La via dell’umile abbassamento – Prepararsi alla festa del Battesimo del Signore

Battesimo CristoAncora una epifania. Di quelle da non cancellare dalla memoria del proprio cuore se non vogliamo travisare discorsi e immagini su Dio. Dopo quella di Dio in un bambino avvolto in fasce, dopo l’epifania di Dio in una casa davanti a uomini che da Oriente si sono messi in cammino per riconoscerlo e adorarlo, oggi l’epifania è in una immersione nella folla alle acque del Giordano. Lì il biglietto di presentazione di Dio. L’epifania nel nascondimento. O meglio: il nascondimento è epifania. Sembra quasi un ossimoro.

La comunità cristiana faticherà non poco – quasi imbarazzata – a tenere insieme la sua confessione di fede col fatto che il Signore Gesù possa confondersi con una massa di peccatori. Mt non esiterà a mettere sulle labbra di Giovanni la sua resistenza verso il gesto di Gesù di voler – anch’egli – ricevere quel battesimo. Una resistenza che il vangelo non tacerà quando più avanti il Maestro si cingerà un asciugatoio e comincerà a lavare i piedi dei discepoli: sarà Pietro a dar voce a quella resistenza: tu non mi laverai mai i piedi. Non molto tempo prima lo stesso Pietro aveva resistito alla prospettiva della passione: non ti accadrà mai… incarnando tutta la fatica dell’uomo a comprendere che Dio possa rivelarsi in quel modo debole.

Più avanti il fatto che Gesù abbia condiviso la mensa con pubblicani e prostitute sarà motivo più che valido perché non possa avere nessun credito come Messia e i capi di Gerusalemme ne decidano l’eliminazione fisica: a che serve un Messia debole, confuso tra i più? E Gesù, anche quella volta, non rivendicherà nessun riconoscimento, non difenderà la sua dignità.

Ecco il vostro Dio! Così aveva gridato Isaia: viene con potenza… esercita il dominio. A Isaia aveva fatto eco il Battista: viene colui che è più forte di me. Ma dove i segni della sua forza? Nel suo immergersi in una umanità di peccatori. Gli inizi, nelle stesse acque dei peccatori. E non diversa la fine: tra due malfattori.

Si aprì il cielo: la comunicazione con Dio non è interrotta, grazie a quel gesto di solidarietà compiuto da Gesù e grazie alla sua preghiera. Desiderio di Dio è che ogni uomo diventi figlio accogliendo la sua rivelazione fatta attraverso i gesti e le parole di Gesù.

Quell’immersione in una vicenda di popolo fa ripartire la storia secondo altre categorie. La storia di un popolo riparte perché Dio sceglie di rinnovarla dal di dentro, non con atti di forza o espedienti magici, ma con l’accettare di sporcarsi attraverso un’esperienza di condivisione. La storia riparte assumendola. Sempre così.

Il popolo era in attesa, così annota Lc. E l’attesa era quella di un messia liberatore che ristabilisse lo splendore della nazionalità e della sua vita religiosa. E tuttavia la scelta di ricevere anch’egli il battesimo dice l’orientamento di fondo che Gesù intende dare alla sua vita. Egli sceglie per sé la via dell’umile abbassamento e del nascondimento. Non c’è nulla che lo imponga agli sguardi dei presenti: persegue la via della semplice umanità. Come se non bastasse! La semplice umanità: ce n’è d’avanzo per attirare lo sguardo di Dio. Tanto è vero che il cielo si apre.

Segue la via comune, quella che non lo distingue dagli altri neppure nel gesto di farsi battezzare, egli che non aveva conosciuto peccato. Sceglie di vivere immerso, fino in fondo: la sua morte – quella morte – a sigillo di una vita in cui non si è mai tenuto in disparte.

Cosa può significare per noi, oggi, celebrare la festa del battesimo del Signore?

I giorni scorsi accodandoci ai magi abbiamo offerto con loro, oro, incenso, mirra. Con loro abbiamo offerto cose. Ma non basta. L’invito che questa liturgia ci rivolge è un invito ad assumere dal Signore la mentalità, lo stile, le cose che ha insegnato, in una parola: la sua vita… e farla diventare parte della nostra vita. Che cos’è il nostro battesimo se non un assumere la vita stessa di Dio in noi?

Non si tratta di omaggiare a lui dei doni ma qualcosa di più profondo: assomigliare.

E assomigliargli anzitutto nel nostro rapporto con questa nostra storia. Una storia, la nostra, che porta i segni della modernità, della complessità, del pluralismo culturale, religioso ed etico.

Cosa significa assomigliare a Gesù in questo particolare frangente storico? Anzitutto,

  • capacità di avventurarsi fiduciosi con uno stile umile,
  • capacità di non mettersi in  concorrenza con nessuno,
  • capacità di vivere con sobrietà, giustizia e con pietà.

La via dell’umile abbassamento percorsa da Cristo è l’esempio che i singoli cristiani e le chiese sono chiamati a seguire. Non ce n’è un’altra.

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