Il cielo aperto – Esequie Ugo Giannattasio

Nelle tue mani consegno il mio spirito…

Nel giorno in cui ci è stato recato l’annuncio del Natale e l’invito a muovere i nostri passi verso la grotta di Betlemme, l’angelo del Signore ha chiesto ad Ugo di non fermarsi alla mediazione di un presepe quanto di contemplare il Suo volto faccia a faccia. L’esistenza ancora giovane di Ugo ha conosciuto una china repentina verso la conclusione: per quanto segnato già da diversi mesi dalla malattia, da lunedì scorso le cose sono precipitate inesorabilmente. E come ogni distacco, anche quello di Ugo lascia un vuoto incolmabile per i suoi cari e per i suoi amici cui era particolarmente legato. Ugo dava l’idea di un uomo silenzioso, ma molto buono.

Lo salutiamo nel giorno in cui si celebra la morte di un giovane e la sua nascita al cielo, Stefano. Oggi, tanto nella liturgia di S. Stefano quanto in questa celebrazione esequiale, sembra svanito in un attimo il Natale dei buoni sentimenti. Le vesti liturgiche oggi non hanno più il candore del Natale ma il colore del sangue. Oggi, a tema, la fatica e il prezzo dell’essere discepoli fino in fondo: la fede di ognuno di noi è messa sempre a dura prova. Oggi, non più un bambino affidato alle cure amorose della Madre ma il grandinare di pietre che mettono a morte un giovane. Non più il canto degli angeli ma le urla strepitose di chi sceglie di eliminare l’amico di Dio.

Abbiamo sentito la narrazione della morte di Stefano e stiamo celebrando quella di Ugo. La verità di una persona traspare proprio nel modo in cui sta di fronte alla morte e affronta questo ultimo passaggio.

Veniva nel mondo la luce vera ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce

Una festa di luce come il Natale manifesta sin da subito il suo carattere di destabilizzazione. È possibile, infatti, voler rimanere al buio, scegliere di menare i giorni in una esistenza fatta di ombre. Quanto è faticoso venire alla luce! È vero per quando veniamo fuori dal grembo di nostra madre ed è altrettanto vero per quanto la vita vorrebbe generarci alla luce di un senso. Talvolta, proprio per evitare una simile fatica, si finisce per preferire le tenebre alla luce. È possibile che Dio si manifesti con la sua presenza e che l’uomo si neghi rifiutandosi di esporsi.

Stefano, messo a morte da una istituzione religiosa per il suo spirito innovativo, mentre sta per chiudersi la sua avventura terrena, parla della sua morte come di un contemplare i cieli aperti, la gloria di Dio e Gesù che sta alla sua destra.

La storia di ogni uomo sulla terra – ce lo ricorda il martirio di Stefano e ce lo attesta la scomparsa di Ugo – è una storia di fatica, di travaglio. È una strada percorsa perfino dal Figlio di Dio. Ora, questa strada c’è chi la percorre imprecando, c’è chi la percorre scotendo la testa incredulo, c’è chi la percorre nel lamento senza comprenderne il senso e c’è chi la percorre con amore e con un grande spirito di fede. Stefano non muore da disperato, muore da discepolo che vede realizzarsi quello che più tardi ci verrà insegnato a chiedere nell’antifona mariana “Salve Regina”: “Mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto del tuo seno”.

Che cos’è che ha dato a Stefano la forza di entrare nel crogiuolo di quel martirio per lapidazione e che cosa da a noi la forza di attraversare il buio delle nostre notti se non la consapevolezza di non essere soli? La morte con Cristo o senza Cristo non è la medesima cosa. Con Cristo significa contemplare i cieli aperti, senza di lui significa vedere davanti a sé solo il baratro dell’abisso.

Stefano arriva a sacrificare tutta la sua vita pur di non perdere la sua amicizia con Cristo. Era questo il motivo del suo essere al mondo e questo sarà il motivo del suo lasciare il mondo. Io per che cosa vivo e per che cosa lotto? Dobbiamo riconoscerlo: non poche volte sacrifichiamo – alla lettera – un’intera esistenza per delle banalità. Il rischio, però, è che sacrificando tempo, energie per cose da nulla, anche la nostra vita finisca per essere banale. Si può rischiare di sacrificare una vita intera rincorrendo illusioni e tutto questo diventa il motivo per cui essere al mondo.

Il martirio di Stefano, la morte di Ugo ci ricordano che sta a noi scegliere se vivere e morire con un cielo che si dischiude davanti a noi o con un mondo che si sgretola dinanzi ai nostri occhi. Sta a noi scegliere se fare nostro l’urlo di odio dei lapidatori o il grido di compassione e di abbandono del martire Stefano.

Tutte le volte che qualcuno fa sua l’atteggiamento di Stefano, è un pezzo di cielo che si apre sopra di noi.

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