La nascita dell’uomo nuovo – XXXII domenica del T.O.

vedovaStanno per compiersi i giorni decisivi per la vicenda umana del Figlio di Dio. Tra non molto Gesù entrerà nell’esperienza drammatica e, a tutta prima, incomprensibile della sua passione e morte. I discepoli patiranno lo scandalo per una vita sprecata, apparentemente, in un modo tanto banale. Per chi, poi? Per cosa? Fosse stato almeno legato ad una protesta o ad una contestazione! Avesse almeno patito in modo eroico! Avesse almeno accettato di impugnare la spada come penserà di fare il buon Pietro! Invece, niente di tutto questo.

A cosa servirà l’offerta di quella esistenza? A chi potrà mai interessare? Quale peso nell’economia del mondo e della storia la consegna del Figlio di Dio in un modo che sembra lasciare libero corso agli eventi? Potrà forse cambiare le sorti della vicenda umana la morte di un solo uomo in uno sperduto paese della Galilea? Ad una lettura superficiale si tratta di un gesto illogico, assurdo, inutile e per nulla significativo, visto che, peraltro, è il gesto di una singola persona. Eppure…

È su questo che Gesù intende fissare l’attenzione dei discepoli mentre li invita a raccorglisi intorno. No. A tema c’è tutt’altro che l’essere generosi con una istituzione religiosa o meno. A tema c’è l’interpretazione di quanto sta per accadere.

Tanti, ripete Gesù, stanno nella vita concedendo gli avanzi, ciò che eccede (parte del loro superfluo: donano il “quod est super” – l’avanzo, appunto, – non il “quod est supra” – ciò che è sopra) e che perciò non intacca mai le casse fin troppo serrate del proprio patrimonio economico, culturale, religioso.

Tanti sono convinti che un nuovo corso può essere avviato solo quando si ricevono riconoscimenti e consensi e quando ne vale davvero la pena.

Niente di più errato, ripete Gesù: la possibilità di un riscatto per l’umanità avviene soltanto quando qualcuno dice di sì con tutto se stesso, quando nulla è trattenuto per tutelarsi, quando si è capaci di dire di sì a ciò che non è amabile di per sé. Cos’erano quei due spiccioli per l’economia del tempio? Cos’erano quei due spiccioli per un luogo che aveva perso la sua identità e dove vi trafficavano addirittura coloro che saccheggiavano le case delle vedove? Non era più opportuno trattenere per sé quel poco che per lei era tutto ciò che aveva per vivere?

Sono le domande che probabilmente affiorano nel cuore dello stesso Figlio di Dio, messo a morte da coloro per i quali egli non esita a consegnare tutto di sé, sebbene in un contesto di smarrimento e di tradimento. Sono le domande che affiorano nel cuore dei figli di Dio, tentati come sono di misurare tutto secondo la logica degli esiti, dei risultati conseguiti. A che serve un mio contributo se non è in grado di aumentare un profitto? Appunto: serve proprio a spezzare quella logica mortifera di chi crede di poter stare nella vita a risparmio, sotto garanzia. Di solito pensiamo: che senso ha che io mi dia da fare se non ho il potere di incidere sul risultato finale dell’operazione? Mentre dimentichiamo che il vero obiettivo è proprio lavorare alla radice di un simile atteggiamento.

La vedova richiama il caso serio della vita, quando siamo interpellati circa il nostro metterci in gioco o il risparmiarci. Ci chiediamo spesso se valga la pena spendersi per qualcosa che sembra addirittura sopraffarci; ci chiediamo fino a che punto sentirci responsabili quando tutto sembra irrimediabilmente incamminato verso una sorta di deflagrazione: Non sarebbe più saggio non compromettersi oltremodo? Che il sistema precipiti pure, ma almeno abbiamo risparmiato una vita!

La vedova non pensa a cosa potranno mai servire quei due spiccioli; sente, piuttosto, che a far la differenza è la sua disponibilità a sentire come parte di sé quella realtà per la quale devolve il suo proprium. La differenza non la fa il risultato raggiunto ma il mio personale coinvolgimento: già questo è un risultato!

Il Cristo offrirà la sua esistenza a uomini e donne che sanno ripagarlo con l’unica moneta di cui sono capaci: il rifiuto e la condanna a morte. Logica avrebbe voluto che evitasse di entrare in una simile prospettiva. Invece no. Perché? Perché l’obiettivo non è anzitutto creare un mondo nuovo, ma un uomo nuovo. Crediamo sempre di poter incidere sull’istituzione bypassando il primo anello della catena che sono io. Senza questo passaggio, il resto sarà solo un’illusione o, nel caso migliore, un aborto.

Quando questo accade, invece, si aprono scenari inediti di rinascita: non abbiamo respirato qualcosa di diverso quando il Signore ci ha fatto la grazia di stare accanto anche ad una sola persona che ha accettato a sue spese di dire di sì allo stile del Signore? Certo che sì. E ne sentiamo la mancanza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.