Anche Dio ha i suoi gusti – IV domenica di Avvento

VisitazionePochi giorni ancora, giusto il tempo per ravvivare il desiderio dell’incontro, qualora ne avessimo perso l’occasione in queste settimane, e l’Avvento scivolerà via. Quale sapienza in questa vecchia nostra madre che è la Chiesa! Sa, come ogni mamma del resto, che il rischio è quello di perdere di vista ciò che davvero conta e di attardarci su cose che potrebbero fuorviarci. Così, poche settimane fa, ci ha preso per mano e ci ha invitato, in questo tempo liturgico così bello e ricco di speranza, a imparare a mettere a fuoco lo zoom della nostra vita verso qualcosa che all’apparenza può risultare tanto marginale all’apparenza e, invece, è quanto mai vitale.

E proprio come si fa quando ci ritroviamo tra le mani un grandangolare, abbiamo via via focalizzato l’obiettivo e la nostra attenzione sulla fine del mondo e della storia quando il Signore verrà nella sua gloria. Già: perché, qualora lo avessimo dimenticato (ci ripete la nostra vecchia madre che è la Chiesa), siamo fatti per questo incontro nell’attesa del quale siamo chiamati a trattenere tutto ciò che ha seme di eternità e lasciar andare tutto ciò che è pula.

Via via che mettevamo a fuoco il nostro grandangolare, ci siamo inoltrati nel deserto, dove abbiamo imparato che ciò che conta è cosa ognuno di noi vuol fare di quello che Dio continua a seminare nel nostro cuore.

Ma il deserto era solo una tappa, non la meta. Per questo, di lì ci siamo mossi lungo le rive del Giordano dove, grazie al Battista, abbiamo accolto l’invito a fare il bene e a farlo bene.

Oggi, un’ulteriore passo: lo zoom mette a fuoco una casa e l’incontro tra due donne. È lì che Dio pone il suo sguardo capovolgendo ogni criterio umano di attrazione: non il grande ma l’infinitamente piccolo, non ciò che è appariscente ma ciò che sembra addirittura irrilevante. Le cose da niente attirano la sua attenzione. Se c’è una cosa che più di ogni altra lo fa invaghire è tutto ciò che ha a che vedere col piccolo. Sempre così: cosa sono cinque pani e due pesci? Eppure… Cosa sarà mai l’obolo di una vedova nell’economia del tempio? E invece… A che cosa potranno mai servire quegli uomini esperti solo del loro mestiere e che Gesù arruolerà al suo seguito? E invece…

È proprio vero: ognuno ha i suoi gusti. Anche Dio. La liturgia di questa domenica ce li manifesta perché non ci accada di restare sorpresi e spiazzati. In genere se stiamo per accogliere qualcuno a casa nostra e vogliamo rendergli tutto l’onore di cui siamo capaci, facciamo di tutto per scoprire se preferisce una cosa piuttosto che un’altra.

E così, proprio ciò che non accampa alcun titolo di vanto, anzi ciò che addirittura verrebbe spontaneo scartare, si trasforma in opportunità di incontro con Dio. Nella vita di ognuno di noi c’è sempre una Betlemme da cui esce la possibilità di un riscatto. E in questa domenica che sa già di vigilia, ciascuno è chiamato a mettere a fuoco lo zoom sulla sua Betlemme.

Che cos’è Betlemme nello scacchiere geopolitico del mondo? Eppure, da lì uscirà il Salvatore d’Israele.

Che cos’è Maria nella dinamica del mondo che esalta ben altri criteri e tutt’altre logiche? Eppure, da lei uscirà il Figlio di Dio.

Credo che oggi siamo tutti chiamati a rivestire il compito di Elisabetta la quale attesta a Maria che proprio ciò che appare insignificante e dimenticato, è in realtà ciò che è preso a prestito dal Signore. Elisabetta insegna l’arte di benedire gli aspetti più piccoli e più rimossi di ogni nostra esistenza perché essi sono il tramite mediante il quale Dio chiede di entrare ancora una volta nella nostra storia. Il Signore della vita non cessa di rendere fecondi proprio i luoghi e le esperienze della impossibilità, se è vero che una vergine e una sterile sono in attesa entrambe di un figlio. Da non credere. Eppure…

La felicità – ripete a noi stupita l’anziana Elisabetta – risiede proprio nel dare credito al fatto che la vita possa venire da ciò che sembra impossibilitato a generare, da ciò che sembra aver esaurito ogni possibile sbocco. Per questo ripete a Maria: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. Beatitudine di cui possiamo appropriarci anche noi in questa vigilia: “Beato me se non mi scandalizzo dei gusti strani di un Dio che non cessa di dire: Ecco, io vengo nella tua esistenza così com’è. Non temere di accogliermi e di offrirmi niente altro che il grembo fecondo della tua disponibilità a fidarti”. Non è forse quello che hanno fatto Maria ed Elisabetta. Non si sono attardate a voler sapere, anzitutto: a loro è bastato credere e credendo hanno conosciuto.

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