimostrava affatto i suoi anni. Autonomo, lucido, arguto, di buona compagnia.

Insieme a sua moglie aveva avuto la gioia di costruire una bella famiglia che in questo fine corsa della sua esistenza non ha mancato di attestargli tutta la riconoscenza e l’affetto per quanto ricevuto da un padre presente ma discreto. La sua gioia il potersi ritrovare con loro. Michele aveva uno sguardo particolare e un sorriso tanto vero quanto accennato.

Devo confidarvi una cosa. In questi quasi quattro anni da parroco di questa comunità, non è mancato un funerale in cui, al termine delle esequie, mentre guidavo la preghiera del Rosario durante il gesto delle condoglianze, Michele, giunto all’altezza del primo banco, non cercasse il mio sguardo per donarmi il suo sorriso e con un cenno della mano e del capo salutarmi. E finché io non avessi risposto con il mio capo, egli non cessava di continuare a fissarmi. Vi confesso che per me, quel gesto, valeva tanti discorsi.

È il giorno del Signore, oggi. E noi celebriamo l’ingresso di un nostro fratello nella domenica senza tramonto per entrare nel riposo di Dio.

La liturgia, quest’oggi, parla di tutt’altro che di morte. Parla addirittura di un matrimonio, quello di due giovani a Cana di Galilea che vedono compromessa la gioia della loro festa e parla delle nozze che Dio vuol celebrare con una umanità che porta ancora i segni della devastazione dovuta all’amara esperienza dell’essersi allontanata da lui.

Cana potrebbe essere a buon diritto il nostro indirizzo, quello di una esistenza che pur carica di grandi attese, conosce tanto spesso il dramma di chi vede andare in fumo desideri e speranze. Per quanto ci diamo da fare per vivere sereni, c’è sempre qualcosa che intacca ogni proposito di bene.

Ci conforta sapere che nell’ora della gioia come nell’ora della prova “c’era la Madre di Gesù”. Non c’è momento della nostra esistenza in cui ella non sia presente per indicarci ciò che è necessario compiere. Proprio il suo esserci, traduce e incarna uno stile fatto di discrezione e di attenzione, di lucidità nella lettura del reale e di coinvolgimento appassionato e premuroso. Maria non vede in quello che accade una fatalità, come talvolta succede a noi. Tutto diventa motivo per intraprendere l’unico modo di rimboccarsi le maniche: vivere ogni circostanza nella fede. “Chi crede sa che si va avanti, non si gira intorno” (Benedetto XVI).

“Non hanno vino”, registra l’occhio materno e vigile di Maria. La gioia dell’uomo è sempre un bene precario, sempre esposto, sempre a rischio: basta un nulla per far incrinare un rapporto. Quanta fatica nel vivere certi passaggi a cui la vita ci costringe facendoci toccare con mano che da soli, per quanto lo vogliamo, non siamo in grado di provvedere!

“Non hanno vino”, ossia le risorse messe da parte, le scorte di famiglia, prima o poi vengono a mancare e tocchiamo con mano il peso e la fatica della nostra fragilità.

“Non hanno vino”, ossia noi disponiamo soltanto dell’acqua che serve per la nostra purificazione e non di ciò che permette di stare nella vita con sguardo sereno e fiducioso.

“Non hanno vino”, manca ciò che ci permette di vivere ogni situazione come una parola a noi rivolta dall’amore misericordioso e fedele di Dio Padre.

“Non hanno vino”, manca ciò che è in grado di farci passare dall’abitudine al coinvolgimento rinnovato.

“Qualunque cosa vi dica, fatela”. In gioco, infatti, c’è proprio la nostra fede. Sempre. L’unica che ci consente di compiere, senza troppe domande, tutto ciò che è il bene per noi. La Grazia di Dio, infatti, ci raggiunge ordinariamente per vie che noi non batteremmo mai e possiamo gustarla solo se abbiamo l’umiltà di fidarci e di obbedire a ciò che il Signore chiede di compiere, come Maria indica e come i servi adempiono.

Il senso del nostro essere al mondo è tutto in questo affidamento umile e docile, altrimenti rischiamo di edificare su un fondamento che non ha alcuna consistenza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.