La nostalgia del cielo – Ascensione del Signore – B.V. dei MIracoli

11102701_555296407942005_8964675384659051203_n“Stella del mare, ti voglio amare: perché pensando a te ritorna al mio pensier la nostalgia del cielo”. Così abbiamo cantato durante la novena, invocando l’intercessione di Maria e una felice coincidenza ha voluto che celebrassimo in questo giorno l’Ascensione del Signore, la festa dell’umanità che sale accanto a Dio, e la festa della nostra Patrona, la Madonna dei Miracoli.

Pensando a te ritorna al mio pensier la nostalgia del cielo…

Che cos’è la nostalgia del cielo? È forse il tentativo di prendere le distanze dai crucci della terra o non è piuttosto la capacità di vivere le cose di ogni giorno abitati dallo stesso sguardo di Dio? È una sorta di fuga o non piuttosto il provare a restituire bellezza e dignità a ciò che sembra indossare solo bruttura e squallore? Non è forse la capacità di coniugare senza confonderli Dio e l’uomo, il cielo e la terra? Non è far diventare ogni realtà, ogni momento, ogni incontro trasparenza di Dio?

La nostalgia del cielo è ciò che ci permette di trascorrere i giorni non facendo navigazione a vista, bensì secondo la grazia di una traiettoria ben precisa: quella indicata a noi dal Figlio di Dio.

La nostalgia del cielo è ciò che ci fa stare nella vita non come se fosse una inutile corsa tra rivali ma come un sentiero da percorrere tra compagni di cordata.

Nostalgia del cielo equivale a fare proprio il mandato consegnato da Gesù ai discepoli:

far indietreggiare il male mediante un cuore che ogni giorno si lascia purificare dalla parola del Vangelo e stanare ogni forma di alienazione umana;

esprimersi mediante il linguaggio della comprensione e del dialogo bandendo il vecchio idioma che si declina come aggressività, spirito di vendetta, odio;

essere limpidi e sinceri così da far sgonfiare il veleno della cattiveria e il morso della menzogna;

restituire speranza mediante la misericordia a chi è piagato nel corpo e nello spirito.

Quando questo accade, il cielo è sceso in terra…

Proprio la Vergine Maria ci insegna che la disponibilità a farsi carico della terra è direttamente proporzionale alla capacità di avere occhi e cuore fissi verso il cielo, per non smarrire la consapevolezza della meta e il senso di quello che facciamo.

Maria ci ricorda che non siamo dei viandanti ma dei pellegrini in cammino: siamo fatti per Dio! Che senso avrebbe essere nati se non sapessimo perché siamo al mondo?

Maria ci ricorda, ancora, che lo stile del cristiano è vivere costantemente con il desiderio dell’incontro che restituisce senso e pienezza a tutto ciò che facciamo.

Proprio lei ci insegna che la nostra esistenza sulla terra è come una sorta di vigilia la cui durata varia per ciascuno: il tempo vero lo stiamo solo attendendo e preparando. Quello che viviamo sulla terra, è figura, è immagine, è primizia di ciò che ci attende nel compimento finale.

Per tanti la vita nel cielo non è altro che un’appendice, una sorta di supplemento, il post-scriptum di quel libro che è la vita terrena, considerata il vero testo. In realtà è il contrario: la vita sulla terra è solo la prefazione di quel libro il cui testo è la vita del cielo che ci attende.

C’è in tutti noi una segreta nostalgia di eternità. Che cos’è quel senso di insoddisfazione che proviamo ogni volta che pure abbiamo appagato un nostro bisogno (abbiamo parlato altre volte di quella ottimizzazione dei bisogno che finisce per spegnere il desiderio, tanto che la noia diventa nostra compagna abituale)? Che cos’è quell’anelito a cercare altro, altrove che continuamente attraversa il nostro cuore (quanta coazione a ripetere nelle nostre scelte, convinti che la soluzione stia sempre altrove, in un’altra esperienza)? Che cos’è quell’angoscia che provi quando, pur avendo investito molte energie, ti ritrovi con un risultato impari rispetto a ciò che hai profuso? Che cos’è quel senso di tristezza e di smarrimento che sembrano compagni di tante nostre giornate? Che cos’è quel lamento che ci fa ripetere: “Non se ne può più”, se non il bisogno di vedere un riscatto?

All’amico che riteneva presuntuoso aspettarsi una vita eterna perché bisognava accontentarsi soltanto di questa, il filosofo (laico) Miguel de Unamuno rispondeva: “Non dico che meritiamo un aldilà, né che la logica ce lo dimostri, dico che ne abbiamo bisogno, lo meritiamo o no. Dico che ciò che passa non mi soddisfa, che ho sete di eternità, e che senza questa tutto mi è indifferente. Senza di essa non c’è più gioia di vivere… È troppo facile affermare: ‘Bisogna vivere, bisogna accontentarsi di questa vita’. E quelli che non si accontentano?”.

Non è chi desidera l’eternità, aggiungeva lo stesso pensatore, che mostra di non amare la vita, ma chi non la desidera, visto che si rassegna così facilmente al pensiero che essa debba finire.

“A che serve vivere bene, – ripeteva sant’Agostino – se non ci è dato di vivere per sempre?”.

Siamo fatti per il cielo, siamo fatti per Dio. Già, perché il cielo non è un luogo geografico, il cielo è Qualcuno!

Gesù che sale al cielo porta con sé tutto ciò di cui ha fatto esperienza sulla terra e, tuttavia, resta ed opera in mezzo a noi disseminando sulla terra i segni della sua presenza. Non siamo soli se è vero che il Signore operava insieme con gli apostoli. Se è vero che è sottratto alla vista, di certo non è sottratto alla vita.

Gesù prende la via del cielo dopo aver dato ai discepoli la direzione di marcia: “la via per andare in su è la via per andare in giù”, ripeterà un giorno Francesco d’Assisi.

Siamo fatti per il cielo, è vero, ma ci si arriva solo percorrendo i sentieri polverosi della terra. Il problema è decidere se vogliamo stare sulla terra da spettatori o da testimoni: lo spettatore assiste senza lasciarsi coinvolgere e prendere parte, il testimone sente come interpellanza rivolta a sé tutto ciò con cui si misura. Se il primo rischia di essere un codardo, il secondo vive il senso dell’appartenenza e del mettersi in gioco fino in fondo. Non è forse quanto la Vergine Maria ha vissuto in modo compiuto, tanto da essere la prima a seguire il Figlio?

È pericolosa miopia continuare a fissare gli occhi su ciò che passa e non ha futuro.

Per usare una immagine, è come se fossimo alberi a rovescio, con le radici in cielo e i frutti nella storia. Chi più di Maria ha piantato le sue radici presso Dio e ha beneficato gli uomini con il suo intervento materno?

Santa Maria, donna dell’ultima ora, disponici al grande viaggio.

Aiutaci ad allentare gli ormeggi senza paura.

Sbriga tu stessa le pratiche del nostro passaporto.

Se ci sarà il tuo visto, avremo più nulla da temere alla frontiera.

Aiutaci a saldare con i segni del pentimento e con la richiesta del perdono le ultime pendenze nei confronti della giustizia di Dio.

Procuraci tu stessa i benefici dell’amnistia,

di cui Egli largheggia con regale Misericordia.

Mettici in regola le carte, insomma, perché, giunti alla porta del Paradiso, essa si spalanchi al nostro bussare.

Ed entreremo finalmente nel Regno.

(don Tonino Bello)

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