Che cosa mi manca? – Esequie Elena Iuorno

Come un fulmine improvviso così la morte ha strappato all’affetto dei suoi familiari la cara esistenza di Elena ieri nel tardo pomeriggio. Sposa, madre di famiglia, nonna, vedova, donna discreta, lavoratrice. Dopo la morte del marito, non era più lei: presente fisicamente, ma non riconosceva più i suoi cari. Mi colpiva poco fa all’obitorio, il suo volto: sebbene provato dall’età e dalla malattia, trasmetteva serenità, quasi accennasse ad un sorriso.

La salutiamo in questa domenica di ottobre in cui la chiesa celebra la memoria di papa Giovanni, il papa buono, il quale si spense serenamente invocando il nome di Gesù e pregando perché si realizzasse il desiderio più grande appartenuto a Gesù: “Che tutti siano una cosa sola”.

Mentre stava per morire, il Papa guardava al Crocifisso: “Egli mi guarda ed io gli parlo… Quelle braccia dicono che lui è morto per tutti, per tutti: nessuno è respinto dal suo amore, dal suo perdono”. È con la certezza che nel cuore di Cristo c’è posto per ognuno di noi, per la nostra vita e per la nostra morte, per le nostre gioie e per le nostre lacrime, che noi prendiamo congedo da Elena.

A noi – come già all’uomo del vangelo di cui ci parla la liturgia domenicale – non basta fermarci alla mera osservanza dei comandamenti. Abbiamo bisogno di altro, abbiamo bisogno di osare in nome della fede. Facciamo tante cose, viviamo tante esperienze, ma tutte ci lasciano un senso profondo di insoddisfazione. Che cosa mi manca, chiede l’uomo del vangelo? E a me cosa manca?

Una cosa, ripete Gesù: tanto la vita in genere quanto la vita cristiana in particolare, non è questione di cose da fare, di traguardi da conquistare, di mete da raggiungere. La vita cristiana è anzitutto lasciarsi fissare negli occhi dallo sguardo carico di amore del Signore Gesù. La vita cristiana è una questione di sguardi. Prima di dedicare tempo ed energie ad attività specifiche è necessario accogliere il credito di uno sguardo profondo mai giudicante sempre promuovente, credito accordato da Gesù in anticipo, sguardo che non verrà meno neanche quando il giovane deciderà di andarsene via. È un cuore, un’esistenza che si apre al credito accordato da Dio, il terreno fecondo per assumere un impegno nella vita e nella comunità cristiana.

Gesù fissatolo lo amò. È la luce e il calore che promanano da quello sguardo, che possono permettere di vivere affidati anche in un momento di prova come questo.

Gesù scorge in noi una prima disponibilità e perciò vorrebbe introdurci in una diversa prospettiva: passare da ciò che dobbiamo fare per Dio a riconoscere ciò che Dio sta già facendo per noi. Questo è ciò che mancava a quel tale.

Una cosa sola ti manca: prolungare nella vita di tutti lo sguardo d’amore ricevuto, fare proprio lo lo sguardo di un Dio.

Dall’appartenenza alla responsabilità: ecco ciò che è chiesto oggi a ciascuno di noi. Spazio al gratuito, altrimenti si finisce per trascorrere la vita in modo onesto ma triste, osservante e cupo.

Le persone prima delle cose, fossero anche cose religiose. Ciò che tu hai e ciò che tu sei ha un senso: diventare sacramento di incontro e di condivisione con l’altro, moltiplicando la vita. Imparare a fare comunione, spezzando e condividendo il pane della nostra esistenza. Finché si resta in quella strada senza uscita che è la cura dell’io e del mio, non si potrà sperimentare altro se non il tarlo dell’insoddisfazione. L’insoddisfazione che a tratti ci attraversa non nasce tanto dagli errori commessi quanto piuttosto dal non aver avuto il coraggio di osare.

L’uomo del vangelo che pure non era soddisfatto dell’osservanza dell’antica legge, misurato con le esigenze dell’oltre la legge proposto da Gesù, si spaventa e retrocede. Ripercorre a ritroso tristemente il cammino che prima aveva compiuto in modo entusiasta: avrebbe preferito che il Signore gli proponesse cose da fare e invece gli aveva proposto persone con cui condividere. Continuare a mercanteggiare o diventare capaci di condivisione?

Vieni e seguimi. Lasciati guardare da Dio con sguardo di predilezione per essere il prolungamento di quello sguardo verso ogni uomo. Questo sarà garanzia che stiamo seguendo Lui, il Signore Gesù.

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