Il poco di cui Dio si serve – XI Domenica del T.O.

senapeUn pressante invito alla fiducia e alla speranza: ecco il messaggio di questa domenica. Un invito fondato sulla certezza che non solo Dio è presente, ma guida, accompagna e sostiene il cammino di ciascuno di noi.

Tuttavia, un simile invito, trova non poche resistenze: le situazioni in cui ci troviamo ad operare, sono spesso così drammatiche da farci indulgere a un pessimismo che tronca le gambe ad ogni possibile desiderio di impegno.

Gli avvenimenti, ripete oggi il Signore – soprattutto quelli più faticosi e contraddittori –, non sono il segno dell’abbandono da parte di Dio o del fatto che egli sia impotente dinanzi ad alcuni eventi, quanto piuttosto come un diverso modo di condurre la storia da parte di Dio.

Di fronte all’opera di Gesù c’è una diversa reazione: entusiasmo e stupore da parte di alcuni e tanto contrasto da parte delle autorità religiose. Che seguito potrà mai avere uno che rifiuta una logica di potenza?

Le opposizioni, gli ostacoli che si incontrano – attesta Gesù – non sono una eccezione, ma il normale procedere degli eventi e di certo non possono bloccare il cammino del Regno di Dio.

Dio sceglie l’umiltà e si rivela agli umili non perché non abbia di meglio a disposizione. La debolezza di Dio è come un orientamento di fondo: Dio ha adottato volutamente uno stile di umiltà e semplicità, ha rifiutato ogni trionfalismo e ogni mania di grandezza, perché nessuno si sentisse obbligato ad accoglierlo per la via dell’imposizione ma per quella della libertà.

Il Regno non progredisce con ciò che conta ai nostri occhi, che ha valore secondo le nostre stime, ma con la testimonianza di inermi, di ciò di cui noi non sapremmo che cosa fare. Forse ci verrebbe fatto quasi di rivolgere a Gesù la domanda di Andrea prima della moltiplicazione dei pani e dei pesci: “Ma che cosa è questo per tanta gente?”. Che cosa può aggiungere alla causa del Regno la nostra inadeguatezza, la nostra povertà, la nostra pochezza? Eppure, penso proprio che ci sentiremmo rispondere come già ad Andrea: “Portatemeli qua!”.

Siamo ben lontani da un simile modo di pensare e di agire: siamo uomini dell’efficienza, per cui occorre un minimo di buon senso, senza sbilanciarsi troppo. Il Signore, invece, bada all’efficacia e per l’efficacia, guarda caso, occorrono realtà molto semplici, insignificanti realtà che tu scarteresti, preziose, però, per la causa del Regno. È Dio che sceglie così! Mi viene in mente la Parola del Vangelo prima della passione: “Il Signore ne ha bisogno!” (di un asino !).

Non che il Signore abbia dovuto accontentarsi di un asino, visto che non c’era altra scelta o perché non avesse di meglio a disposizione. Ha voluto proprio l’asino, una cavalcatura modesta, e ha rifiutato il cavallo, di cui non potevano fare a meno i principi. Realizzando la profezia di Zaccaria, si è trovato a proprio agio su quell’asino. Siamo noi che, forse, non abbiamo ancora capito che quella scelta è per tutti quanti noi un’indicazione precisa. Siamo noi, di solito, a stabilire ciò che è idoneo a rendere onore al Signore senza tener conto delle sue preferenze. L’asino che il Signore usa, ci indica che l’annuncio del Vangelo progredisce non con il troppo, ma con il poco. Gesù non ama imporsi ma attrarre, perciò avanza silenziosamente, discretamente: il ritmo lento dell’asino come l’insignificanza e la non appariscenza di un seme, gli vanno bene.

È come se Gesù volesse infondere coraggio di fronte all’insuccesso cui sta andando incontro: non temete, perché la piccolezza, la modestia degli inizi non pregiudica la riuscita dell’opera di Dio, anzi ne è il contrassegno e il presupposto più necessario.

Il Regno, perciò, comincia senza che alcuno se ne accorga: Dio viene sulla terra come un seme, un fermento, un minuscolo germoglio. Trasforma la realtà dal di dentro: per far vivere, occorre sparire, per far fermentare occorre perdersi in mezzo alla massa della farina. L’efficacia, l’influenza, vengono garantiti dalla piccolezza, non dalla potenza dei mezzi dispiegati, o dalla quantità, dal numero. Lo stesso granello di senape che diventa albero è importante non perché si imponga all’attenzione per la sua grandezza ma perché fa vivere gli uccelli del cielo: è certamente visibile, ma non si tratta di una visibilità destinata all’ammirazione quanto all’utilità altrui.

Per realizzare cose grandi, Dio si serve non di chissà che cosa, ma di cose da niente: un po’ di modestia, di non appariscenza, di trasparenza, di fanciullezza. Se è vero che Dio crea dal nulla volete che non possa operare a partire dal poco?!

Con Dio, se ragioniamo a partire dal nostro modo di vedere, rischiamo di sbagliare atteggiamento. Con le nostre analisi, finiremmo per scrivere la storia alla rovescia: che cosa scriveresti, infatti, umanamente, di fronte alla Croce, se non che è un colossale insuccesso, un immane fallimento? Eppure Dio scrive la storia in modo completamente diverso!

Proprio perché il Regno si presenta come qualcosa di trascurabile, è carico di significato.

Proprio perché poco appariscente, è presente e operante.

Proprio perché senza troppa influenza, è determinante.

Proprio perché ha un seguito ridotto al minimo, ha la capacità di smuovere ogni cosa.

Proprio perché superfluo, è necessario.

Trascurando cose che sembrano senza importanza, si corre il rischio di perdere l’occasione unica dell’incontro con il Signore. Trascurando la quotidianità, perdi l’appuntamento con l’opera di Dio.

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