La via della Madre – Maria Madre di Dio

Maria Madre di DioDà gioia essere attesi da qualcuno; infonde fiducia sapere che, sull’uscio di casa, al nostro rientro, ci attende chi ci vuole bene. Patiamo, talvolta (parlo per esperienza), sapere che nessuno è lì a casa ad aspettarci.

Sulla soglia del nuovo anno troviamo ad attenderci la stessa Madre di Dio, Maria, quasi a volerci rassicurare che qualunque cosa il nuovo anno riserverà per ciascuno, non abbiamo da temere: qualcuno accompagna i nostri passi, qualcuno veglia sul nostro cammino, qualcuno è in grado di tenere in serbo la gioia per noi mentre, con amore, lenisce le nostre lacrime.

L’anno si apre sempre con questa figura che riassume ed incarna i tratti della dedizione e, perciò, della espropriazione. Non è un caso che muoviamo i primi passi in questo nuovo tempo a noi accordato dalla misericordia di Dio, tenendo fisso lo sguardo sulla Madre di Dio. Quanto abbiamo da apprendere da lei! Quanto abbiamo bisogno di non fare navigazione a vista in questo nuovo anno appena intrapreso!

Nell’Ave Maria, facciamo appello alla sua Maternità chiedendole di custodirci nel suo grembo mediante la preghiera quando ripetiamo: Santa Maria, Madre di Dio… Forse, però, l’abitudine più non permette di cogliere il senso di quello che diciamo: Maria, Madre…

Oggi celebriamo proprio la sua Maternità. Anche Dio ha avuto bisogno di una Madre: da lei, il Figlio Gesù, ha appreso senz’altro che stare nella vita significa essere continuamente generati a sensi e sguardi nuovi; da lei senz’altro ha appreso che ogni cosa che riguarda l’uomo diventa il tramite per esprimere lo stesso legame con Dio se è vero che un giorno ripeterà che tutto ciò che abbiamo fatto o non fatto a uno dei più piccoli l’abbiam fatto o non fatto a lui.

Persino Dio, un giorno, volendo parlare del suo legame con l’umanità, attingerà a questa figura della madre come colei che mai può dimenticare chi è stato da lei generato.

Dire madre significa dire legame stretto col figlio.

Dire madre vuol dire diventare consapevoli che la vita non è una sorta di avventura per battitori liberi ma esperienza di condivisione fino in fondo.

Dire madre significa riconoscere che qualcuno, qualcosa viene prima di te, il figlio e il suo bisogno.

Dire madre vuol dire imparare a gestire i propri sentimenti tra appartenenza e distacco, tra cura e autonomia, tra esserci e lasciar andare.

Dire madre significa custodia di quegli stati d’animo che, se espressi fino in fondo, non poche volte finirebbero per schiacciare chi da lei è stato generato.

Dire madre significa non conoscere la smemoratezza del vincolo.

Dire madre vuol dire saper circoscrivere i momenti di fatica.

Dire madre significa saper tacere al momento opportuno le ferite del proprio cuore.

Quante volte abbiamo conosciuto madri che hanno sempre rimosso la loro paura e che per non dar dispiacere ai propri figli hanno celato la loro tristezza attribuendola a chissà quale dolore improvviso!

Quante volte abbiamo incrociato madri che non hanno mai smesso di far dono del loro sorriso pur sapendo che una sentenza di morte pendeva sul proprio figlio a cui fino alla fine non hanno fatto mai mancare la tenerezza di uno sguardo e l’amorevole cura del rimboccare le lenzuola o del bagnargli le labbra!

Quante volte abbiamo intravisto scorrere sulle guance delle madri le lacrime solo in un angolo buio, di nascosto, quando nessun occhio indiscreto poteva carpire il loro intimo segreto!

Quante volte, pur non comprendendo, hanno dovuto fare un tratto di strada fino ad allora sconosciuto solo perché un figlio le costringeva a quell’insolito viaggio!

Quante volte non si è trovato accanto a loro chi fosse capace, anche solo per un istante, di risollevare la loro fatica mediante il semplice prendere la loro mano!

Quante volte le abbiamo viste negarsi il proprio dolore pur di non perdere la compostezza che un momento tragico richiedeva ancora a loro!

Quante volte, a protezione dei figli, esse hanno avuto da esibire solo il proprio silenzio, come ad attestare che l’ultima cosa di cui avrebbero dovuto preoccuparsi erano proprio loro!

Dire madre significa vivere la preoccupazione per un disagio senza mai smettere di occuparsi di chi il Signore le ha affidato.

Forse ha ragione chi scrive che per le madri non può esistere l’inferno dal momento che, non poche volte, esso è stato vissuto nei passaggi a cui i figli le hanno sottoposte.

Perché mai noi ricorriamo a Maria se non perché ella evoca appunto questa disponibilità senza riserve verso ognuno dei suoi figli?

Che bello sarebbe poter trascorrere il tempo che ci è donato provando a riprodurre qualcosa dei tratti della maternità di Maria! Incarneremmo senz’altro, quella parola di Paolo ai Filippesi quando dice: “Ognuno di voi in tutta umiltà consideri l’altro superiore a se stesso”. Non consiste, forse, in questo, l’essere madri?

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