È l’amore che conta… – Esequie Raffaella Losasso

Una morte improvvisa, quella di Raffaella. Di quelle che non ti danno neppure il tempo di chiedere aiuto. Sebbene rianimata a lungo dagli operatori del 118, la lunga esistenza di Raffaella si è arrestata lungo la strada di casa verosimilmente mentre stava facendo ritorno. Un’esistenza provata, come sappiamo: alla normale fatica del vivere ha dovuto aggiungere anche quella dovuta al dolore per la perdita di due figli ancor giovani.

Di fronte a una morte simile, qualcuno commenta: “Che bella morte!”. Certo, se consideriamo il fatto che non ha avuto una lunga agonia, possiamo anche ritenerla una bella morte. Ma la nostra fede ci insegna altro, ci insegna a pregare perché possiamo essere liberati dalla morte improvvisa e non tanto perché ci sia da godere a motivo di una lunga e interminabile sofferenza, quanto perché abbiamo tutti bisogno di rimetterci alla misericordia di Dio, abbiamo tutti bisogno di affidare a una stretta di mano o a una carezza il perdono che, forse, non siamo riusciti a dare in vita. All’incontro con il Signore, infatti, ci presentiamo tutti come debitori insoluti bisognosi della misura larga del perdono di Dio.

Non è un caso che il Signore ci ricordi con insistenza di essere pronti all’incontro con lui e di vegliare perché quel momento non ci colga impreparati.

La possibilità di salvarsi è alla nostra porta e bussa quotidianamente interpellandoci. Da che cosa dovremmo essere salvati? Proprio dalla mancanza di uno sguardo profondo, anzitutto. Ad avere la meglio non è chissà quale malvagità ma l’indifferenza, il vivere come se non… Si rischia si non essere più in grado di dare un senso a quello che si è e a quello che si fa; si rischia di non ricercare più la verità di ciò che si sta vivendo. Appartiene un po’ a tutti l’illusione di credere che per una vita degna di essere vissuta basti il lavoro e gli affetti familiari.

Che cos’è che ci fa trovare idonei a questo appuntamento? È racchiuso in una parola: amerai… Un amore che non si fonda soltanto sulla sabbia di una emozione, ma si fonda sulla pietra della volontà, della ferma decisione di non venir meno al legame. La stessa che ci era stata chiesta da Dio mentre ci chiamava all’esistenza: amerai…

Solo l’amore rende “bella” la morte, non già le circostanze in cui essa avviene. Quando la vita è stata coniugata come un continuo dispiegarsi dell’amore, anche il momento estremo diventa un ultimo gesto di amore.

Ci chiediamo spesso quale posto occupi Dio nella nostra esistenza e, talvolta, ci inerpichiamo lungo i sentieri impossibili di una vita che risulti religiosa solo perché dedica tanto tempo a Dio. Stando a quello che ci ricorda il vangelo, è la concretezza delle nostre relazioni il criterio di autenticità del nostro rapporto con Dio. Patiamo spesso la vita come una inutile costrizione in cui viene meno la possibilità di sperare qualcosa di diverso: proprio la vicenda narrata dalla prima lettura di questo venerdì, ci attesta, invece, che anche le costrizioni della vita possono essere lette come occasioni per un amore più grande. Qualcosa di diverso accade nella vita quando, smesso quell’inutile e infantile meccanismo di autodifesa che ci porta continuamente ad arroccarci sulle nostre posizioni, si sceglie di ritessere la fragile tela delle nostre relazioni con gesti concreti.

Cosa significa amare, allora?

  • Vuol dire gioire per il bene dell’altro (il contrario di ciò è l’invidia);
  • apprezzare ciò che qualcuno sta portando avanti (il contrario è la critica);
  • prendersi cura dell’altro come parte di me (il contrario è il menefreghismo);
  • arrivare ad accogliere il male ricevuto come occasione per un amore più vero e totale (il contrario è l’odio e la maledizione)

Maledire, odiare, avere risentimento, sono i motivi della nostra insoddisfazione e del nostro nervosismo, del nostro animo sempre inquieto, della nostra infelicità: è tutta la vita, infatti, a subire il condizionamento del nostro orgoglio ferito.

Può anche accadere di giungere a fare del bene (beneficenza) disgiunto dal voler bene (benevolenza). Ed è proprio ciò che il Signore vorrebbe farci superare quando ci fa comprendere che l’amore verso il prossimo nasce da un amore vero verso di Lui. 

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