L'”invece no” di Dio – II domenica di Avvento

desertoUna pletora di nomi altisonanti, blasonati, di quelli che determinano le sorti della storia di popoli e di individui e, per contro, un uomo solitario che aveva scelto di essere “integro e irreprensibile per il giorno di Cristo”. Tutto lascerebbe pensare che questa collocazione storico-geografica preluda alla presentazione di qualcosa o di qualcuno che abbia chissà quali credenziali e, invece, no. Davvero strani i gusti di Dio. Quantomeno singolari, oggi diremmo non à la page.

Quale curriculum può vantare uno che non ha nessuna esperienza di governo, di economia, uno che non ha fatto altro che farsi scavare le midolla dalla Parola di Dio? È lo sconcerto che prende tanti di noi “ecclesiastici” anche di fronte a scelte non curiali di papa Francesco. Che te ne fai di uno che non ha mai messo piede nell’atrio di uno dei palazzi del potere? Chi avrebbe scelto di puntare l’attenzione su un uomo confinato nel deserto del mondo piuttosto che privilegiare una corsia più accreditata come poteva essere quella che il potere politico e religioso del tempo incarnavano? E, invece, no. Dio muove i suoi passi verso tutt’altra meta e ha di mira ben altro destinatario che il mondo paludato del potere. Sempre così. Uno stile mai interrotto: “Dio guarda l’umile”, guarda cioè chi non recita, chi ha un giusto sentire di sé, chi sa di essere solo una “voce”, chi non dimenticherà di essere soltanto l’”amico” a cui è stato affidato il compito di accompagnare lo sposo alle nozze e poi farsi da parte. Accade con Giovanni Battista, accadrà con lo stesso Gesù: “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”. E, invece no: proprio da lì verrà il Figlio di Dio. Sarà così con Saulo di Tarso, con Francesco d’Assisi, con Caterina da Siena, Teresa di Calcutta, uomini e donne che non hanno mai pensato alla loro vita come uno spettacolo da baraccone ma che hanno provato a far rifiorire i pochi metri entro di cui era fatta la loro esistenza là dove il Signore li aveva collocati. C’è un deserto da far fiorire: quello del mio cuore e quello del mio piccolo mondo.

“Acquista la pace in te e l’avranno in migliaia attorno a te”, così ripeteva un grande mistico russo, san Serafino di Sarov.

A quanti crederebbero che gli unici protagonisti della storia siano coloro che detengono il dominio, il vangelo ricorda che ce n’è un’altra ben più capace di suscitare vie d’uscita fino ad allora insperate ed ignote: la Parola di Dio.

A me riempie di stupore riconoscente e grato questo annuncio. Mentre gli uomini escogitano strategie, stabiliscono alleanze, decidono interventi, Dio tesse la trama del cuore di un uomo che ha accettato di cooperare perché sia recuperato il progetto delle origini, quando l’uomo era l’interlocutore privilegiato di Dio stesso. Penso, così, ai tanti uomini e donne che, lontani dai riflettori e dalle assise ecclesiali o politiche, culturali o economiche, fanno in modo che il loro uomo interiore sia plasmato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera rinnegando tutto ciò che di inumano viene perpetrato nelle nostre relazioni. Penso a tutti coloro che hanno fatto della loro vita il segno più manifesto del fatto che Dio non ha permesso che neppure un granello di risentimento possa impedire la riconciliazione con lui e tra di loro.

Certo, abbiamo un bel parlare di nuovo umanesimo! Ne abbiamo fatto materia di convegno ecclesiale e tema di salotti televisivi che lasciano il tempo che trovano. Come se si tratti di un sistema che possa bypassare l’uomo che sono io, che sei tu. Dio cerca “un uomo” e tanto gli basta. Che cos’era Giovanni a fronte di un potere politico e religioso tanto corrotto e così inadeguato? E, invece, no.

Poco importa chi detiene un potere temporale o religioso; ciò che conta è cosa vuoi fare di quello che Dio continua a seminare nel tuo cuore.

Proprio il luogo della “non-parola” qual è il deserto, diventa l’esperienza per imparare ad ascoltare l’unica parola solida e a proferire quella necessaria.

Proprio Giovanni ricorda ad ogni generazione di credenti che senza un rinnovamento personale profondo, non hanno consistenza alcuna tutte le imprese perseguite in qualsiasi ambito umano. A dare nuovo impulso, infatti, non è ciò che è rilevante ma ciò che è vero, non ciò che si impone sulla scena ma quello che scava nelle profondità del tuo uomo interiore, anzitutto.

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