A caro prezzo – Esequie Nicolina Garofalo

Nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di Tutti i Santi, prendiamo congedo dalla cara esistenza di Nicolina. Una esistenza che ha conosciuto l’amaro calice della sofferenza che l’ha vista dipendere sempre più, in questi ultimi anni, da una bombola di ossigeno da portare sempre con se. Non ha mai fatto pesare la sua condizione a chi le stava accanto, sopportando quasi eroicamente una malattia che le toglieva via via il respiro. Appartiene senz’altro anche lei al gruppo di coloro che, come ci ha annunciato il testo dell’Apocalisse, hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello. Sfugge a tutti noi il perché ad alcuni venga chiesto di bere questo calice amaro: ciò che conta, però, è il modo in cui si vive una simile esperienza.

La salutiamo nel giorno in cui la Chiesa ci annuncia che è possibile per gli uomini vivere fino in fondo il vangelo. Che cosa celebriamo quest’oggi, infatti? Il riscatto dell’anonimato e del quotidiano, del troppo ordinario e di ogni espressione di marginalità.

Dio restituisce il proprio peso nell’economia della storia a uomini e donne che pur senza conoscere le luci della ribalta hanno tessuto l’ordito per possibilità inedite di un vivere umano. E sono tanti, così dice Dio: Una moltitudine immensa che viene da ogni dove.

Che bello sentirsi ripetere che la storia non può essere letta solo da un versante! Discepoli del regno da ogni dove… Se solo appartenessimo un po’ di più alla razza degli esploratori, di coloro, cioè, che sono in grado di portare alla luce il bene!

Che bello sapere che il bene non conosce confini ristretti o condizioni previe per essere perseguito! Non viene solo dalla nostra parte ma da ogni dove. Il mondo, la storia, la vita, il bene, il male non è circoscrivibile a quella che in definitiva è una mia lettura rassegnata. C’è sempre qualcosa che sfugge alla mia presa.

Dio riscatta ciò che non appare e ciò che si vorrebbe non far venire alla luce perché irrilevante secondo una economia dell’efficienza e del profitto: ecco lo stravolgimento che ci viene svelato appunto dalla pagina di Apocalisse. Dio riscatta tutte quelle esistenze che sono luminose della luminosità delle beatitudini: c’è una luminosità nascosta ma non per questo meno vera nel gesto di chi vive con mitezza, di chi persegue la giustizia anche a costo della sua pelle, di chi si fa promotore di pace anche se questa tarda a venire, di chi usa la misura larga della misericordia.

La festa odierna testimonia come l’appartenenza al Regno di Dio, non è data anzitutto da un’anagrafe religioso-culturale ma da una esistenza secondo lo stile delle beatitudini. E mi sorprendo così a immaginare quanti pensano di essere esclusi da quest’appartenenza e invece lo sono a pieno titolo e quanti, invece, ne hanno fatto un motivo di vanto, un titolo di onore e sono esclusi.

Giorno-riscatto, dunque, ma anche occasione per assumere un altro punto prospettico, più profondo. “Nulla va perduto della nostra vita: nessun frammento di bontà e bellezza, nessun sacrificio per quanto nascosto ed ignorato, nessuna lacrima e nessuna amicizia”. E oggi lo contempliamo compiuto nella sua pienezza e nella sua definitività.

Oggi ci è dato di contemplare, infatti, tutti quegli uomini e donne che, senza clamore, hanno tessuto una possibilità di speranza per altri uomini e donne loro compagni di avventura nel tempo e nella storia. Uomini e donne non migliori o eroi: solo persone che hanno lasciato piena libertà all’accadere di Dio nella loro esistenza. Uomini e donne che hanno prolungato nel tempo gesti e parole di Gesù mai riducibili al mero spazio e al linguaggio di un tempio.

A guardare le loro vicende sono gli uni estremamente diversi dagli altri. Altro è Giovanni Paolo II, altro è Padre Pio. Ma tutti hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello (Ap 7,14). Pur nella diversità del loro esprimersi, la vicenda di tutti potrebbe essere riletta secondo quella riuscita espressione di Bonhoeffer: fede a caro prezzo (Bonhoeffer parlava di grazia a caro prezzo). La fede, la preghiera, la loro relazione con Dio mai concepiti come un rifugio nell’intimità di Cristo intesa come protezione dalla vita. Mai eterea o astratta la loro relazione con Dio perché mai evanescente il loro rapporto con la storia, con l’altro, con la vita. Presenti al loro presente: il dono più grande che possa essere partecipato ad un uomo. Presenti al loro presente anche quando questo presentava il volto della contraddizione e della disfatta.

Questi santi comuni, feriali sono lì ad attestare che la vita del discepolo è interamente deprivatizzata. Un’esistenza alla quale sta a cuore la salvezza del mondo, della storia, dell’umanità e, in questa e mai senza questa, la propria salvezza personale. Esistenze per gli altri e non per se stessi. “L’esser lì dove stanno gli altri è per noi il luogo di Cristo e della salvezza… Gli altri sono quelli… con e per i quali ha senso, in Cristo, la nostra vita” (Pattaro).

Persone, dunque, a contatto con la loro storia, protagonisti della loro storia ma senza cercare privilegi, senza pretendere luoghi “privati”, senza difendere visibilità e spazi di potere. Hanno annunciato che è possibile l’impossibile: un mondo che assomigli al regno così come il Padre lo ha pensato. Un tassello prezioso, sebbene nascosto, alla edificazione di un altro modo di stare nella vita, lo ha apportato senz’altro la lunga sofferenza di Nicolina.

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