Io accolgo te… – Matrimonio Marco e Maria (Giovinazzo, 29 maggio 2015)

anelliÈ per me un grande dono e motivo di tanta gioia essere qui, quest’oggi, a benedire le vostre nozze. Sembrava tanto lontano questo giorno quando me ne parlaste la prima volta e invece…

Di certo non è un momento improvvisato: lo avete atteso e preparato con cura.

Cosa c’è dietro questa vostra decisione di sposarvi? A ragione qualcuno ha scritto che “nel sogno di ogni uomo e di ogni donna che si amano sta il desiderio dell’eternità: nessuno si sentirebbe davvero amato se venisse fissato un qualche limite all’abbraccio dell’altro. Per qualcosa meno dell’eternità non ne vale la pena!”. Solo un amore per sempre, rende disponibili a tutto.

Io accolgo te…

Se vi chiedessi di raccontare la vostra storia, alla fine verrebbe fuori che, ad un certo, l’uno ha scelto l’altra. E, tuttavia, dietro la vostra vicenda c’è la scoperta di un dono. Tra poco, vi ripeterete l’un l’altra: “io accolgo te…”. Marco è il dono che Dio fa a Maria e Maria è il dono che Dio fa a Marco. Un giorno, sulla spinta dell’emozione e del sentimento, avete scelto di mettervi insieme perché eravate innamorati l’uno dell’altra. In quei momenti, tutto ha funzionato nella misura in cui l’altro riempiva e appagava la mia solitudine.

Poi, conoscendovi, avete maturato la scelta vera e propria che vi ha condotti qui oggi. Quand’è che nella nostra vita si passa dall’innamoramento all’amore? “Quando la felicità, la sicurezza e lo sviluppo di un’altra persona diventano importanti come la propria felicità, la propria sicurezza ed il proprio sviluppo, significa che c’è amore”. Se ciò non accade, non posso mai dire con verità ad un’altra persona: “Ti amo”. È possibile decidere di sposarsi quando si ha la capacità di stare così bene da solo da poter fare a meno dell’altro e, tuttavia, poiché si vuole fare dono di sé ad un’altra persona, si decide di stare insieme.

Si prende a cuore la felicità dell’altro quando lo si sostiene materialmente, affettivamente, psicologicamente, lo si risana in quelle ferite che ognuno di noi porta con sé, quando lo stare insieme è finalizzato a uno sviluppo reciproco. Questo accade quando all’interno della relazione sono moneta corrente: l’accettazione dell’altro come differente da me, l’attenzione al suo bisogno di essere, il rispetto dovuto al fatto che l’altro è soggetto e non un oggetto, la tolleranza per le imperfezioni, la pazienza verso la reciproca fallibilità, lo spirito di sacrificio sul modello della croce, la condivisione-collaborazione, la capacità di essere veri.

Con la grazia di Cristo…

Se è vero che il per sempre attrae, è anche vero che esso spaventa. Quanto state per compiere, non è un impegno che è possibile portare avanti da soli. Solo la grazia di Cristo, la forza che viene dalla sua presenza nella vostra vita fa sì che il vostro non sia un amore di convenienza né a tempo determinato, o limitato ai vostri gusti e alle vostre attese. Non basta decidere di accogliersi. È necessaria questa motivazione: con la grazia di Cristo. È solo la grazia di Cristo.

Nella gioia e nel dolore…

Sembra facile, oggi, stare insieme nella gioia finché l’emozione non viene meno e nella salute, finché non ci sono difficoltà. La sfida più grande è tenere viva la passione, ossia la voglia di stare insieme, anche nel dolore e anche nella malattia.

Amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita…

Ci vuole coraggio nel ripetere alla persona che ami: tutti i giorni della mia vita…! È molto di più del generico “per sempre”. Tutti i giorni della mia vita vuol dire senza se e senza ma. Vuol dire: prometto di amarti e onorarti non se lo fai anche tu, non se ne ho voglia e se ho tempo, non fino a quando potrò, non fino a quando ci sarai (è detto: tutti i giorni della mia vita, non della tua). Questo è possibile solo se la motivazione dell’amore viene dall’alto, viene da Dio.

Il mio augurio è che voi possiate frequentare ogni giorno la scuola della tenerezza che è indice di flessibilità e di apertura del cuore. Essa la si trasmette con le mani (una coccola, una carezza), con lo sguardo (esprimendo ammirazione e benevolenza), con la parola (incoraggiando, sostenendo, complimentandosi), con l’ascolto (prestando attenzione e interesse), con la cura e l’attenzione (ricordando le ricorrenze, imparando i gusti dell’altro, non cessando di sorprenderlo).

Un fiume, durante la sua tranquilla corsa verso il mare, giunse a un deserto e si fermò. Davanti ora aveva solo rocce disseminate di anfratti e caverne nascoste, dune di sabbia che si perdevano nell’orizzonte. Il fiume fu attanagliato dalla paura. “È la mia fine. Non riuscirò ad attraversare questo deserto. La sabbia assorbirà la mia acqua e io sparirò. Non arriverò mai al mare. Ho fallito tutto”, si disperò. Lentamente, le sue acque cominciarono a diventare torbide. Il fiume stava diventando una palude e stava morendo. Ma il vento aveva ascoltato i suoi lamenti e decise di salvargli la vita. “Lasciati scaldare dal sole, salirai in cielo sotto forma di vapor acqueo. Al resto penserò io”, gli suggerì.

Il fiume ebbe ancor più paura. “Io sono fatto per scorrere fra due rive di terra, liquido, pacifico e maestoso. Non sono fatto per volare per aria”. Il vento rispose: “Non aver paura. Quando salirai nel cielo sotto forma di vapor acqueo, diventerai una nuvola. Io ti trasporterò oltre il deserto e tu potrai cadere di nuovo sulla terra sotto forma di pioggia, e ritornerai fiume e arriverai al mare”. Ma il fiume aveva troppa paura e fu divorato dal deserto.

C’è un modo solo per superare gli improvvisi deserti dei sentimenti e le aridità feroci che sbarrano talvolta il tranquillo fluire dell’esistenza. È la vita spirituale. È lasciarsi trasformare dal Sole che è Dio e trasportare dal Vento dello Spirito. Ma è un rischio che pochi accettano di correre.

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