Per fede – Omelia conclusiva Esercizi Suore Canossiane, Camigliatello Silano (CS)

In questi giorni di grazia abbiamo ripercorso la vicenda di tanti amici di Dio i quali, come attestano Eb 11 e 12, pur non avendo niente in mano, hanno guardato avanti ugualmente e hanno camminato mossi da una certezza assoluta: la fede.

Eb 10, così si rivolge alla comunità: “Non abbandonate dunque la vostra franchezza…Avete solo bisogno di costanza…”. Coraggio, andate avanti, non vi perdete d’animo. Come faremo? Sarà possibile vivere quanto abbiamo ricevuto?

La conclusione del cap. 11, tuttavia, ci consegna un’amara sorpresa: “Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi” (vv. 39-40).

Sembra quasi che ci venga detto che tutte le figure bibliche della fede che ci hanno accompagnato in questo percorso, con tutto quello che pure ci hanno insegnato, non bastano: c’è qualcosa di più. Come mai, dopo aver intessuto lodi straordinarie delle grandi figure della fede d’Israele, viene detto che non conseguirono la promessa?

Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi (v. 40). Chi siamo noi rispetto a questi grandi testimoni? Siamo coloro che portano a compimento quanto essi hanno desiderato. C’è una comunione misteriosa tra loro e noi: noi siamo illuminati dalla loro vita e loro sono irradiati dal nostro splendore. “Abramo esultò vedendo questo giorno”, afferma Gesù (Gv 8,56), esultò per noi. Sono figure che per essere comprese hanno bisogno di noi.; siamo noi che diamo pienezza, grazie a Gesù, a questi antichi padri.

Se tutto quanto è stato finora descritto non basta, in cosa consiste la pienezza della fede?

1 Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra   del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato” (Eb 12,1-4).

  • Anche noi: la pienezza si raggiunge con noi e noi vuol dire noi quest’oggi.

“Circondati da un così gran nugolo (nube) di testimoni”: non siamo soli nella nostra ricerca. Noi stessi ci incoraggiamo gli uni gli altri. Noi siamo sostenuti, aiutati dal fatto di sapere che altri fratelli e sorelle fanno lo stesso cammino, subiscono la stessa prova. Possiamo guardare alle figure che ci hanno preceduto chiedendo loro: come avete affrontato le situazioni difficili?

Che cosa siamo chiamati a fare? La lettera agli Ebrei ci presenta tre azioni:

“Deposto il peccato che ci assedia”. Ci viene anzitutto ricordata l’importanza di deporre il peccato. Di che cosa si tratta? Della purificazione da ogni forma di peccato grave, cioè di ogni opzione fondamentale che mette da parte Dio e il suo progetto, ogni abitudine e fragilità che hanno un serio risvolto etico nella nostra concreta esperienza di vita e reca grave danno a qualcuno.

“Deposto tutto ciò che è di peso”, cioè ogni fardello inutile. È la purificazione da disordini o sbandamenti non moralmente rilevanti ma significativi per la vita spirituale, perché riguardano il dominio di sé, il controllo degli umori e delle emozioni, il dominio su tutta una serie di gesti e di operazioni che compiamo nella nostra vita. Questo secondo momento corrisponde a un dominio operativo della mia vita quotidiana, che va dal controllo del sonno (sapere quando desidero alzarmi), al controllo del riposo (quando devo andare a dormire, non indugiare senza fine), controllo di ciò che guardo, di ciò che dico, controllo della golosità, del pettegolezzo, della voglia di criticare sempre.

Purificati sia dalle opzioni fondamentali perverse, sia da tutto ciò che appesantisce il cammino, siamo pronti ad accogliere il punto centrale:

“Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù”.

È Gesù che scelgo e ogni scelta concreta della mia vita è, in realtà, per il cristiano un modo in cui si traduce quell’unica opzione fondamentale. Se questa è tenuta viva, sono sicuro che anche se lentamente, le altre scelte, prima o poi, forse con qualche esitazione, si orienteranno a quell’unica scelta.

Cosa significa, però, tenere lo sguardo fisso su Gesù?

Per la Lettera agli Ebrei non si tratta di un fatto emotivo, affettivo (della serie: è bello guardarlo, è bello stare con Gesù che mi ama e mi sostiene…!), ma è qualcosa di più. Gesù è qui definito come autore e perfezionatore della fede. Ha perseverato pur non possedendo nelle sue mani ciò a cui mirava.

“In cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia”.

Si tratta di un ulteriore livello di purificazione: tenere lo sguardo su Gesù crocifisso, su Gesù che ha scelto la via della contrarietà, una via contrastante con le scelte umane di successo, di potere. Gesù ha scelto l’umiltà, la povertà, le beatitudini evangeliche, per esprimere nella sua vita quello che si vive nel mistero del Dio Trinità.

È il mistero di un amore che si rivela proprio nella umiliazione e nella morte di Gesù, nel suo spogliarsi di tutto per noi, nel suo farsi povero per noi. È in questo modo che Gesù ci ha parlato del Padre. È in questo modo che ci ha narrato quel Dio che nella sua verità più profonda è colui che fa posto all’altro, è colui che vuole che l’altro sia. È il mistero dell’amore, della misericordia, della condiscendenza, della condivisione. È il mistero delle tre persone divine che esistono l’una per l’altra, l’una in rapporto all’altra…

Tutto questo è perennemente racchiuso e manifesto davanti a noi nel mistero della croce. Tenendo lo sguardo fisso su Gesù che si sottopose alla croce, cercando di entrare nei suoi sentimenti, noi siamo disposti a liberare il cuore per qualunque scelta. Questo tenere lo sguardo fisso su di lui è ciò che ci assicura che le scelte importanti della vita, qualunque esse siano, fatte in sintonia con Gesù, sono le scelte giuste perché quello sguardo purifica e libera il nostro cuore.

È attraverso questa continua consonanza con lui che noi siamo certi di scegliere nella grazia dello Spirito, illuminati da Dio, con il suo aiuto e il suo sostegno, perché abbiamo purificato il cuore fino in fondo nella contemplazione del crocifisso.

Come capire quando ci si sta davvero avvicinando a Cristo povero e crocifisso e non ci si sta illudendo?

Quando nella giornata mi capita di essere umiliato, trascurato, offeso, trattato ingiustamente anche nelle piccole cose, e mi stizzisco, mi irrito, voglio avere ragione ad ogni costo, comprendo di essere ancora lontano dal Cristo umile.

E poiché l’autore della Lettera sa che tutto questo può apparire difficile ai suoi ascoltatori, aggiunge: “Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato”.

È lunga la strada per arrivare a questo atteggiamento, ma non è impossibile se continuiamo a tenere viva dentro di noi la contemplazione del Cristo povero e crocifisso.

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